Ragazzi bevono troppo, tutta colpa del rap?

sembrerebbe che esista un rapporto molto stretto tra rap e consumo di alcolici tra i giovani. Ecco perchè

Rap ed alcol. Questo binomio non è nuovo nella storia della musica: anche il rock negli anni sessanta e il punk negli anni ottanta erano considerati i responsabili del consumo di alcol e di stupefacenti tra i giovani. Questi generi, infatti, hanno sempre avuto un grandissimo seguito presso il pubblico giovanile, e hanno prodotto veri e propri miti: il carattere trasgressivo dello stile di vita degli artisti e dei loro testi hanno sempre affascinato gli adolescenti. Oggi è la musica rap ad essere accusata di incitare al consumo di alcol, e un nostro sondaggio ci riferisce un elemento importante: quasi il 10% di voi, dopo una bevuta al pub o in discoteca, il giorno dopo non ricorda granché della sera prima. Questo nonostante ci siano norme che impediscono la vendita di alcol ai minorenni e impongono ai maggiorenni alla guida, per i primi tre anni di patente, di essere completamenti astemi pena il ritiro della patente.

UBRIACHI DI... MUSICA! – Per gli adolescenti la musica è più che un passatempo: secondo alcune ricerche condotte dall’Università di Bologna sotto il patrocinato della SIEM, Società Italiana per l’Educazione Musicale, un adolescente medio ascolta circa 21 ore di musica alla settimana, quasi tre ore al giorno. La musica fa parte della giornata di un ragazzo che si riconosce in un dato genere e in alcuni artisti: questo ha dato anche il via ad alcune mode che sicuramente conoscerete (emo, indie, punk, metal, hip hop, per citarne solo alcune) che, oltre alla musica, riguardano atteggiamenti e abitudini. Nel caso del rap, r&b e hip hop americani, secondo recenti studi dell’università di Pittsburgh, c’è di più: i testi fanno esplicito riferimento a note marche di alcolici, ed alcuni dei più famosi artisti hanno messo a disposizione il loro volto per pubblicizzarle, incitando il loro pubblico ad avvicinarsi all'alcol.

L'ALCOOL: UN AMICO CHE TRADISCE - Le televisioni, le mode, la musica, il cinema, in poche parole i modelli di riferimento dei giovani di tutto il mondo, quindi, sembrano mandare un messaggio univoco: l’ abuso di alcol è una pratica comune e se i danni alla salute sono riscontrabili solo nel lungo periodo, in compenso l’alcol regala la liberazione dai freni inibitori, il rifugio da delusioni e frustrazioni o anche solo emozioni forti. In poche parole, è presentato come un modo comodo di affrontare i problemi giovanili senza farlo realmente. Secondo il nostro sondaggio, la maggioranza di voi non fa uso di alcol, ma la percentuale di chi ne abusa è in crescita: due su cinque bevono più di quanto si dovrebbe per poter guidare, e di questi, più di un terzo non si ricorda neanche della sera precedente.

CONTROLLI E DIVIETI: COME COMBATTERE IL PROBLEMA – D’altra parte, le campagne contro l’abuso dell’alcol appaiono ridondanti e vuote quando la società manda messaggi di diverso tipo sulla trasgressione ed il suo legame con il successo. Gli aspetti negativi vengono posti in secondo piano o, ancora peggio, visti come qualcosa che riguarda solo alcune persone che vivono in condizione di disagio nelle quali i giovani non si riconoscono. Gli incidenti del sabato sera però continuano a verificarsi, così come i sequestri di veicoli e il ritiro della patente da parte delle forze dell’ordine. Per fronteggiare il problema, si sono imposte condizioni più dure: oggi in Italia è in vigore il divieto di vendere alcolici ai minorenni, e i neopatentati, fino a tre anni dopo il conseguimento della patente, non possono superare i 0g/l di alcol nel sangue per poter guidare. Le forze dell’ordine, soprattutto nel week end, effettuano continui controlli nei pressi delle discoteche e dei luoghi di ritrovo. Il problema viene, insomma, riconosciuto, ed è una preoccupazione comune fare qualcosa per combatterlo.

E tu quanto bevi il sabato sera?

Carla Ardizzone

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