coltina di coltina
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Odissea, libro V, vv. 150-192

Inorridì Calipso, e con alate
Parole rispondendo: Ah, numi ingiusti,
Sclamò, che invidia non più intesa è questa,
Che se una dea con maritale amplesso
Si congiunge a un mortal, voi non soffrite?155
Quando la tinta di rosato Aurora
Orïone rapì, voi, dèi, cui vita
Facile scorre, acre livor mordea,
Finché in Ortigia il rintracciò la casta
Dal seggio aureo Dïana, e d'improvvisa160
Morte il colpì con invisibil dardo.
E allor che venne, inanellata il crine,
Cerere a Giasïon tutta amorosa,
E nel maggese, che il pesante aratro
Tre volte aperto avea, se gli concesse,165
Giove, cui l'opra non fu ignota, uccise
Giasïon con la folgore affocata.
Così voi, dèi, con invid'occhio al fianco
Mi vedete un eroe da me serbato,

Che solo stava in su i meschini avanzi170
Della nave, che il telo igneo di Giove
Nel mare oscuro gli percosse e sciolse.
Io raccogliealo amica, io lo nutria
Gelosamente, io prometteagli eterni
Giorni, e dal gel della vecchiezza immuni.175
Ma quando troppo è ver che alcun di Giove
Precetto vïolare a un altro nume
Non lice, od obblïar, parta egli e solchi,
Se il comandò l'Egidarmato, i campi
Non seminati. Io nol rimando certo;180
Ché navi a me non sono e non compagni,
Che del mare il carreggino sul tergo.
Ben sovverrógli di consiglio, e il modo
Gli additerò, che alla sua dolce terra
Su i perigliosi flutti ei giunga illeso.185
Ogni modo il rimanda, l'Argicida
Soggiunse, e pensa che infiammarsi d'ira
Potrebbe contra te l'Olimpio un giorno.
E sul fin di tai detti a lei si tolse.
L'augusta ninfa, del Saturnio udita190
la severa imbasciata, il prode Ulisse
Per cercar s'avvïò.

Parafrasi
Così parlò Ermes. Calipso, divina fra le dee, rabbrividì e rispose: "Voi dei siete crudeli, perchè quando una dea trova un mortale che vorrebbe far diventare suo sposo voi le impedite di vivere con lui alla luce del sole. Così quando Aurora si innamorò di Orione voi che vivete sempre sereni, lo perseguitaste finchè Artemide lo uccise con le sue frecce. E così quando Demetra, che desiderava il suo amante, amò Giasone in un campo di grano non rimase a lungo con lui. Zeus, che non sapeva della loro storia, uccise il giovane agricoltore cretese con un fulmine.

Così adesso voi mi invidiate perchè io sto con un mortale. Io l'ho salvato perchè è arrivato sull'isola naufrago, attaccato a un pezzo di relitto della sua nave. Era da solo perchè Zeus colpì la sua nave con un fulmine in mezzo al mare. Tutti i suoi valorosi compagni di battaglia morirono, mentre egli fu portato dalle onde del mare fino a quest'isola. Io l'ho accolto e nutrito e pensavo di regalargli l'immortalità, così che non sarebbe mai invecchiato. Ma poichè nessuna divinità può fare qualcosa contro il volere di Zeus allora se ne vada pure quest'uomo attraverso il mare che lo chiama.
Io non lo accompagnerò di certo. Ma nella mia isola non ci sono navi nè uomini che lo possano accompagnare, però gli darò dei consigli e lo aiuterò in tutti i modi che posso. E così arriverà sano e salvo alla sua terra."
Ermes le rispose: "Allora mandalo via subito, senza navi e senza compagni e stai attenta alla collera di Zeus. Fai in modo che non si arrabbi con te in futuro".
Ermes se ne andò e la ninfa si recò da Ulisse, dopo aver ascoltato gli ordini di Zeus.

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