Salieri Antonio

Autore di molte opere diventato famoso soprattutto come compositore di corte a Vienna all’epoca di Wolfgang Amadeus Mozart, Salieri nasce in una famiglia di musicisti il 18 agosto 1750 a Legnago, Verona e muore il 7 maggio 1825 a Vienna in Austria.
Salieri incomincia a studiare il violino con il fratello maggiore, allievo del grande Giuseppe Tartini. Al fine di completare gli studi, all’età di 15 anni si trasferisce a Venezia, ove incontra il maestro di cappella della corte imperiale Florian Leopold Gassmann il quale, convinto del suo talento, lo conduce con sé a Vienna prendendosi cura personalmente della sua formazione musicale e culturale. Nel 1770 esordisce nella capitale asburgica con Le donne letterate, opera buffa che gli vale la stima e l’amicizia di Christoph Willibald Gluck. Quattro anni dopo succede a Gassmann nella carica di compositore di corte e direttore d’orchestra del Teatro Imperiale. I lavori successivi riscuotono un considerevole successo, tanto che gli viene commissionata un’opera per l’inaugurazione del nuovo Teatro alla Scala di Milano (Europa riconosciuta del 1778). Gluck lo invita a Parigi, dove si cimenta nel genere tipicamente locale della tragédie-lyrique: nel 1784 va in scena Les Danaïdes, forse la sua opera migliore (ma inizialmente, per timore di un insuccesso, viene presentata come opera di Gluck).
Dal 1788 ricopre anche la carica di maestro di cappella e diventa, negli anni successivi, uno dei personaggi più influenti nella vita musicale di Vienna.
Si dedica anche intensamente all’insegnamento, potendo annoverare fra i suoi allievi Ludwig van Beethoven (che gli dedica tre sonate per piano), Franz Liszt, Franz Schubert e altri ancora.
Nel 1820, in occasione dei 50 anni della sua attività a Vienna, gli vengono dedicati grandiosi festeggiamenti, ma già l’anno successivo la sua salute mentale inizia a vacillare, riducendolo a trascorrere gli ultimi due anni completamente fuori di senno.
La fama di Salieri rimarrebbe probabilmente solo quella di uno dei tanti buoni operisti della sua epoca, se nel 1830 non andasse in scena il dramma di Puskin, intitolato Mozart e Salieri che riprende una delle tante ipotesi (più o meno fantasiose) che avevano cominciato a circolare a Vienna già all’indomani della morte di Mozart: Wolfgang Amadeus è morto avvelenato da Salieri.
Nell’opera di Puskin, Salieri appare invidioso della miracolosa facilità creativa dell’amico-rivale e indispettito della sua immorale leggerezza (mentre lui, Salieri, così seriamente devoto alla sua missione di artista, non è che un mediocre).
Nel clima romantico dell’’800, la storia trova terreno fertile e ottiene grande diffusione e nel 1898 Mozart e Salieri diventa un’opera, musicata da Rimskij- Korsakov. Attorno al 1970 Peter Schaffer riprende l’idea di Puskin nella commedia Amadeus, da cui il regista Milos Forman ricava il film omonimo (1985) di grande successo.
Salieri diventa così famoso in tutto il mondo come il rivale e il presunto assassino di Mozart. Inutile dire che la tesi dell’omicidio non ha alcun fondamento storico, ma questa fama, paradossalmente, stimola la riscoperta (e conseguente rivalutazione) dei lavori di Antonio Salieri.

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