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Nell’intero arco della sua carriera artistica è sempre presente la tensione tra fedeltà alle strutture compositive consacrate dalla tradizione e un impulso/necessità di travolgerle o arricchirle di nuovi contenuti espressivi e di nuove soluzioni formali.

Sulla base di effettive differenze stilistiche Wilhelm von Lenz nel 1852 suddivise le opere di Beethoven in tre periodi creativi:

- Primo periodo (1782-1802) a cui appartengono le prime due sinfonie, 28 Sonate,3 concerti per piano e orchestra. Beethoven riprende le tecniche e le forme compositive dei suoi predecessori aggiungendo però dei movimenti lenti in cui predomina un particolare lirismo. Mostra già in questa fase di prediligere le sonorità cupe e le atmosfere intensamente espressive.
Nel 1802 compone la sonata in do diesis minore che è basata su un unico tema semplice sviluppato su un ritmo armonico molto allungato. Per il carattere sognante del movimento Adagio sostenuto il poeta Rellstab la ribattezzò sonata Al chiaro di Luna.

- Secondo periodo (1803-1815) che comprende le sinfonie dalla Terza all’Ottava e l’opera Fidelio. Beethoven desidera adottare un nuovo stile di natura più individuale e personale. Mostra la sua abilità di trasformare e sviluppare pochi motivi apparentemente elementari ma che poi acquistano un’impronta caratteristica mediante le relazioni che vengono istituite tra di essi, formando un insieme coerente. Proprio la semplicità dei temi garantisce la possibilità di arrivare a colpire l’attenzione dell’ascoltatore. Caratteristica principale delle opere del secondo periodo è la spinta enfatica verso il grandioso e il monumentale. La musica acquista uno stile EROICO, (titanismo) dovuto a presenza di vaste zone di tensione drammatica con accelerazioni e distensioni dei profili ritmici da cui si ricava l’impressione dell’alternarsi di impeto e spossatezza.

- Terzo periodo (1816-1826) in cui viene composta la Nona sinfonia , la Grosse Fuge e la Missa Solemnis. Ultimi 10 anni della vita dell’autore furono vissuti in isolamento dovuto al peggioramento dell’udito e le opere che scaturirono sono espressione di questo solipsismo. L’elaborazione dell’unico tema viene portata all’estremo. Opere caratterizzate da un’enfasi lirica e dal carattere cantabile con la predilezione verso i mutamenti drammatici di stati d’animo all’interno di un singolo movimento. Inoltre tende a spostare l’apice delle sequenze dei tempi sul finale. Es. nella Nona sinfonia i tempi conclusivi sono i più importanti (a cui viene ad aggiungersi anche il coro sul Finale).
Dopo Beethoven le forme classiche vennero messe sempre più in secondo piano, soprattutto nella musica per pianoforte, strumento che dai tempi di Beethoven subiva costanti miglioramenti tecnici.

A partire dal 1820 un significativo arricchimento della letteratura pianistica romantica venne dalla diffusione di composizioni liriche denominate «pezzi caratteristici» improntate di una intensa sentimentalità alimentata da elementi virtuosistici.
Al pezzo caratteristico appartengono fantasie (Berlioz), romanze (Mendelssohn), capricci (Paganini), ballate, preludi, studi, notturni (Chopin) e altri.
Sono composizioni adatte ad essere eseguite in un clima intimistico, cioè destinate per lo più ad esecuzioni private in particolare appartenevano ai salotti borghesi.
Tra i principali autori del repertorio dei pezzo caratteristici figurano CHOPIN, SCHUBERT, MENDELSSOHN e SCHUMANN.

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