perro di perro
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Impressionismo in musica

Si possono riscontrare alcune analogie fra la poetica dei simbolisti (Verlaine, Mallarmè, Rimbaud) e l’esperienza pittorica degli impressionisti (Manet, Monet, Renoir, Degas ) e post-impressionisti
l'impressionismo fa lo sforzo di ricreare non “il ciò che si vede” ma “come si vede” (l’impressione), gli effetti della luce su forme e colori, il superamento del naturalismo, sono indicatori dell’impegno volto a cogliere la realtà nelle sue molteplici sfaccettature. Anche la musica s’indirizza verso la strutturazione di nuovi percorsi adatti a contenere le allusioni di immagini sonore, la cui funzione appare simile a quella del “simbolo” poetico e dell’”Impressione” pittorica.

Debussy

Nato a Saint-Germaine en Laye (vicino a Parigi) nel 1862, frequenta il Conservatorio , dove appaiono evidenti il suo talento e la sua insofferenza per le regole armonico-teoriche. Grazie alle sue doti di accompagnatore pianistico, tra il 1880 e il 1883 lavora come “strumentista personale” presso una dama russa, seguendola in numerosi viaggi attraverso l’Europa e a Mosca. Inizialmente sacrifica l’originalità creativa adeguandosi alle convenzioni del Conservatorio e vince il Prix de Rome e soggiorna a Roma per due anni. Rientrato a Parigi, nel 1887, inizia a frequentare gli ambienti degli intellettuali parigini e soprattutto la cerchia dei simbolisti, partecipando ai “martedì letterari” a casa del poeta Mallarmè. Si reca a Beyruth per ascoltare le opere di Wagner e, nel 1889, all’Esposizione Universale di Parigi ascolta musiche russe, spagnole e di Giava (orchestra Gamelan, per soli strumenti).
Nel 1894 ottiene il suo primo successo con “Preludio al pomeriggio di un fauno”, poema sinfonico, ispirato ad un poema di Mallarmè; un flauto solista introduce io brano con una melodia cromatica, che immette nel clima rarefatto della composizione. L’affermazione avviene nel 1902 con l’opera “Pellèas et Mèlisande” ( è in 5 atti. I personaggi sono fragili. Mélisande è una dama misteriosa. Il teatro di Debussy è un teatro antidrammatico). Ha raggiunto il successo ma, nella vita privata, dopo l’abbandono della moglie, con conseguente tentativo di suicidio, gli amici lo abbandonano ed egli si ritrova isolato e solo, oltre a ciò si ammala di tumore; muore a Parigi nel 1918. Egli affermava che “la musica è arte d’incontro tra luce e vibrazione”. Egli avrebbe voluto scrivere come un bambino, in quanto si sentiva come un piccolo atomo travolto. Affermava anche che “Il ballo è l’espressione della mia anima”. Nelle sua composizioni si fondono musica, poesia ed arte del suo tempo. Egli è stato l’unico del suo tempo a descrivere l’ombra e l’onirico. La sua musica è sospesa, non esiste un momento di riposo e si ha l’impressione di non giungere mai alla fine. La sua musica non è prevedibile e neppure tonale, egli, infatti, non usa più la scala solita, bensì le “scale difettose” basate su 5-6 suoni (esatonali e pentafoniche) come quelle Orientali. Si stanno disgregando la tonalità e l’io. Ricerca i timbri più puri, fa cessare il predominio degli ottoni, spesso mette la sordina alle viole e alle trombe, e dà la priorità ai legni (oboe, clarinetto) usa molto l’arpa, la celesta e i gong.

LA SCRITTURA PIANISTICA: “Suite Bergamasque”. “Péludes”(I* e II* libro). 12 Studi
Egli esplora tutte le risorse timbriche del pianoforte. Per esempio in “Fuochi d’artificio” (ultimo brani del II volume dei Preludi) egli crea un “fruscio” ininterrotto che termina con un glissando; su tale “sfondo rumoroso” emergono suoni isolati.
L’USO DELLA VOCE: Debussy sfrutta un declamato rigoroso, quasi sillabico e poco melodico. Scrive: “Cinque Poemi” (su testi idi Baudelaire.”Tre Ballate” su testi di Mallarmé. “Pelléas et Mélisande” e le musiche di scena per il “Martirio di San Sebastiano” di Gabriele D’Annunzio. Nelle sue composizioni prevalgono l’indeterminatezza e l’occultamento ritmico-metrico.

