Mahler, Gustav

Uno dei maggiori compositori di fine ‘800, capace di esprimere nelle sue sinfonie, come nessun altro, il sentimento della fine di un’epoca. Figlio di un modesto oste ebreo, Gustav Mahler (7 luglio 1860, Kalischt, Boemia - 18 maggio 1911, Vienna) fin da bambino si rivela curioso e attento ascoltatore dei canti dei minatori e dei soldati del suo paese, per poi riprodurli e rielaborarli su un vecchio pianoforte ritirato in soffitta. È solo all’età di quindici anni che incomincia a ricevere un’istruzione musicale regolare presso il Conservatorio di Vienna. Qui si schiera apertamente in favore delle nuove tendenze della musica (impersonate da Anton Bruckner), contro l’establishment ufficiale (che sta dalla parte di Johannes Brahms).
Nel 1880 inizia la carriera di direttore d’orchestra in piccoli teatri di provincia, secondo la prassi allora comune. Ottiene rapidamente notevoli successi: nel 1886 è a Lipsia, nel 1891 ad Amburgo e nel 1897 a Vienna.
Critici e compositori (Brahms in testa) lo considerano il miglior direttore d’orchestra in circolazione.
Nella capitale dell’impero, entra in stretto rapporto con tutti i circoli artistici e letterari progressisti ed è uno dei protagonisti di quella stagione culturale irripetibile, che vede artisti come Otto Wagner e Klimt e scrittori come Hoffmanstahl e Schnitzler impegnati a tradurre in espressioni artistiche e letterarie l’inquietudine e, insieme, il presagio di una catastrofe che sta dietro la facciata dell’Impero. A Mahler spetta il compito di tradurla in suoni. Infatti, accanto all’attività di direttore, Mahler comincia a comporre.
La sua Prima sinfonia, eseguita il 20 novembre 1889 a Budapest, è un fiasco. Sorte non migliore attendono le successive: per tutta la vita Mahler sarà considerato un eccellente direttore con la “pretesa” di comporre senza averne le doti.
Eppure, le sue sinfonie sono fatte per sconcertare. Già dalla Seconda (composta tra il 1887 e il 1894) abbandona la forma classica in quattro movimenti e introduce la voce umana, utilizzata anche nelle due successive sinfonie. Nel frattempo, scopre una raccolta di poesie popolari intitolata, Il corno magico del fanciullo e ne musica nove.
Le atmosfere di queste composizioni per canto e pianoforte, con le loro malinconie, i personaggi infantili, le struggenti storie di amore e morte, si riflettono anche nelle sinfonie.
Nel 1901, però, con la Quinta sinfonia in do diesis minore, abbandona il mondo fiabesco del Corno magico ed inizia ad esprimere tutta la sua concezione tragica del mondo. Il primo movimento della Quinta è una marcia funebre che sembra travolgere non solo il mondo incantato delle prime sinfonie, ma anche tutta la tradizione sinfonica dell’800, e con essa tutto il mondo di certezze di cui è espressione. Nelle sinfonie successive lo spessore tragico si intensifica, mentre la forma si fa sempre più frammentata, mescolando struggenti squarci lirici a crolli e schianti tellurici, che sembrano realisticamente preannunciare la fine di un mondo.
Nel 1907, contemporaneamente alla morte di sua figlia Maria Anna, gli viene diagnosticata una grave malattia cardiaca.
Inoltre, a causa di una crescente ostilità del mondo musicale viennese, è costretto a dimettersi dall’Opera di Vienna. Negli ultimi quattro anni, pur malato, viaggia moltissimo, chiamato a dirigere in tutta Europa e persino negli Stati Uniti.
Nel frattempo compone la Nona sinfonia (rappresentata per la prima volta a Vienna il 26 giugno 1912, dopo la sua morte) e Das Lied von der Erde (Canto della Terra), il suo addio alla vita insieme tragico e carico di speranza. Entrambe le opere terminano con un adagio di struggente malinconia e il Canto della Terra svanisce pianissimo sull’ultima parola “ewig”, “per sempre”.
Nel novembre 1911, sei mesi dopo la morte, il suo amico e discepolo Bruno Walter dirige la prima del Canto della terra: è l’inizio della consacrazione di Mahler quale grande compositore (oltre che eccellente direttore d’orchestra) in grado di tradurre in musica la fine di un mondo.

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