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Odissea - Libro V, parafrasi, vv. 55-84

Ma quando giunse all’isola che era lontana,
arrivato dal mare violaceo andò sulla terra,
finché giunse all'ampia grotta, dove la ninfa
dalle trecce belle abitava; la trovò che era in casa.
Un gran fuoco bruciava nel focolare e da lontano un odore
di cedro tenero e di tuia si sentiva per l’isola,
che bruciavano: lei dentro, cantando con la bella voce
e percorrendo il telaio con la spola d’oro tesseva.
Un bosco rigoglioso cresceva intorno alla grotta:
l'ontano, il pioppo e il cipresso profumato.
Qui gli uccelli dalle grandi ali facevano il nido:
gufi, sparvieri, cornacchie gracchianti,
marine, alle quali piace la vita del mare.
Si allungava intorno alla grotta profonda
una vite rigogliosa, fiorente di grappoli.
Quattro fonti sgorgavano in fila, di acqua limpida,

vicine tra loro, ma rivolte una da una parte una da un'altra.
C'erano intorno morbidi prati di viola e sedano
fioriti; anche un dio immortale arrivato qui
si sarebbe meravigliato guardando, e avrebbe gioito nel cuore.
Stando lì fermo, dunque, si meravigliava il messaggero Argheifonte.
E quando ebbe ammirato ogni cosa nell’animo,
subito entrò nell'ampia grotta: vedendoselo avanti
lo riconobbe Calipso, chiara tra le dee,
perché gli dei immortali non sono ignoti l'uno all’altro,
neanche se uno abita case molto lontano.
Ma dentro non trovò il magnanimo Odisseo;
piangeva seduto sulla riva, là dove sempre,
straziandosi il cuore con lacrime, lamenti e sofferenze,
guardava piangendo il mare infecondo.

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