Ives, Charles Edward

Compositore atipico, nelle cui opere si incontrano in modo assolutamente originale elementi della tradizione statunitense e ardita sperimentazione. Charles Edward Ives (20 ottobre 1874, Danbury, Connecticut - 19 maggio 1954, New York) nasce in una cittadina della provincia americana in cui ancora vivono le tradizioni, anche musicali (dalle parate con la banda alle danze rurali), che risalgono ai padri fondatori. Suo padre, direttore della banda cittadina e animatore della vita musicale del luogo, è un personaggio originale che non si limita ad eseguire ciò che la tradizione ha consacrato, ma ama inventare e sperimentare nuove forme e possibilità. Da lui il piccolo Charles apprende perciò sia la passione per le forme tradizionali della vita musicale del suo Paese, sia il gusto per la sperimentazione, vale a dire i due tratti che caratterizzano (a volte semplicemente giustapposti, più spesso innovativamente fusi) tutta la sua attività futura.
Ancora adolescente, prende parte alla vita musicale della cittadina come organista e scrive le prime composizioni in cui già si manifesta la sua curiosità per l’esplorazione di possibilità inedite. Nel 1894 si iscrive all’Università di Yale, dove il direttore della sezione musicale è, all’opposto, esponente di una corrente che si prefigge di affermare anche negli Stati Uniti un classicismo di derivazione europea. Ives è così costretto a rinunciare alle sue sperimentazioni, e la Prima sinfonia (1897) è composta secondo i canoni classici.
Terminati gli studi, si fa assumere come impiegato in una compagnia di assicurazioni, svolgendo questo lavoro per i successivi 30 anni e dedicando alla composizione i ritagli di tempo. Rimane così anche, volutamente, escluso dagli sviluppi della vita musicale: nulla di ciò che compone viene pubblicato e tutte le sue innovazioni sono frutto esclusivo della propria fantasia senza contaminazioni esterne.
Anche per i musicologi più esperti, le sue composizioni risultano di ardua classificazione perché sovente in un medesimo pezzo si alternano brani di derivazione tradizionale e altri sperimentali. Come succede, ad esempio, nella Robert Browning Ouverture (1908 - 1912), dove i movimenti lenti di impianto tardo-romantico si alternano a quelli rapidi, in cui Ives impiega largamente uno dei suoi procedimenti più tipici, vale a dire la sovrapposizione di disegni ritmici e anche melodici differenti, ottenendo come risultato un magma sonoro incandescente.
Soprattutto nelle composizioni per pianoforte esplora le più diverse possibilità tonali con l’uso di melodie atonali, con la libera combinazione di parti tonali e atonali, l’introduzione di serie dodecafoniche (A study in 7ths and other things) e l’uso dei quarti di tono (Three quarter-tone piano pieces). Nelle composizioni per orchestra prevale invece la poliritmia, la combinazione di gruppi strumentali differenti che suonano secondo ritmi e anche melodie totalmente estranei, come nella Holidays Symphony (1904 - 1913) e, soprattutto, nella Quarta sinfonia (1909 - 1916), autentica summa della sua arte compositiva e il cui finale ricapitola insieme i temi e i ritmi dell’intera sinfonia, che a loro volta provengono da tutto il suo universo espressivo.
Un’altra delle sue composizioni più affascinanti è The Unanswered Question, traduzione sonora delle domande fondamentali che ciascun uomo si pone senza trovare risposta, effettuata attraverso una suggestiva combinazione di vari gruppi strumentali disposti a diverse distanze fra loro (tanto che occorrono due direttori per poterla eseguire).
Nel 1918 una crisi cardiaca mette fine a questo periodo di creatività e nel 1930 Ives lascia anche il suo lavoro di assicuratore. Paradossalmente, proprio quando cessa l’attività compositiva, le sue opere iniziano ad essere pubblicate ed eseguite, contribuendo ad imporlo come uno dei più geniali compositori del suo tempo.
La rivalutazione culmina nel 1954 con il dottorato “honoris causa” offertogli dall’Università di Yale. Ma Ives, ormai vecchio e malato, muore prima di poter ritirare l’onorificenza.

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