Inter Campione d'Italia!

Marco Sbardella
Di Marco Sbardella


La festa nerazzurra ha uno slogan e un destinatario. Il refrain e' ''Noi vinciamo senza rubare'',
che tutta la squadra canta nella pancia dello stadio di Siena dopo la conquista matematica dello scudetto; la dedica e' per Giacinto Facchetti, il presidente che un male incurabile si e' portato via proprio nell' anno dell' attesa vittoria tricolore.

Nello slogan e nella dedica c'e' tutta l'Inter, quella attaccata alla tradizione e quella non sfiorata dagli scandali.
E' festa. Attesa, desiderata, sognata e a lungo accarezzata. Esplode la gioia e non possono mancare i soliti cori: da ''I campioni d' Italia siamo noi'' a ''Chi non salta rossonero e'''. La storia di questi festeggiamenti e' fatta da tanti fotogrammi. C'e' quello in cui Ibrahimovic travolge e atterra Mancini, c'e' quello che ferma il capitano Zanetti portato in trionfo dai tifosi, ci sono le maglie nerazzurre, che tutti

vestono (anche Moratti), con la scritta 'Campioni' e sotto stampato un enorme 15, il numero dello scudetto tanto atteso e mai in discussione in questa stagione. E poi ci sono i soliti tappi di spumante che saltano, un grande tricolore portato in campo dai sostenitori nerazzurri.

C'e', soprattutto, Massimo Moratti in campo in mezzo alla sua squadra che riceve gli abbracci e i baci dei tifosi come una
padre generoso che dona il regalo piu' atteso. E se i fotogrammi raccontano una festa, una faccia incarna
meglio di tutte le altre la vittoria: e' quella di Marco Materazzi. ''Questo scudetto e' indiscutibile, come quello della
passata stagione. E' un successo che dedico alla mia famiglia''. Forte di un anno che lo ha visto trionfare al Mondiale e poi in campionato, Materazzi si lascia andare ad una battuta polemica: ''E' troppo facile parlare adesso bene di me. Ora ci sono solo sorrisi e complimenti, ma non dimentico il passato''.

E accanto a Materazzi c'e' l'attaccamento ai colori del capitano Zanetti. Sono le due facce che il presidente Moratti fa
emergere dall'album della vittoria nerazzurra: ''E' difficile scegliere, perche' tutti hanno meritato per capacita' e
volonta'. Mi piace, pero', fare i nomi di Materazzi, oggi straordinario come in tutto il campionato, e Zanettti, il mio
primo acquisto, che in tutti questi anni ha sofferto con me''. E l'argentino ricambia il pensiero, commosso: ''E' un'emozione straordinaria, dopo tutti i sacrifici che ha fatto la famiglia Moratti si meritava questo trionfo. E come lui Facchetti, Prisco e Benito Lorenzi. Eravamo tutti carichi dopo la delusione con la Roma, avevamo aspettato tantissimo e ora era il momento di festeggiare''.

E' alle stelle anche Julio Cesar, oggi decisivo: si gode il trionfo anche se lascia incertezze sul suo futuro in

nerazzurro: ''Da quando sono diventato calciatore sogno momenti del genere, vincere lo scudetto in Italia ha un'importanza straordinaria. E' una gioia ancora maggiore della conquista della Coppa America. Ma non so se restero' all'Inter''. C'e' poi chi e' abituato a festeggiare. Ibrahimovic e' al quinto scudetto in sei anni (due con l'Ajax, due con la Juventus, uno con l'Inter) e si identifica come uomo vincente: ''Dove vado voglio vincere e ovunque sono stato ho sempre vinto. Gia' alla Juventus contava arrivare primi, all'Inter e' la stessa cosa''. A trionfo avvenuto, Ibra ha poi annunciato che si operera' per la pubalgia che da tempo lo condiziona: ''Pazienza se saltero' la finale di Coppa Italia, ma faccio questo intervento''.

Nella multinazionale Inter, compare anche la bandiera della Colombia, sventolata in campo e poi negli spogliatoi da Cordoba. ''E' una bellissima emozione - dice - difficile da spiegare. Sono contento per tutta la gente interista, di questo scudetto mi restera' il ricordo per tutta la vita''. Come dice anche Cruz: ''Non sono cose che succedono tutti i giorni. Sono molto contento, anche per essere stato nell'undici titolare nella partita decisiva''. Una gioia che puo' liberare anche Stankovic: ''Mercoledi' ho sofferto molto per la sconfitta con la Roma. Ora voglio solo gustarmi la grande festa con i nostri tifosi''. Nella festa c'e' un neo: un gruppetto di senesi contesta. Moratti: gli grida buffone. Ma il presidente e' sordo alla piccolo contestazione: negli orecchi ha solo il rumore della festa, quello per la conquista del ''secondo scudetto vinto senza rubare''.

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