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George Gerswhin e Porgy & Bess

Storia di un’opera
George Gerswhin nacque nel 1898 a New York. La sua era una famiglia ebrea che si era lasciata alle spalle la Russia zarista e, come tanti in quegli anni, si era trasferita in America inseguendo il miraggio di una vita migliore.
Il suo vero nome era Jacob Gershowitz, ma lo modificò per renderlo più americano, cosa che facevano, all’epoca, molti immigrati, soprattutto dall’est europeo.
Da ragazzo Gerswhin visse ad Harlem, a diretto contatto con la comunità di colore: dai ritmi e dalle melodie di questa gente egli rimase molto colpito e questa sorta di fascinazione gli si radicò dentro al punto da portarlo, anni dopo, a farne la protagonista della sua unica opera.
Certamente Gerswhin era in debito con la musica afroamericana: egli cominciò a comporre negli anni che videro il ragtime prima (arrivato nelle città del Nord degli States con i neri che abbandonavano il Sud) e poi il blues e il jazz, influenzare largamente la musica contemporanea

Negli anni venti del ‘900, l’America visse il cosiddetto “Rinascimento Nero”, un movimento artistico che interessava la poesia e la musica. Fu in questo periodo che gli americani di origine africana presero coscienza che le loro radici erano nel Paese in cui erano nati. Questa consapevolezza influenzò gli spirituals neri e fece nascere, intorno al 1930, la musica Gospel.
Con l’aumento dell’emigrazione, dal Sud al Nord degli Stati Uniti, dei neri in cerca di maggiori opportunità economiche e di maggiore libertà, il Gospel si diffuse in tutti gli Stati.
Negli anni 20 e ’30 molti spettacoli teatrali e musicali avevano come protagonisti uomini di colore e argomenti che trattavano la vita di queste persone. Venivano allestiti spettacoli dove anche le parti di uomini di colore erano interpretate da bianchi truccati da neri (col viso coperto di nerofumo), detti black face.
Nel periodo della Harlem Renaissance, l’uomo di colore era visto in chiave mitica, colui che aveva mantenuto un rapporto speciale con la natura, l’uomo genuino e ingenuo.
Inoltre, fare dei neri il soggetto di film, musicals e opere teatrali era un modo per superare il senso di colpa che i bianchi americani avevano nei confronti della schiavitù e della segregazione razziale.
Sicuramente Gerswhin non fu il primo a mettere in scena un’opera che trattava la vita degli uomini di colore interpretata da loro stessi, ma fu il primo a fare qualcosa di veramente diverso. Egli creò una vera e propria opera-folk.
La storia è tratta da un racconto popolare che ha per soggetto la vita dei neri d’America e dove le canzoni non sono materiale originale, ma spirituals e folk-songs creeati apposta ispirandosi alla musica popolare. Dice lo stesso Gerswhin: “ vengono introdotti nella forma operistica elementi che nell’opera non erano apparsi mai e ho modellato i miei criteri compositivi per utilizzare la drammaticità, l’umorismo, la superstizione, il fervore religioso, la danza e l’irrefrenabile allegria di quella razza. Se così facendo ho creato un nuovo genere che combina l’opera con il teatro, questo nuovo genere è derivato in tutta naturalezza da tale materiale”. (articolo pubblicato sul New York Times il 20/10/1935, 10 giorni dopo la prima allo Alvin Theater di Broadway).
Gerswhin cercava di spiegare ai critici musicali e ai giornalisti qual’era il suo intento: critiche e perplessità gli arrivarono anche dai musicisti della comunità nera, come Duke Ellington, per es., che non vi riconosceva “l’idioma musicale dei neri” e non apprezzava la mescolanza tra “musica colta e spettacolo alla moda (swell play)”.

Gerswhin volle fare qualcosa di completamente diverso, non voleva certamente portare in scena un concerto di spirituals e canti tradizionali, la sua voleva essere un’opera facilmente accessibile al pubblico, diversa dall’opera tradizionale ma, allo stesso tempo, non eccessivamente sperimentale.
Il suo approccio artistico fu quello di uno scrittore di musicals di grande successo: voleva rappresentare un’opera che fosse divertente, che contenesse musica leggera e musica più impegnata, che avesse elementi di umorismo e di tragedia e dove fosse molto forte anche l’aspetto dell’espressione corporea.

La storia di Porgy & Bess conteneva tutti questi elementi e i suoi interpreti erano ideali perché si esprimevano naturalmente con il canto e la danza.
Infine doveva esserci una certa dose di umorismo perché questo è un tratto essenziale dell’uomo americano, ma un umorismo che fosse espressione stessa della storia e non confinato in singole “scenette”!

