Gabrieli, Andrea

Autore di musiche religiose e profane, è uno degli esponenti più importanti della musica veneziana del ‘500. Le informazioni circa la prima fase della vita di Andrea Gabrieli (ca.1510 o ca.1533, Venezia - 30 agosto 1585, Venezia) sono scarse e frammentarie. Perfino per la sua nascita sono state proposte due date lontanissime, anche se gli studiosi attualmente propendono per la seconda. Non si conosce praticamente nulla della sua infanzia e pochissimo dei suoi studi.
Le prime notizie significative risalgono al 1558, allorché lo si ritrova come organista nella chiesa di San Geremia, mentre la sua prima opera pubblicata è del 1554 ed è contenuta in una raccolta di madrigali di vari autori. Nel 1562 è in viaggio per l’Europa in compagnia del compositore fiammingo Orlando di Lasso ed instaura proficui rapporti sia con musicisti sia con politici importanti (come l’arciduca d’Austria e il duca di Baviera). Dal 1564 lavora nella basilica di San Marco a Venezia (e qui rimane fino alla morte) inizialmente come secondo e, negli ultimi mesi della sua vita, come primo organista.

Mentre i grandi polifonisti rinascimentali si dedicano esclusivamente (o principalmente) alla musica sacra, Gabrieli è il primo ad occuparsi allo stesso modo di musica sacra e profana. La sua produzione infatti spazia, in eguale misura e con lo stesso impegno compositivo, dal mottetto al suo omologo profano, il madrigale, innestando anzi nelle composizioni sacre alcuni elementi tipici di quelle profane.
I suoi mottetti sono perciò composti in uno stile meno severamente contrappuntistico e fanno ricorso a una cantabilità più morbida che cerca, in qualche modo, di seguire il senso espressivo del testo. Dal canto loro i madrigali sono composti in uno stile piuttosto severo, poco incline alle mode più estrose del momento.
Ma il campo in cui Gabrieli dà il meglio di sé è quello della musica a più cori. La prassi di scrivere per diversi cori è già praticata nel Rinascimento (l’inglese Thomas Tallis ha composto il mottetto Spem in alium per otto cori a cinque voci, quaranta voci in tutto!), ma Gabrieli porta questa tecnica al suo vertice di perfezione, esplorandone tutte le possibilità: combinazione dei diversi cori, alternanza, imitazione, avvicendamento di sezioni a voce sola, a singoli cori, a cori uniti. Inoltre, alcune parti non vengono affidate alle voci bensì a strumenti, ottenendo così il risultato di arricchire e moltiplicare gli effetti.
Per fare tutto ciò, sfrutta sapientemente anche (e soprattutto) lo spazio architettonico della basilica di San Marco: una attenta collocazione dei cori trasforma infatti le celebrazioni liturgiche in autentici spettacoli, durante i quali i fedeli sono letteralmente avvolti dalla musica proveniente da tutti i lati ad invadere l’intero spazio.
Le celebrazioni in San Marco diventano rapidamente famose ed attraggono musicisti da tutta Europa. Gabrieli si trova così ad essere l’iniziatore di una tradizione (in seguito ripresa da suo nipote Andrea) che, attraverso il tedesco Heinrich Schütz, giunge fino a Johann Sebastian Bach, ottenendo l’applicazione più significativa nella Passione secondo Matteo del compositore tedesco.

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