Luigi Cherubini

Autore di opere teatrali e di numerosi pezzi sacri, è uno dei musicisti che segnano il passaggio dal classicismo settecentesco alla soggettività romantica. Figlio di Bartolomeo, clavicembalista del Teatro della Pergola di Firenze, Luigi Cherubini (14 settembre 1760, Firenze - 13 marzo 1842, Parigi) incomincia fin da ragazzo a scrivere composizioni sacre e intermezzi teatrali che attirano l’attenzione del mondo musicale fiorentino. A tal punto che Giuseppe Sarti (uno degli operisti più acclamati del tempo), di passaggio da Firenze nel 1778, lo vuole con sé.
Per quattro anni il ragazzo segue il maestro in una vita girovaga per tutta Europa, impara il mestiere e scrive anche alcune parti delle opere di Sarti. Il quale aiuta Cherubini nella stesura delle sue prime composizioni che riscuotono lusinghieri successi, tanto da indurre il giovane compositore a tentare in proprio la via dell’Europa.
Dal 1784 al 1786 è a Londra e quindi a Parigi, dove rimane per tutta la vita. Qui Cherubini affina il suo stile, che nasce dalla sintesi degli elementi cantabili tipici dell’opera italiana con quell’esigenza di coerenza drammatica, di rispondenza fra musica e situazione scenica propugnata in quegli anni dalla riforma di Christoph Willibald Gluck.
Il suo primo grande successo, Lodoïska, va in scena negli anni caldi della Rivoluzione (al Teatro Feydeau di Parigi il 18 agosto 1791) e sembra portare sul palcoscenico la tensione del momento. Secondo il modello di Gluck, Cherubini elimina i pezzi chiusi e le arie col “da capo” che tendono a rallentare l’azione, serra il ritmo della narrazione in un crescendo drammatico che suscita addirittura l’ammirazione di Beethoven (il cui Fidelio si rifà, per alcuni aspetti, proprio a Lodoïska).
Frattanto la Rivoluzione incalza e nonostante gli amici fidati suggeriscano di abbandonare Parigi, Cherubini è trattenuto nella capitale, oltre che dal successo dell’opera, anche (e soprattutto) dall’amore per la figlia di un cantore della cappella reale (con lei si fidanza nel settembre 1792 e si sposa nel 1794).
Il 3 marzo 1797 va in scena la tragédie en vers in 3 atti Médée: di tutte le sue opere è quella reputata migliore, l’unica che goda di una ripresa e di un duraturo successo anche in tempi moderni, grazie soprattutto all’identificazione della protagonista con la voce e il talento inarrivabili di Maria Callas.
Negli anni della Rivoluzione deve, per forza di cose, trascurare la sua vera passione, la musica sacra, che tuttavia coltiva quasi di nascosto, lavorando alla composizione di un amplissimo Credo a otto voci (iniziato già nel 1778 e completato solo nel 1806).
Nel clima della Restaurazione può invece liberamente dedicarsi alla composizione di opere religiose, realizzando quelli che la critica riconosce oggi come i suoi capolavori. Il primo è la Messa solenne in fa maggiore per 3 voci, coro e orchestra, conosciuta anche come Messa di Chimay: intorno al 1806 Cherubini, sofferente di una grave crisi fisica, psicologica e artistica, viene invitato da amici nel castello di Chimay. Qui si riprende e si rimette alacremente al lavoro, componendo questa Messa, in cui traspare tutta la letizia e la gratitudine di un uomo che riprende a vivere.
Successivamente compone la grande Messa in re minore (1811) e, soprattutto, i due Requiem: quello in do minore (1817), scritto per Luigi XVI e per tutte le vittime della Rivoluzione, ampio e solenne, e quello in re minore (1836), opera di un musicista in età ormai avanzata che medita in modo drammatico sulla propria sorte.

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