Bizet, Georges

Bizet è, semplicemente, l’autore di Carmen.
La carriera di Georges Bizet (28 ottobre 1838, Parigi - 3 giugno 1875, Bougival, Parigi), figlio di due modesti musicisti, per molti anni è quella di un onesto professionista della musica. Eccellente pianista, si guadagna da vivere scrivendo trascrizioni per pianoforte e compone con discreto successo, vincendo anche, nel 1857, il prestigioso “Prix de Rome”.
Ma, costantemente insicuro, spesso è preda di ripensamenti, si interrompe, rinuncia a lavori già intrapresi, non riesce a sfondare. Anche il suo maggior successo, l’opera in 3 atti Le Pecheurs de perles, (I pescatori di perle, rappresentata al Teatro Lyrique di Parigi il 30 settembre 1863), è solo un collage di arie (alcune delle quali invero di grande ricchezza melodica) senza alcuna coerenza drammatica. Verosimilmente il problema di Bizet è proprio trovare la forma adatta per esprimere tutto il proprio temperamento vitalistico.
L’opera francese, infatti, si trova da tempo in una situazione di stallo senza uscita. Da decenni è legata a due stili rigidamente codificati, l’“opéra-comique” e il “grand-opéra”. La prima è uno spettacolo tendenzialmente leggero, costituita obbligatoriamente dall’alternarsi di arie e brani solo dialogati, che mette in scena vicende di vita quotidiana (più o meno buffe o sentimentali) coronate dall’immancabile lieto fine. La seconda è il residuo imbalsamato della tragedia lirica: grandi masse, grandi scene, retorica a profusione, nessuna vita. Mentre la vita è proprio ciò che vorrebbe esprimere Bizet, intrappolato dal fatto di non trovare in nessuna di queste forme uno strumento adeguato. Nel 1872 Bizet si imbatte nel libretto di Carmen (di Henri Meilhac e Ludovic Halévy) e subito inizia a comporre.
Recupera, rielabora e riutilizza idee sparse in lavori abbozzati (anche completati) in precedenza: sembra voler concentrare nell’opera che sta componendo tutto il meglio del proprio lavoro. Alla fine dell’estate del 1874 la partitura è pronta. Il 3 marzo dell’anno seguente Carmen va in scena all’Opéra-comique: è un fiasco. Pubblico e critica disapprovano rumorosamente, giudicandola un’opera immorale. Non racconta di buoni sentimenti che alla fine trionfano, ma mette in scena una donna provocante, sensuale, che canta le lodi dell’infedeltà: “L’amour est un oiseau rebel...”. Come se non bastasse un uomo, per di più un soldato, è sedotto e spinto all’omicidio. Lei, la protagonista, alla fine muore in scena. Sono tutti elementi che contribuiscono alla stroncatura del lavoro. Per Bizet è un colpo troppo duro. Sta male fisicamente e in maggio si reca a Bougival, poco fuori Parigi, nella speranza di rimettersi. Il 3 giugno il medico stila il certificato di morte. Non è mai stato chiarito se sia veramente deceduto per un’infezione o si sia suicidato.
Pochi mesi dopo, a Vienna, Carmen riceve un’accoglienza trionfale. Se ne innamora anche Nietzsche, affascinato dalla sua “sensibilità meridionale, infocata, ardente”.
I critici riconoscono la novità del suo linguaggio: con Carmen vengono spazzate via d’un colpo tutte le convenzioni di una tradizione arroccata sulle proprie antiquate posizioni e sul palcoscenico irrompe la vita.

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