Importante, in questo contesto, è il personaggio di Sportin’ Life, lo spacciatore descritto certamente come un furfante ma anche simpatico.
All’interno dell’opera, che aveva contanti lirici professionisti, la parte di Sportin’ Life fu, già dalla prima rappresentazione (per volere esplicito di Gerswhin), interpretata da cantanti di teatro “leggero”: lo stravagante e indisciplinato John Bubbles e, più avanti, Cab Calloway e Sammy Davis Jr.

Gerswhin seppe capire che quello era il momento giusto per esaltare in un’opera seria ciò che in nel teatro e nei musicals americani si stava già verificando: l’esotismo nero, il blues e il jazz.

Nel romanzo Heyward insisteva maggiormente a descrivere l’apartheid che vivevano i neri americani (si era ispirato alla comunità nera di Charleston); nella versione operistica invece la presenza di bianchi è minima e poco incisiva per esprimere il contrasto e la distanza tra le due comunità.

Porgy & Bess racconta la vita della comunità nera di Catfish Row (Vicolo del Pesce Gatto), i momenti di gioia (pic-nic all’Isola di Kittiwah) e quelli di dolore (la morte di Robbins per mano di Crown; l’angoscia per l’uragano).
La trama è elementare ma efficace.
Dal punto di vista teatrale i personaggi sono più complessi e non stereotipati di quello che sembra: c’è Porgy, uno storpio che vive di elemosine innamorato della sensuale e fragile Bess, divisa tra l’affetto per l’onesto Porgy e l’attrazione fisica per Crown e mentale per Sportin’ Life.

Anche i personaggi minori sono importanti e ben strutturati: Serena, moglie di Robbins, rappresenta il nero onesto e religioso, contrapposta a Sportin’ Life, il disonesto e truffatore.
Quando Crown scappa dopo aver ucciso Robbins, Porgy è l’unico a aiutare Bess, le offre ospitalità e la possibilità di cambiare vita, ma tutto questo sarà di breve durata perché Bess ricadrà vittima della forza e della virilità di Crown prima e poi della droga e della vita facile offerte da Sportin’ Life.
Il finale dell’opera è però meno amaro e pessimistico di quello del libro: nel racconto di Heyward Porgy diventa un vecchio stanco e segnato dalla sfortunata storia d’amore con Bess; nell’opera c’è invece un finale aperto: Porgy, dopo essere uscito dalla prigione (dove era finito per aver ucciso Crown), è pronto a partire per New York alla ricerca della sua amata Bess.
“Si sente, dietro l’abile delineazione di questi personaggi, non tanto e non soltanto un punto di vista bianco sull’universo nero (che indubbiamente c’è, in questo camminare sul filo del rasoio degli stereotipi), ma anche il punto di vista “altro”, di un figlio di immigrati che conosciuto le dinamiche traumatiche dell’americanizzazione”. (*)

Per i tre personaggi maschili principali, Gerswhin utilizza una sorta di tema musicale diverso per ciascuno che serve a introdurli e a riconoscerli; ciò non avviene per Bess che, rispetto ai personaggi maschili, ha un ruolo passivo.

Questi sono detti “temi-riminiscenza” (per es. It ain’t necessarly so che canta Sportin’ Life).

Nell’opera le canzoni sono espressione dello stato emotivo dei personaggi e della situazione che la scena esprime: esse rispondono a una funzione drammatica ben precisa.
Si distingue solo Summertime che viene ripresa a ogni atto e che diventa “la sigla” dell’opera: ciò succede non solo perché Gerswhin le riconosce grande valore musicale (infatti diventa subito famosa) e importanza drammaturgica-narrativa nello svolgimento della storia, ma anche perché ha la funzione di aprire e chiudere la narrazione e dare alla storia una dimensione “mitica”.

Quando nel 1935 Porgy & Bess uscì (il 30 Settembre), ebbe 124 repliche e anche in questo dimostrò la sua natura ibrida: poche per un musical, tante per un’opera.
Se all’inizio la maggior parte dei giudizi sull’opera esprimevano perplessità e/o disappunto proprio per il suo carattere “misto”, oggi è proprio questo suo essere ibrida e contaminata da influssi blues e jazz a renderla interessante e a farla considerare come l’antesignana di un nuovo genere di opera americana.
“Il modo in cui gli elementi costitutivi della folk-opera si combinano tra loro è originale e anzi unico. E tanto basta perché essa rappresenti una delle più interessanti e vitali creazioni del teatro d’opera del Novecento

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