Pietro Mascagni

Attratto dalla musica fin da piccolo, Pietro Mascagni (7 dicembre 1863, Livorno - 2 agosto 1945, Roma) studia, oltre alla teoria, un notevole numero di strumenti (dalla tromba al contrabbasso) nell’Istituto musicale della sua città natale. Nel 1882 frequenta il Conservatorio di Milano ma, ribelle e irrequieto, si scontra con gli insegnanti e non porta a termine gli studi. Nel 1885 abbandona la città e trova impiego come direttore d’orchestra in una compagnia di operetta. Per qualche anno gira così l’Italia (conducendo una vita alquanto stentata) e alla fine si stabilisce a Cerignola, dove dirige l’orchestra, la banda e il teatro municipale.Nel 1889 l’editore Sonzogno indice un concorso per una nuova opera. In Italia il genere vive, in questo periodo, una situazione di stallo: ormai pressoché inattivo Verdi, la scena è divisa fra i suoi epigoni (che ne ripetono stancamente alcuni stilemi) e gli innovatori (che vorrebbero introdurre le novità wagneriane) senza che nessuno abbia la statura per scrivere un’opera geniale. In questo clima, come di attesa di qualche eccezionale evento, si colloca il concorso indetto da Sonzogno. Mascagni decide di partecipare perché intravede l’opportunità di sfuggire alla carriera mediocre che gli si prospetta e mette tutto se stesso nella composizione.Cavalleria rusticana, tratta da una novella di Verga, vince il concorso e fin dalla prima rappresentazione (avvenuta il 17 maggio 1890 al Teatro Costanzi di Roma) riscuote un successo clamoroso, imponendo il suo autore come l’uomo nuovo della lirica italiana. La Cavalleria Rusticana (un grande successo popolare anche negli anni successivi) è, da un punto di vista formale, un’opera tradizionale ma, all’interno del consueto impianto, la melodia, gli equilibri interni, il rapporto tra voci e orchestra sono trattati con una libertà e una vitalità dirompenti, tali da provocare negli spettatori un’immediata identificazione.La prima rappresentazione del lavoro viene salutata anche da altri compositori come l’inizio di una nuova stagione per l’opera e intorno a Mascagni si radunano Ruggero Leoncavallo, Giacomo Puccini, Francesco Cilea, Umberto Giordano e altri, dando vita a quella che loro stessi chiamano “Giovane scuola”. Le loro opere vengono anche etichettate dalla critica come “veriste”, anche se in realtà tale qualifica si adatta solo ad alcune di esse. In particolare, negli anni seguenti, lo stesso Mascagni tenta nuove forme, battendo con Guglielmo Ratcliff (1895) la strada del dramma romantico, affrontando con Iris (1898) temi simbolisti, avvicinandosi con Isabeau (1991) a una sensibilità decadente. Alcune delle opere successive sono veri e propri fiaschi, altre riscuotono discreti successi, soprattutto il dramma lirico in 3 atti Lodoletta (1917). Mascagni non riesce più a ripetere il trionfo di Cavalleria Rusticana e, nonostante alcuni tentativi (anche recenti) di rivalutazione della critica, resta sempre e solo il compositore di “compare Turiddu”.

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