Ponchielli, Amilcare

Operista italiano del secondo ‘800, rimane nella storia della musica per l’opera La gioconda. Figlio di un organista, Amilcare Ponchielli (31 agosto 1834, Paderno Fasolaro, Cremona - 16 gennaio 1886, Milano) inizia a studiare musica con il padre, per poi passare al Conservatorio di Milano.
Terminati gli studi nel 1854, incomincia a lavorare come organista e come direttore di bande a Piacenza e a Cremona. Dal 1861, e fino alla morte, è anche maestro di cappella a S. Maria Maggiore a Bergamo.
Nel 1856 mette in scena nella sua città, con scarso successo, I promessi sposi.
Sei anni dopo l’opera viene riproposta al Teatro Dal Verme di Milano, ampiamente rimaneggiata sia nel libretto (su cui lavora Emilio Praga, uno degli esponenti di punta della Scapigliatura milanese) sia nella musica e viene salutata come “la rivelazione di un grande”.
Analizzato oggi, il giudizio appare certamente eccessivo anche se comprensibile, soprattutto se si tiene conto del fatto che l’ambiente musicale italiano dell’epoca vive, in un’attesa quasi spasmodica, la nascita di qualche nuovo genio ed è quindi pronto ad accogliere con entusiasmo qualunque segno vada in questa direzione.
Il successo dei Promessi sposi, comunque, vale a Ponchielli un contratto con la Scala e il compito di musicare I Lituani (un dramma nel più puro stile grand-opéra), in fondo una banale storia d’amore e di patriottismo ambientata in terre fascinose e ricca di effetti scenici e drammatici. Ponchielli vi applica tutta la sua sapienza compositiva e l’opera riscuote un notevole successo.
L’editore Ricordi decide allora di affiancargli l’astro nascente della poesia italiana, quell’Arrigo Boito in seguito autore dei libretti per le ultime opere di Giuseppe Verdi. Ponchielli è costretto a subire l’iniziativa del suo librettista, il quale respinge tutte le sue osservazioni sulle “lungaggini” dell’opera: alla fine deve musicare il libretto così come gli viene presentato.
Nell’aprile 1876, preceduta da un gran battage pubblicitario sul “capolavoro” che non può non nascere dall’incontro fra i due giovani geni del momento, va in scena La gioconda. Il successo è scontato, pur non mancando alcune voci critiche. Per fortuna di Ponchielli (e dell’opera) si è a fine stagione: dopo solo quattro repliche il teatro chiude dando così al compositore la possibilità di ritornare sulla partitura e operare profonde modifiche. Nella nuova versione, La gioconda va in scena quattro anni dopo e da allora si conquista un posto stabile fra le grandi realizzazioni del melodramma italiano.
La caratteristica fondamentale dell’opera è il suo carattere “aperto”: la vicenda si svolge sullo sfondo di una Venezia sempre presente, le cui voci (danze, cori, serenate) si intrecciano continuamente a quelle dei protagonisti, rinfrescando e dando un movimento nuovo a quella che altrimenti sarebbe solo una tipica storia da romanzo d’appendice. Proprio uno di questi inserti, quella Danza delle ore che viene eseguita durante una festa a Palazzo Ducale, è il brano che dona al compositore popolarità mondiale.
Con La gioconda, Ponchielli si conquista un posto stabile nel panorama musicale italiano. Dal 1882 è professore di composizione al Conservatorio di Milano, annoverando fra i suoi allievi Puccini e Mascagni.
Alla sua morte, il paese natale viene ribattezzato, in suo onore, Paderno Ponchielli.

Registrati via email