Bellini, Vincenzo

Al Conservatorio di Napoli, dove entra nel 1819 grazie a una borsa di studio del Comune di Catania, il suo maestro Nicola Antonio Zingarelli gli infonde un amore (mai rinnegato da Bellini) per la melodia intesa come elemento fondamentale del discorso musicale.
Al termine degli studi gli viene commissionata un’opera per il teatro San Carlo di Napoli. Il successo di Bianca e Gernando (poi trasformata in Bianca e Fernando) è discreto: Domenico Barbaja, l’impresario del teatro (e componente del comitato di gestione della Scala), gli procura una scrittura a Milano. Il 27 ottobre 1827 debutta alla Scala Il pirata, melodramma in 2 atti (su libretto di Felice Romani, in seguito stretto collaboratore di Bellini) che riscuote un notevole successo. È un’opera ancora immatura, ma alcuni squarci melodici rivelano già il maestro del “bel canto”. Simpatico, brillante, fisicamente attraente, Bellini conquista rapidamente l’ambiente milanese ed è sovente ospite di famiglie dell’alta nobiltà. Riesce presto a spuntare contratti molto vantaggiosi e il successo gli permette di comporre con cura, senza scadenze assillanti. La sua opera successiva La straniera, va in scena alla Scala di Milano il 14 febbraio 1829 ed è accolta con grande favore.

Un successi ancora maggiore arride alla tragedia lirica in 2 atti I Capuleti e i Montecchi, rappresentata al Teatro La Fenice di Venezia l’11 marzo 1830.
In queste opere emerge il suo amore per la melodia morbida e sensuale e per una condotta orchestrale che (pur non essendo particolarmente innovativa) sottolinea in modo conciso e appassionato il clima e il pathos delle vicende.
Il 1831 è l’anno dell’incontro con Giuditta Pasta, il soprano più acclamato del momento, una delle voci più celebrate di tutta la storia dell’opera. È lei a dar voce ai capolavori di Bellini: nel mese di marzo La sonnambula (applauditissima dal pubblico del Teatro Carcano di Milano) e in dicembre Norma (alla Scala). Come sovente accade alle opere geniali, inizialmente Norma è un fiasco. Gli ascoltatori stentano a ritrovare quella cantabilità melodica a cui Bellini li ha abituati e la drammaticità più severa, in qualche modo neoclassica dell’opera sconcerta il pubblico. Ma nel corso delle successive repliche Norma non solo cattura i favori degli ascoltatori, ma si afferma come massimo capolavoro del suo autore, sintetizzando, in un meraviglioso equilibrio, la purezza lirica del canto con la passione e la drammaticità del romanticismo imperante, elementi espressi anche nella solennità degli interventi del coro.
La fama di Bellini varca i confini nazionali. Nel 1833 arriva a Londra, dove Giuditta Pasta interpreta, nel giro di poche settimane, Pirata, Norma e Capuleti, mentre Sonnambula è affidata alla leggendaria Maria Malibran. Da Londra si trasferisce a Parigi, la capitale dell’opera europea. Qui entra in contatto con le correnti più avanzate della musica dell’epoca e rimane particolarmente impressionato dalle sinfonie di Beethoven, ma ritiene che si dedichi troppa cura all’aspetto strumentale a scapito della voce. Contrariamente a questa sua radicata convinzione, I Puritani e i Cavalieri (l’opera a cui sta lavorando e con la quale vuole mostrare tutto il valore della melodia italiana) risulta essere la sua opera meglio strumentata, segno evidente dell’avvenuta assimilazione dell’atmosfera respirata in territorio parigino.
La rappresentazione dell’opera si tiene al Theatre Italien di Parigi il 24 gennaio 1835 e risulta un vero trionfo.
Ma nell’estate 1836, improvvisamente, Bellini si ammala. Abbandonato dai suoi ospiti, forse timorosi di un contagio, il compositore si affida alle cure di un medico poco capace. Muore alla fine di settembre, in totale solitudine, verosimilmente di epatite.

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