Gelosia, controllo e possessività: non sempre sono dimostrazione di amore

Maura Manca
Di Maura Manca

Arriva l’adolescenza e spesso si inizia a provare una forte attrazione per un ragazzo o per una ragazza. Poi ci sono i momenti in cui si decide di stare con una persona, ci si sente innamorati, come se si avesse bisogno di stare sempre insieme a lei.

Quella persona diventa il centro dei nostri pensieri e a volte anche gli amici vengono messi erroneamente in secondo piano.

Queste esperienze possono essere molto belle e piacevoli, l’attenzione dell’altro ci fa sentire importanti, e le sorprese, i messaggi e le telefonate ci fanno credere di essere fortemente amati, però dobbiamo fare un pochino di attenzione perché non è sempre così.
Si scambia spesso la gelosia con l'amore, si arriva a pensare“è geloso perché ci tiene a me”; si, è vero, un po’ di gelosia fa sempre piacere, però ci sono dei limiti, ed è importante non confondere mai la gelosia con la possessività.

All’inizio della relazione sembra tutto bello, però a volte può anche accadere che col tempo le attenzioni dell'altro diventino eccessive e inizino ad esserci pretese, litigate e a volte anche minacce. In questi casi, si rischia che la fiducia venga meno e aumentano ad esempio i sospetti e il controllo, come per esempio: “Dov’eri?”,Cosa stavi facendo?”, “Non ci credo” “Perché non hai risposto?”,Dimostramelo”.

Per questa ragione non si devono mai sottovalutare certi atteggiamenti e comportamenti dell’altro perché si rischia di perdere la libertà, di non essere più liberi di uscire con chi si vuole e quando si vuole, di vestirsi come ci dice la testa e di trovarsi a dover rendere conto anche di quello che si fa sui social network.


Come fare a capire quando non si tratta di amore?

Ecco quali sono i 9 campanelli d’allarme:

1. Ti controlla. Ti chiede di controllare lo smartphone, le chiamate e le chat, dicendoti frasi del tipo “Se non hai niente da nascondere perché non posso vedere?”. Vuole conoscere la password per accedere al telefono e ai social network, controlla il profilo e il tuo orario di entrata su WhatsApp.

2. Fa richieste specifiche. Ti chiede di inviargli la localizzazione per essere certo/a di dove ti trovi, oppure di inviargli una foto per assicurarsi di sapere con chi sei, dove sei e come ti sei vestita/o.

3. Ti mette dei divieti. Ti proibisce di uscire da sola o solo con gli amici o comunque si ingelosisce e si arrabbia quando non rispondi subito al telefono quando non sei con lui o con lei. È geloso dei tuoi amici e del rapporto che hai con loro. Vuole sempre sapere cosa vi dite e cosa fate, soprattutto se sono dell’altro sesso.

4. Ti accusa. Si irrita e si arrabbia se determinati amici o conoscenti mettono “mi piace” ai tuoi post e se chatti o ti scambi commenti con qualcuno. Anche tu hai dei vincoli in questo senso: se metti like o commenti i post di amici o amiche, scatta spesso la lite. Controllando tutto quello che fai, i profili e le chat, ti accusa facilmente anche di cose non vere, associa alcuni fatti, spesso inesistenti, e non si fida delle tue parole.

5. Non si fida. Ripete spesso “Non ci credo”, “Mi stai mentendo”, alludendo al fatto che tu non gli risponda sinceramente. Infatti, se ribatti alle sue accuse e convinzioni, si irrita facilmente, perché vuole avere ragione ed è convinto/a che tu abbia torto.

6. Sta sempre con te. Può succedere che, con la scusa della sorpresa, ti raggiunga quando esci con i tuoi amici, che ti accompagni dappertutto o che lo/la incontri per caso, ti fa credere di farlo per amore, per farti una improvvisata, mentre in realtà è insicurezza e mania di controllo.

