Charles-Francois Gounod

Compositore con un ruolo di primo piano nella vita musicale francese nella seconda metà dell’‘800, anche se la sua fama rimane legata solamente all’opera Faust.
Figlio di un pittore e di una pianista, la formazione di Charles-François Gounod (17 giugno 1818, Parigi - 18 ottobre 1893, St.-Cloud, Parigi) è fin dall’inizio quella di un giovane di buona famiglia avviato a una promettente carriera. Riceve un’istruzione letteraria di alto livello e una formazione musicale di prim’ordine che lo conduce, nel 1839, a vincere il prestigioso “Prix de Rome”. Dopo il relativo soggiorno a Roma e un lungo viaggio in Germania e Austria torna a Parigi, dove veste per un breve periodo l’abito talare e viene accolto nei migliori ambienti intellettuali.
Contrariamente a molti suoi colleghi, è libero da preoccupazioni economiche e può così dedicarsi alla composizione senza ansie e, soprattutto, senza alcuna fretta: infatti la sua prima opera lirica, Sapho, è rappresenta la prima volta all’Opéra di Parigi il 16 aprile 1851 (e dedicata alla cantante Pauline Viardot-Garcia) quando l’autore ha già trentatrè anni. Per qualche anno alterna la composizione di lavori per il teatro a quelli di musica sacra, finché il 19 marzo 1859 viene messa in scena l’opera in 5 atti a cui Gounod deve la fama, il Faust.
Per comprendere quest’opera occorre tener conto, come per Bizet, della crisi dell’opera francese, che ormai da decenni ripete stancamente le stesse forme. Tanto che perfino Faust (che non ha certo la sconvolgente brutalità di Carmen) viene considerata inizialmente un’opera d’avanguardia, il suo autore viene accusato di “wagnerismo” (all’epoca, in Francia, è giudicata una pesantissima accusa) e solo dopo dieci anni di successi in tutta Europa viene rappresentata sul palcoscenico “nobile” dell’Opéra di Parigi.
In realtà, nel Faust di Gounod, della terribile drammaticità del capolavoro di Goethe nulla rimane: si tratta infatti di una delicata storia d’amore, raccontata con garbo, ricca di melodie gentili, totalmente giocata sul versante lirico, senza spunti drammatici, impreziosita di un lirismo tenue, aggraziato, che rifugge sempre dai toni più accesi. Non mancano neppure tutti gli elementi canonici del grand-opéra, dai balletti alle scene corali con banda e marcia. Ciò che probabilmente colpisce gli spettatori come una novità è l’applicazione di quel che Gounod ha imparato nei suoi viaggi: dal contrappunto severo di Palestrina studiato a Roma alla vena melodica di Mendelssohn assimilata a Lipsia. Nel Faust circola (pur con tutti i suoi limiti) un’aria nuova rispetto alla chiusura tipica del conservatorismo del teatro parigino.
Negli anni seguenti, Gounod non riesce più a ripetersi agli stessi livelli e le opere successive sono composizioni abilmente costruite ma senza quel soffio di vita che anima il Faust, ottenendo così solo successi di stima.
Ciononostante rimane uno dei maggiori protagonisti della vita musicale parigina, ricoprendo cariche di grande prestigio e importanza. Sempre incline a una religiosità un po’ sentimentale, continua a scrivere anche musica sacra. Ma fra le 18 messe e gli svariati oratori composti, l’unico pezzo destinato a fama duratura è l’Ave Maria (1852), una gradevole melodia costruita sul primo preludio del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach.

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