Espressione musicale italiana

In un contesto storico-politico di fine Ottocento ed inizi Novecento, in cui l’indirizzo governativo oscilla tra spinte liberali, tendenze trasformiste ed autoritarismo, la cultura riflette tale ambiguità. (affermazione dell’industria al Nord, impoverimento al Sud, ambizioni imperialiste, incapacità di affrontare i problemi interni…) Le espressioni artistiche non conoscono la radicalità innovativa che attraversa Francia e Austria. Anche la creazione musicale assimila elementi “moderni”, temperati da un’adesione alle convenzioni ottocentesche. L’opera continua ad essere il genere prediletto dal pubblico, tuttavia a partire dalla seconda metà del XIX secolo si ha una rinascita dell’interesse per la musica strumentale.

Giacomo Puccini

Nasce a Lucca nel 1858 da una famiglia di musicisti. Nel 1880 si trasferisce a Milano per perfezionare i suoi studi musicali. Il debutto operistico, favorito da Arrigo Boito e dall’editore Ricordi, avviene a Milano con “Le Villi”. Il primo trionfo, però, risale al 1893 con “Manon Lescaut”. Nel primo decennio del Novecento la sua fama diviene internazionale. La sua attività compositiva è, però, lenta e tormentata, egli interrompe spesso il lavoro ed è riluttante ad accettare le soluzioni proposte dai librettisti. Anche la vita sentimentale è travagliata (una cameriera si uccide a Torre del Lago, perseguitata dalla gelosia della moglie di Puccini). Ammalatosi di tumore, muore a Bruxelles nel 1924, in seguito ad un intervento chirurgico. Egli ha scritto 12 opere teatrali, 20 composizioni vocali sacre e profane e 15 brani strumentali. La sua parabola creativa si può dividere in DUE FASI:

Primo periodo compositivo: la sua scrittura è raffinata, il canto è intensamente melodico, e l’orchestrazione molto ricca. Pur considerando la voce come nucleo dell’opera, egli rinnova la drammaturgia tradizionale, operando sui mezzi linguistico-musicali.
”Le villi” “Manon Lescaut“, costruita su cellule tematiche che richiamano la tecnica del leitmotive, anche se diverse da Wagner (in Wagner i leitmotive evocano personaggi ed eventi, in Puccini sono elementi formali di carattere sonoro)
“Bohème”, la vicenda è ambientata a Parigi nel 1830 e racconta le vicende quotidiane di un gruppo di artisti: Elimina le forme chiuse creando un continuum musicale formato da brevi immagini sonore .
“Tosca”, accoglie suggestioni veriste. La vicenda si svolge nel 1800 a Roma. La cantante Tosca, che ama il pittore Cavaradossi, è desiderata dal barone Scarpia, capo della polizia. Questi fa arrestare, torturare e condannare a morte Cavaradossi. La vicenda termina con l’uccisione di Scarpia ed il suicidio di Tosca. Puccini utilizza un realismo estremo (che si avvicina alla Scapigliatura), anche nella musica, che, ove possibile, ricostruisce l’ambiente sonoro naturale (es. il suono delle campane di San Pietro)
Madame Butterfly” mette in scena la storia esotica di una geisha chiamata M.me Butterfly. La storia è musicalmente eclettica. Puccini mescola “la musica occidentale del tardo occidente con richiami alla tradizione giapponese con scale pentafoniche.

Secondo periodo compositivo: è il periodo della “crisi”, con una ridotta fecondità creativa, sia per la difficoltà a trovare libretti idonei, sia per aggiornare la scrittura alle caratteristiche più avanzate del linguaggio operistico europeo.

“La Fanciulla del West” “Turandot”(fiaba cinese che testimonia il tramonto di una tradizione operistica fondata sulla centralità del protagonismo lirico vocale.)

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