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Giuseppe Verdi

Verdi nacque a Busseto (Parma) in una semplice famiglia di campagna. Le sue condizioni economiche gli consentirono di studiare musica solo con maestri modesti e la sua preparazione inadeguata gli impedì di essere ammesso al Conservatorio di Milano.
Le opere dei suoi primi anni sono perciò ingenue, ma rivelano già l’eccezionale temperamento che compare in quella della maturità. Fra i suoi primi lavori troviamo "Un giorno di regno", un’opera di argomento comico che fu un fiasco clamoroso. In verità, Verdi aveva dovuto scrivere questa composizione durante una tremenda tragedia: gli erano morti da poco la moglie e i due figlioletti.
Fu un colpo così grave che decise di non comporre mai più, ma il suo impresario lo convinse a leggere il libretto di Nabucco, e quando gli occhi caddero sulle parole “Va’ pensiero” l’ispirazione musicale tornò a risvegliarsi.

Il coro "Va’ pensiero" di Nabucco è forse la melodia più amata e cantata di Verdi. Dopo Nabucco, la carriera di Verdi passò da un trionfo all’altro. Fra il 1851 e il 1854 scrisse le opere che celebravano l’ideale dell’eroina che muore per amore: è la trilogia romantica che comprende Rigoletto, Il trovatore, La traviata.
Seguono opere di argomento storico, come "I Vespri Siciliani", "Don Carlo" e "Aida", quest’ultima ispirata a personaggi dell’antico Egitto. Quando morì Alessandro Manzoni, Verdi compose alla sua memoria una Messa di requiem ricca di episodi profondamente nostalgici e di canti appassionati. Negli ultimi anni della sua vita si cimentò con un autore che aveva sempre amato, William Shakespeare, e di cui da giovane aveva musicato il Macbeth: nacquero così gli ultimi capolavori, "Otello" e "Falstaff" (opera buffa).

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