Felix Jacob Ludwig Mendelssohn-Bartholdy

Fra i grandi compositori del romanticismo tedesco, Mendelssohn ne incarna l’aspetto più felice, quello di una lieta armonia con la natura.
Nato in una ricca e coltissima famiglia ebraica convertita al cristianesimo e in stretti rapporti con molti dei maggiori intellettuali dell’epoca, Felix Jacob Ludwig Mendelssohn-Bartholdy (3 febbraio 1809, Amburgo - 4 novembre 1847, Lipsia) riceve un’educazione di prim’ordine, nella quale la musica occupa una parte fondamentale.
A 9 anni dà il suo primo concerto come pianista, a undici entra nel coro sacro di Berlino (città in cui si è trasferito con la famiglia), si appassiona alle musiche dei grandi polifonisti del passato, rimane affascinato dalle composizioni di Johann Sebastian Bach e a 12 anni ha l’opportunità di conoscere Goethe (con il poeta instaura un duraturo rapporto di amicizia).
Ancora giovanissimo compone alcune sinfonie (che più tardi ripudierà) già rivelatrici del suo elegante gusto melodico e dell’abilità costruttiva, musica vocale e, tra il 1822 e il 1825, tre quartetti per piano (sono quest’ultime le prime opere pubblicate).
Viaggia molto e durante i suoi soggiorni in Francia e in Italia rimane colpito dalla scarsa considerazione (talvolta, disprezzo) riservata all’opera di Bach. Tornato a Berlino, riprende con accanimento lo studio della Passione secondo Matteo del compositore di Eisenach e nel marzo 1829 (a soli 20 anni) riesce a organizzarne la prima rappresentazione riscuotendo trionfali ovazioni.
L’estate successiva si reca per la prima volta in Inghilterra dove, in seguito, ottiene il primo grande successo come compositore con un’ouverture ispirata al Sogno di una notte di mezz’estate di Shakespeare (rappresentata a Potsdam il 4 ottobre 1843). Si reca anche in Scozia, dove la bellezza selvaggia e severa dei luoghi gli offre l’ispirazione per scrivere la Terza sinfonia (detta appunto Scozzese) e l’ouverture Le Ebridi. La sinfonia viene completata solo nel 1842 al termine di un accanito lavoro di costruzione e rielaborazione, anche se nulla di questo lungo cesello traspare: anzi, l’opera si presenta come un flusso spontaneo ed immediato di colori e sensazioni, per nulla imbrigliati dalla pur accuratissima costruzione formale.
Nel 1830 è in Italia (il viaggio in Italia è una tappa fondamentale dell’educazione classica di un tedesco dell’ ‘800). I colori della natura, il ritmo di vita e la spontaneità della gente gli forniscono, anche in questo caso, lo spunto per un’altra sinfonia, la quarta, detta Italiana (1833-1837): come nella Scozzese, si percepisce l’influsso di melodie popolari, non però banalmente citate ma abilmente rielaborate. Il risultato è la più fresca, sorridente, vivace (come non ricordare il saltarello finale) delle sue sinfonie.
Di ritorno in Germania, è ormai un musicista affermato e le principali istituzioni musicali del Paese se lo contendono. Alla fine accetta l’incarico di direttore dell’orchestra del Gewandhaus di Lipsia, dove resta fino alla morte.
Continua a comporre (musica da camera, per piano, corale) e, parallelamente, si dedica sia alla riscoperta e riproposizione dell’opera del suo venerato Bach, sia all’organizzazione della vita musicale della città, riuscendo anche a creare un prestigioso Conservatorio (nel quale insegna, tra gli altri, Robert Schumann). Tra le sue opere maggiori di questi anni si collocano i due oratori Paulus (1836) ed Elijah (1846), nei quali ottiene il risultato di far rivivere l’antica tradizione corale di Bach e il Concerto in mi minore per violino (1838-1844), uno dei più belli di tutto l’‘800, in miracoloso equilibrio fra perfezione classica e cantabilità romantica.
Nel maggio 1847 riceve la notizia della morte dell’adorata sorella Fanny: è per lui un colpo terribile. Annichilito dal dolore, esausto per tutta la fatica di anni di attività indefessa e senza più riprendersi dalla prostrazione, muore nel novembre dello stesso anno. Appena in tempo per terminare il Quartetto op.6 in fa minore per archi op.80, forse l’unica delle sue opere in cui un velo di mestizia prevale sul sorriso.

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