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Parafrasi - Odissea libro XII

Mentre spiegavo le istruzioni di Circe ai compagni
la nave spinta da un vento favorevole arrivò rapidamente
all'isola delle Sirene.
Immediatamente il vento cessò,vi fù una calma
improvvisa,un dio addormentava le onde.
I compagni levarono e piegarono le vele,
le deposero nella stiva della nave e una volta posizionati
ai remi, con foga iniziarono a remare.
Io invece, con un' affilata lama di bronzo
avevo tagliato un disco di cera a pezzetti
e li stavo premendo tra le mani con forza.
Per la forte pressione e il calore del sole
la cera si ammorbidì e la spalmai
sulle orecchie di tutti i miei compagni.
Loro mi legarono mani e piedi con le funi
e mi fissarono saldamente all'albero della nave,
poi sedettero e remarono con forza.
Ma, nonostante fossimo veloci
la nave non passò inosservata alle sirene
e non appena fummo a una distanza che ci consentiva udirle
intonarono un canto soave:
" Vieni, famoso Ulisse, eroe dei greci,
ferma la nave, così potrai ascoltarci.
Nessuno è mai passato di qui senza
fermarsi ad ascoltare il dolce suono del nostro canto,
chi si è fermato se ne è andato dopo avere provato piacere
e acquisito più conoscenza.
Noi sappiamo quante sofferenze patirono a Troade
gli Achei e i Troiani per il volere degli dei;
sappiamo tutto quello che è successo su quella fertile terra".
Dissero queste parole cantando con voce soave:
tutto me stesso voleva ascoltarle,
facendo segno con gli occhi
ordinai ai miei compagni di slegarmi,
ma loro remavano curvi.
Prontamente Perimede ed Euriloco si alzarono
e strinsero di più le funi che mi legavano.
Quando oltrepassarono le sirene
e non si poteva più sentire né la loro voce né il loro canto,
i fidati compagni si tolsero la cera
dalle orecchie e mi slegarono.

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