7. Litigate molto spesso, anche con urla o insulti. Quando si arrabbia, arriva agli insulti e alle offese, ti fa sentire in colpa. Può arrivare ad aggredirti, anche fisicamente, e a minacciarti di voler interrompere la relazione “Se mi ami, devi darmi la password”, “Se non fai quello che ti dico, ti lascio”, “Sei tu che ti comporti male, e mi fai essere geloso”.

8. Minaccia di suicidarsi se lo lasci o la lasci. Questa è una delle peggiori minacce che si possano fare. Ci si trova incastrati nella relazione e non ci si sente più liberi di prendere una decisione perché si ha paura che l’altro possa suicidarsi per colpa nostra. Non è così, è solo un modo per tenerci stretto a lui o a lei e nessuno ha il diritto di costringerci a stare con una persona con cui non vogliamo più stare.

9. Si giustifica sempre. Ha scatti d’ira e reazioni impulsive e violente rivolte verso te o verso oggetti che ti spaventano, seguiti sempre dalle sue scuse, una volta passata la rabbia. Ti capita di avere paura di lui o di lei in queste situazioni in cui sembra perdere il controllo.


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1. FAI ATTENZIONE AI PRIMI SEGNALI. Cerca sempre di cogliere, sin dall’inizio, alcuni atteggiamenti legati al possesso, al sospetto e al controllo, che possono portare spesso anche a litigare e a discutere. Quando ci si innamora, ci si lega intensamente all’altra persona e si può in certi casi perdere di vista la realtà delle cose e non pensare che l’altro possa arrivare a tanto. È importante mettere sempre al primo posto la fiducia e il rispetto di sé, solo così si può vivere con serenità una relazione d'amore.

2. NON SOTTOVALUTARE. Non sminuire l’importanza e la gravità dei comportamenti che l’altra persona mette in atto; se in alcune occasioni ti senti opprimere, ti preoccupi e sei a disagio, significa che qualcosa non va. Le prepotenze, il controllo e la sospettosità non sono modi di fare “normali”, dovuti al carattere impulsivo dell’altro: tutto questo non è eccesso di amore, non è gelosia, ma possesso e invasione dei propri spazi.


3. PROTEGGI SEMPRE I TUOI SPAZI. Se l'altro diventa una presenza continua, ti chiede di conoscere tutto quello che fai e ti controlla lo smartphone e i profili social, non devi cedere alle sue richieste come dimostrazione dei tuoi sentimenti. Ci sono dei limiti anche in amore, tu non sei l’oggetto di un’altra persona ed è importante che non rinunci mai alla tua libertà, ai tuoi spazi personali e alle amicizie. Essere innamorati non significa isolarsi, non trascorrere più del tempo con gli amici, trascurare lo sport o altre attività che ci piacciono.

4. NON CREDERE ALLA “FAVOLA DELL’ULTIMA VOLTA”. Non giustificare mai gli scatti d’ira con il nervosismo, che lui/lei può motivare dicendo che ha avuto discussioni con i genitori o problemi a scuola. Non pensare che l’altro possa semplicemente cambiare, anche quando, dopo le litigate, arrivano messaggi con scritto: “scusami, non lo farò più”, “ non mi lasciare, ti prego, ti prometto che cambierò e che non succederà più”. Purtroppo, alcuni comportamenti e modalità si presenteranno di nuovo e sarà sempre più difficile uscirne.

5. NON AVER PAURA DI CHIEDERE AIUTO. Racconta ciò che ti sta accadendo e ciò che vivi ai tuoi genitori o ad altri adulti di cui ti fidi, non devi vergognarti perché non è colpa tua. Cerca di non isolarti, non tenerti tutto dentro e chiedi aiuto. A volte si può aver paura di ferire i genitori, di non essere capiti, ma in queste situazioni è importante il sostegno degli adulti anche per comprendere, insieme a loro, come intervenire.

Non fare diventare la tua vita una prigione e non lasciare che qualcuno ti tolga il sorriso!

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