Gaspare Spontini

Operista, costituisce insieme a Luigi Cherubini l’anello di congiunzione fra l’opera napoletana del ‘700 e il melodramma ottocentesco.
Sugli anni giovanili di Gaspare Luigi Pacifico Spontini (14 novembre 1774, Maiolati, Ancona - 24 gennaio 1851, Maiolati, Ancona) non esistono molte informazioni. Nel 1793 entra al Conservatorio della Pietà di Napoli (come allievo di Nicola Sala e Giacomo Tritto), per poi andarsene due anni dopo per non meglio precisati “delitti”. Inizia comunque l’attività di compositore e per qualche anno visita le maggiori città italiane, mettendo in scena senza troppo successo alcune farse, la maggior parte delle quali sono andate perdute.
Nel 1803 avviene la svolta decisiva della sua carriera: forse anche a seguito di qualche oscura (e mai chiarita) vicenda, salpa da Napoli alla volta della Francia. Nel 1804 debutta all’Opéra-comique di Parigi e, dopo un primo insuccesso, la seconda opera intitolata Milton ottiene un apprezzamento considerevole, in particolar modo negli ambienti della corte napoleonica, tanto che l’anno seguente viene nominato compositore di camera dell’imperatrice. Spontini approfitta abilmente delle circostanze e con alcune composizioni ad hoc (tra cui una cantata celebrativa della vittoria di Austerlitz) consolida il suo prestigio e il suo ruolo di compositore di corte.
Nel frattempo fa tesoro della lezione di Luigi Cherubini (attivo in quegli anni a Parigi) e si impadronisce della scrittura operistica tipica dello stile francese. Decide che il tempo è maturo per affrontare il prestigioso e impegnativo genere della tragedie lyrique e mette mano a un libretto che il suo paroliere Etienne de Jouy gli ha sottoposto fin dall’arrivo a Parigi.
Nel dicembre 1807 va in scena, con straordinario successo, La vestale, opera in cui Spontini riesce a sintetizzare una linea melodica tipicamente italiana, con un’inflessione che prefigura quella che sarà la cantabilità di Vincenzo Bellini e il gusto tedesco per la ricchezza orchestrale e sinfonica. La vestale viene salutata non solo come un capolavoro, ma come l’inizio di una nuova era.
Il suo autore si trova circondato di una fama destinata a durare nel tempo, anche se nelle opere seguenti non riesce più a ritrovare quella perfezione classica, quell’equilibrio fra canto e orchestra, fra musica e vicenda che rappresentano le caratteristiche salienti della Vestale.
Nel 1809, alla presenza dell’Imperatore, va in scena Fernand Cortez, opera dal chiaro intento encomiastico, in cui l’ottimale equilibrio presente ne La vestale è indebolito per favorire una magniloquenza di tipo romantico.
Con la caduta di Napoleone il prestigio di Spontini in Francia inizia a declinare. Dopo l’insuccesso di Olympie (1819), accetta l’invito del suo altolocato ammiratore il re di Prussia Federico Guglielmo III e si trasferisce a Berlino, dove rimane per i successivi 20 anni. Diventa però il bersaglio di continui attacchi da parte di musicisti rivali, talmente agguerriti da riuscire, nel 1840, a farlo processare e condannare a nove mesi di prigione. Scarcerato, si trova a lavorare in un clima ormai insostenibile: nel 1842 il re gli assegna una pensione e lo solleva da ogni incarico.
Nel 1850, avendo ormai perso quasi completamente l’udito, ritorna al paese natale a trascorrere gli ultimi giorni di vita.
Negli anni trascorsi a Berlino compone un’altra opera di grande importanza, Agnes von Hohenstaufen, che si segnala per le poderose scene di massa e per l’intreccio di granitiche sonorità corali e orchestrali. Non è un capolavoro, ma ad essa si ispirano Webenr e Wagner, i creatori della nuova opera tedesca.

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