Qual è il miglior modo per scegliere?

Si sa, crescere vuol dire scegliere e per quanto – quando si è adolescenti – scegliere ci sembra la conquista più grande da raggiungere, quando poi ci si trova di fronte ad un bivio che dipende da noi, vorremo voltarci indietro e chiedere che qualcuno scelga al posto nostro.
Perché scegliere implica la responsabilità della conseguenza, e quando qualcosa dipende da noi, la paura di sbagliare è maggiore, perché il rimpianto di una scelta sbagliata rimarrà sempre nel nostro cuore e il pensiero del “come sarebbe potuta andare se” aleggia prepotente nella mente.
Scegliere, di per sé, rappresenta il momento in cui si lasciano i giochi a terra e si comincia a giocare con la vita.

Non ci rendiamo conto della grande responsabilità che da lì in poi avremo, fino a che non sbaglieremo; perché siamo esseri umani, e come tali, non sempre scegliamo bene, non sempre facciamo la cosa giusta, ma spesso sbagliamo.
Lo sbaglio – nei limiti del possibile – è ciò che rende speciale la scelta.
Sembra assurdo, paradossale, ma è quando si sbaglia che “ci si rende conto di…”.

Ci si rende conto di quanto in realtà non volevamo quella cosa, ma quella in fondo all’altra via che credevamo sbagliata solo perché lo credeva il resto del mondo.
Ci si rende conto che a scegliere senza metterci un pizzico di cuore, si fa la scelta sbagliata, ma ci si rende conto anche che a lasciare da parte un pizzico di cervello, si sbaglia comunque.
Ci si rende conto che la scelta dettata dalla situazione intorno, creerà un individuo infelice, farà di noi, dei sorrisi spenti.
Ci si rende conto che spesso la scelta migliore è quella che sembra portarci via dalla felicità, ma che invece poi ci avvicina a lei, perché si rinuncia a qualcosa, per ricevere qualcosa di più grande e vero.
Ci si rende conto che spesso la scelta di non scegliere è di per sé una scelta, e ci vuole tanto coraggio per non scegliere, così come per scegliere.
Ci si rende conto che la scelta non può dipendere da ciò che si aspetta il mondo o dal posto che il mondo vorrebbe riservarci, quello che gli fa comodo, perché così facendo, accantoneremo tutti i talenti in un angolo.

Si sa che il mondo – purtroppo – spesso premia l’omologazione e non il talento, ma abbandonare i propri sogni solo per paura di vagare senza meta, ci porta a un risultato diverso, ma una conseguenza d’animo simile: ci troveremo a vagare senza noi stessi.

Dobbiamo avere il coraggio di provaci, di rischiare di essere felici, perché, a discapito di quanto crede il mondo, c’è ancora una speranza.
E la speranza sono tutti quelli che scelgono di non omologarsi, perché l’omologazione forse può portare all’accettazione da parte della massa, ma la massa è finta, la massa non ama davvero, la massa ci rende soli e la solitudine ci rende uomini tristi e gli uomini tristi non sanno cosa vuol dire Vivere davvero.
L’omologazione può anche portare ad avere un posto nel mondo, ma siamo davvero certi che quello sia il nostro posto? Siamo davvero disposti ad accontentarci di un surrogato di felicità?
Siamo consapevoli che se abbiamo un cuore dai pensieri forti, il cervello non rimarrà sordo, e quindi soffriremo? Soffriremo perché non c’è peggior sbaglio che scegliere per paura di un giudizio?

Nessuno ci dice come scegliere, o meglio, in troppi ce lo dicono, in troppi impongono una scelta per il nostro futuro, tanto che oramai siamo tutti prodotti in serie, impacchettati per bene affinché l’animo non possa rendersi conto di come la scelta sia necessaria per rendere questo mondo vario.

Se c’è una cosa che la Filosofia mi ha insegnato, è che due penne identiche, non saranno mai davvero identiche, il tempo che le ha prodotte, le renderà diverse: non perdiamo la qualità della diversità.
In troppi ci dicono, costringendoci con parole mascherate da consiglio, che scegliere in base a come si aspetta il mondo, ci garantisce la serenità, ci garantisce un posto sulla metro o di lavoro.
Ma siamo davvero certi che sia così l’essere felici?

Credo che il miglior modo per scegliere sia come, sensibilmente suggerisce Susanna Tamaro:
«Quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la tua stessa profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo. Senza farti distrarre da nulla, aspetta, aspetta ancora, stai ferma in silenzio e ascolta il tuo cuore. E quando poi ti parla alzati e và dove lui ti porta, và dove ti porta il cuore.»

Vanessa Romani

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