L'opera verista

Verso la fine dell’Ottocento si mettono in scena personaggi più veri e più realistici rispetto a quelli romantici. E’ l’opera verista.
In Italia l’opera verista nasce a partire dalla Cavalleria Rusticana (1890) di Mascagni, proseguendo poi con Leoncavallo e Puccini.
Alla fine dell’Ottocento fare musica significa solo copiare Wagner o Verdi ma era inutile perché era molto difficile copiare quei due colossi, tutto questo fino a quando la casa musicale Sonzogno indice un concorso di composizione al quale partecipano molti giovani artisti. Il vincitore è stato Pietro Mascagni con Cavalleria Rusticana tratta da un’opera di Giovanni Verga.
Le caratteristiche dell’opera verista sono che la vicenda trattata deve essere vera, il soggetto deve essere trattato senza finzione e la musica deve adattarsi al vero; per esempio: se succede una cosa brutta non la si canta ma molto spesso si grida.

I maggiori rappresentanti dell’opera verista sono stati: Mascagni (Cavalleria rusticana), Leoncavallo (Pagliacci) e Puccini (Manon Lescaut, Bohème, Tosca, Madame Butterfly e Turandot rimasto incompleto perché muore).
In Cavalleria rusticana la vicenda è ambientata in un piccolo paese della Sicilia in cui Turiddu e Alfio combattono contro perché Lola, la moglie di Alfio, è andata con Turiddu. Alla fine Turiddu muore e le donne gridano letteralmente che Turiddu è morto, un grido vero appunto.
In i Pagliacci di Leoncavallo la vicenda si svolge in un piccolo paese della Calabria, il capo di una compagnia teatrale girovaga uccide un suo dipendente pensando che fosse l’amante della moglie. Viene condannato a 20 anni di carcere.
Leoncavallo e Mascagni non sono nulla in confronto a Puccini perché loro due dopo aver composto le loro opere più importanti non riescono a fare di meglio, invece Puccini firma capolavori su capolavori.
In Puccini coesistono la visione wagneriana del teatro e la scrittura di Verdi, cose che lo rendono il migliore.

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