Vite social: 3 storie al limite

I social network sono una presenza costante nella vita di milioni di persone e, come tutti i fenomeni globali, sono spesso al centro di critiche e discussioni. Che siano una fonte pressoché inesauribile di nuove opportunità è innegabile e, per averne la conferma, basta pensare, ad esempio, a Benji e Fede, partiti da Facebook e Youtube e arrivati sul palco di Sanremo, a Chiara Grispo, approdata ad Amici grazie alla segnalazione del web, o a tanti altri giovani che hanno trovato la loro strada anche grazie alla rete.
Se, quindi, demonizzare i social sembra fuori luogo, non considerare minimamente le ripercussioni negative che possono avere su chi ne fa un uso sconsiderato lo è altrettanto. Come ogni innovazione, di per sé i social network non sono né buoni né maligni, e tocca a ogni utente gestirli nel modo più intelligente possibile, considerato anche che la loro ascesa non può essere arrestata e che non è possibile tornare ai tempi, spesso vagheggiati dai più anziani, in cui il telefono fisso e la televisione in bianco e nero erano il massimo della tecnologia.

Ma quali sono le conseguenze di un uso irresponsabile dei social network? Sicuramente un pessimo rendimento scolastico(fino a prova contraria, trascorrendo il pomeriggio su Facebook non si impara l’algebra o il latino), però, secondo un recente studio dell’Università La Sapienza di Roma, ci sarebbe dell’altro. Si parlerebbe, infatti, di ansia, stress, depressione e complessi d’inferiorità vincolati, negli adolescenti ma non solo, al numero dei Like e ai risultati del proprio profilo. Incredibile, a dirlo, eppure, in alcuni casi, vero. Ecco tre storie che dimostrano che sì, la dipendenza da social network può essere un problema.

#1 Oltre Instagram
Essena O’Neil, fashion blogger australiana seguitissima su Instagram, nel novembre del 2015 ha deciso, esasperata, di rimuovere dal proprio profilo circa 2000 foto che la ritraevano nei momenti più disparati, dal make up alle feste e alle prove di nuovi abiti, e ha spiegato la sua decisione in un video: “Sono davvero grata che il mio messaggio venga diffuso e che i giovani possano scoprire la verità dietro alla vita perfetta di Instagram. Non c’è niente di perfetto nel passare ogni istante a far sembrare la tua vita perfetta su Internet. Non è reale, non è stimolante. E c’è molto altro che possiamo fare invece di stare a modificarci per dimostrare qualcosa agli altri”.

#2 In passerella
Kristina Pimenova, figlia di un’ex modella russa, ha solo 10 anni, eppure ha già oltre 4 milioni di fan su Facebook e una proficua carriera da modella già avviata. La bambina ha, inoltre, pure un account Instagram, gestito, come quello Facebook, dalla madre. Quest’ultima pubblica ogni giorno decine di foto della figlia impegnata in attività di diverso genere, dalla ginnastica artistica che pratica quotidianamente alle sfilate in passerella, passando per le sedute dal make up artist e dal parrucchiere. Tutto viene fedelmente immortalato e postato online.

#3 Rissa per i Mi Piace
Una ragazzina di 15 anni ha cambiato la propria foto profilo su Facebook e, quando il suo post non ha raggiunto i 100 “Mi Piace”, ha picchiato a sangue le amiche. Quest’ultime, secondo lei, erano colpevoli di averle negato i Like per invidia, dal momento che lei usciva con un ragazzo carino e popolare a scuola.
“È la prima volta che una mia foto profilo non raggiunge i 100 like, è stato terribile, in quelle ore sono stata malissimo…”

Si tratta evidentemente di 3 casi limite, di situazioni estreme in cui la vita virtuale influisce eccessivamente su quella reale, fino quasi a fagocitarla, e sebbene siamo consapevoli che non picchieremo i nostri amici per dei Mi Piace negati – si spera, almeno –, è bene ricordarsi che i social network non sono tutti rose e fiori.

Sara

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