Antonín Dvorák

E' il maggior compositore ceco dell’‘800. Figlio di un oste (anche violinista nell’orchestrina del villaggio), Antonín Dvorák (8 settembre 1841 - 1 maggio 1904) impara a suonare dalla gente del suo villaggio. Un detto ceco dice “un boemo, un musicista” e, in effetti, l’amore per la musica e la capacità di suonare uno strumento (anche istintivamente, ad orecchio) sono parte integrante della cultura popolare ceca. Il piccolo Antonín impara dal maestro del villaggio a suonare il violino e diventa presto un’attrazione nell’osteria del padre. Anche in seguito, la sua musica porterà sempre con sé il segno di questa origine popolare e le sue opere più mature recheranno le tracce e gli influssi (ritmici e melodici) della musica della sua terra e della sua gente.
La sua formazione musicale è irregolare fino al 1857, quando il contributo di uno zio gli permette di frequentare la scuola d’organo di Praga. Suona la viola in un’orchestra da ballo della città e, successivamente, nell’orchestra del Teatro Nazionale diretta da Bedrich Smetana. Sono gli anni della rinascita del sentimento nazionale ceco, e l’attaccamento spontaneo di Dvorák per la sua terra acquisisce in questo clima una consapevolezza culturale che si riflette anche nelle sue prime composizioni. Ma nel 1873 il giovane compositore, in preda ad una grave crisi esistenziale, brucia tutto ciò che ha composto fino ad allora: per puro caso, si salva solo la sua prima sinfonia.Nel 1874, un provvidenziale intervento di Johannes Brahms, permette a Dvorák di ottenere una borsa di studio da parte del governo austriaco, grazie alla quale può finalmente dedicarsi esclusivamente alla composizione. Nel 1878 arriva il primo riconoscimento: le Danze slave, brevi pezzi per orchestra che echeggiano motivi popolari cechi e polacchi, ottengono un successo folgorante. Altrettanto succede per lo Stabat mater: rappresentato a Londra nel 1883, segna l’inizio di una popolarità straordinaria del musicista ceco in Inghilterra.Nel frattempo la sua l’attività spazia in tutti i campi della musica: compone musiche per piano, numerosi quartetti, sinfonie (e proprio a queste ultime è legato il successo internazionale). Ma Dvorák (a cui sta a cuore soprattutto il suo Paese) trae massima soddisfazione nel comporre lavori tratti dalla tradizione ceca, come l’opera comica in 2 atti Il contadino furbo (rappresentata la prima volta al Teatro Provvisorio di Praga il 27 gennaio 1878) e Vanda, in cui sono dominanti l’elemento melodico e i ritmi di danza di derivazione popolare. Dall’Inghilterra la sua fama arriva fino agli Stati Uniti e nel 1891 riceve l’offerta di dirigere il Conservatorio di New York. Anche se gli costa molto lasciare la sua terra, accetta l’incarico, mosso dalla convinzione (e forte della propria esperienza in terra ceca) di poter aiutare gli americani a trovare una loro forma musicale nazionale. Durante il soggiorno negli Stati Uniti nasce la composizione di maggior successo in assoluto: la Sinfonia n. 9 in mi minore (1893), meglio conosciuta come Sinfonia Dal Nuovo Mondo. In quest’opera Dvorák utilizza temi derivanti dalla tradizione musicale dei neri e degli indiani d’America, anche se il clima dell’opera rivela inconfondibilmente le sue radici europee e ceche. Il desiderio della sua terra natale ha presto il sopravvento, come dimostrano il nostalgico Concerto per violoncello (1894-1895) e il più famoso dei suoi quartetti, quello in fa maggiore op.96 (1893), detto Americano. Nel 1895 torna in patria, nel 1901 assume la direzione del Conservatorio di Praga e il 31 marzo dello stesso anno mette in scena al Teatro Nazionale il racconto lirico in 3 atti Rusalka, la sua opera più riuscita, in cui il clima fiabesco è reso perfettamente da Dvorák, soprattutto nell’evocazione delle atmosfere misteriose delle foreste della sua terra.

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