Niccolò Paganini

Violinista e compositore, esecutore straordinario, diventa il simbolo stesso del virtuoso capace di affascinare le folle con la sua eccezionale abilità. Figlio di un violinista dilettante, Niccolò Paganini (27 ottobre 1782, Genova - 27 maggio 1840, Nizza) mostra precocemente il suo talento fuori dal comune. Insofferente dell’istruzione tradizionale che gli viene impartita, comincia ben presto a sviluppare una tecnica violinistica del tutto personale e fuori da ogni canone, tanto che quando il padre lo presenta, all’età di 13 anni, ad Alessandro Rolla (uno dei più celebrati violinisti del tempo) perché ne completi la formazione, si sente rispondere che il ragazzo non ha più nulla da imparare.
Per qualche anno trova impiego come primo violino nell’orchestra della Repubblica di Lucca, ma nel 1809 si licenzia e si dedica totalmente all’attività di concertista.
La sua fama si diffonde rapidamente in tutta Italia: oltre a quella di straordinario violinista, anche quella di impenitente dongiovanni. Le donne sembrano cadergli fra le braccia e più d’una lascerà per lui il tetto coniugale: nel 1815 viene rinchiuso in galera per una settimana a causa di una “scappatella” con una minorenne.
Insieme alla fama si diffondono le leggende, come quella che vuole la sua abilità musicale e il suo fascino amatorio frutto di un patto col diavolo.
Di certo il suo abbigliamento (sempre, rigorosamente, di colore nero), i suoi atteggiamenti spregiudicati e apertamente anticlericali non contribuiscono affatto a smentire le dicerie.
Intanto, è “costretto” a iniziare a comporre perché nessuna delle opere esistenti gli permette di esibire a sufficienza il suo talento.
Nel 1818 pubblica i 24 Capricci per violino solo, nei quali sono illustrate tutte le novità che ha introdotto nella tecnica violinistica: note doppie, triple, ribattute, pizzicati con la mano sinistra, effetti straordinari con cui cerca di trarre dal violino l’impossibile e di farlo suonare come un flauto, un corno, una chitarra.
Compone anche (tra il 1804 e il 1830) 6 concerti per violino e orchestra seguendo rigorosi schemi classici, ma continua a dare il meglio di sé nelle opere per violino solo, soprattutto le diverse serie di variazioni (su temi popolari o tratti da opere) nelle quali può, con maggiore libertà dispiegare tutte le risorse della sua straordinaria abilità.
Nel 1828 lascia l’Italia per una serie di concerti europei che si protrae per ben 6 anni. Suona a Vienna, Varsavia, Parigi, Londra.... e spesso il suo arrivo è preceduto da una violenta ostilità della stampa che lo attacca, oltre che per la sua presunta diabolicità, anche per i compensi astronomici che pretende per ogni esibizione. Ma è sufficiente che suoni la prima nota e ogni avversione è spazzata via: folle deliranti lo applaudono ovunque, affascinate, ammaliate, stregate dalla sua arte.
La salute di Paganini incomincia a declinare e già nel 1831 accusa i primi malesseri. La debolezza gli impedisce di suonare come vuole e come sa, e i critici ostili non perdono occasione per attaccarlo.
Negli anni successivi deve ridurre drasticamente la sua attività, per interromperla del tutto nel 1837. Durante gli ultimi anni di vita (amareggiati da disavventure finanziarie e giudiziarie e tormentati dalle sofferenze fisiche causate dalla tisi) viaggia da un medico all’altro e cerca ristoro nel clima mite della Costa Azzurra. La morte lo coglie a Nizza, mentre ancora sta elaborando vani progetti.
Ma neppure da defunto trova pace: a causa dei suoi atteggiamenti antireligiosi e della sua dubbia fama, gli viene addirittura negata la sepoltura in terra consacrata. Solamente nel 1876 la sua salma trova una collocazione definitiva nel cimitero della villa che aveva comperato a suo tempo presso Parma.

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