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Odissea - Proemio

Analisi del proemio del poema omerico "Odissea", vv. 1 - 79, in cui è descritto il concilio degli dèi

E io lo dico a Skuola.net
Il proemio dell'Odissea vv. 1 - 79
L'Odissea si apre con una situazione di staticità, diametralmente opposta a quella dinamica dell'Iliade. La vicenda prende il via all'improvviso e i protagonisti iniziano a vivere le proprie peripezie, seguendo due linee parallele: Telemaco prende una nave per trovare il padre; Odisseo prende una zattera per tornare ad Itaca.
I proemi dei due poemi presentano elementi comuni: l'invocazione alla Musa, il tema principale raccontato, l'assemblea degli dèi; differente è, invece, la funzione del prologo che, nell'Odissea, contestualizza il racconto.
L'"epos del viaggio" ha, fin dall'inizio, un carattere molto più nostalgico e malinconico, il fato manovrato dagli dèi, che padroneggiava la scena dell'Iliade, qui si accompagna con la concezione di cui Zeus è portavoce: l'uomo causa delle proprie empietà, quasi un "faber suae quisque fortunae" ante litteram.
Gli dèi si fanno qui sempre più lontani dalle vicende umane, l'uomo è in balìa di sé stesso, l'uomo decide, gli dèi agiscono di conseguenza. Sembra, quasi, che l'unica dea, degna di essere alla pari di quelli dell'Iliade, sia Atena, che da sola muove l'intera azione del poema.

Proemio
Narrami, o Musa, dell'eroe multiforme, che tanto
vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di Troia:
di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri,
molti dolori patì sul mare nell'animo suo,
per acquistare a sé la vita e il ritono dei compagni.
Ma i compagni neanche così li salvò, pur volendo:
con la loro empietà si perdettero,
stolti, che mangiarono i buoi del Sole
Iperione: a essi egli tolse il dì del ritorno.
Racconta qualcosa anche a noi, o dea figlia di Zeus.
Tutti gli altri, che scamparono la ripida morte,
erano a casa, sfuggiti alla guerra e al mare:
solo lui, che bramava il ritorno e la moglie,
lo tratteneva una ninfa possente, Calipso, chiara tra le dee,
nelle cave spelonche, vogliosa d'averlo marito.
E quando il tempo arrivò, col volgere degli anni,
nel quale gli dèi stabilirono che a casa tornasse,
a Itaca, neanche allora fu salvo da lotte
persino tra i suoi. Gli dèi ne avevano tutti pietà,
ma non Posidone: furiosamente egli fu in collera
con Odisseo pari a un dio, finché non giunse nella sua terra.
Ma Posidone era andato a trovare gli Etiopi, che stanno lontano,
gli Etiopi divisi in due parti, i più remoti tra gli uomini,
gli uni a Iperione calante, gli altri a Iperione levante,
per ricevere un'ecatombe di tori e di agnelli.
E lì seduto, si godeva il banchetto: gli altri invece
stavano insieme nelle sale di Zeus Olimpio.
E fra essi iniziò a parlare il padre di uomini e dèi:
in mente gli era venuto il nobile Egisto,
colui che il figlio d'Agamennone, il famoso Oreste, uccise.
Di lui ricordandosi, disse agli immortali così:
"Ah! quante colpe danno i mortali agli dèi!
Ci dicono causa delle loro disgrazie: ma anche da sé,
con le loro empietà, si procurano dolori oltre il segno.

Come ad esempio ora Egisto: sposò la legittima moglie
di Atride, oltre il giusto e lui, appena tornato, l'uccise,
pur sapendo della ripida morte. Perché l'avevamo avvertito,
mandandogli Ermete, l'Arghifonte di ottima vista,
di non ucciderlo, di non volerne la sposa:
"Dell'Atride sarà fatta vendetta da Oreste,
quando, cresciuto, desidererà la sua terra".
Così Ermete gli disse, ma non piegò la mente di Egisto,
pur pensando al suo bene: e ora, tutt'insieme, ha pagato".
Gli rispose allora la dea glaucopide Atena:
"Padre nostro Cronide, sommo tra i potenti,
in una morte fin troppo meritata egli giace:
muoia così chiunque altro faccia lo stesso.
Ma il mio cuore si spezza per il valente Odisseo,
infelice, che da tempo patisce dolori, lontano dai suoi,
in una terra circondata dall'acqua, dov'è l'ombelico del mare,
un'isola fitta di alberi, vi abita e dimora una dea,
la figlia di Atlante, pericoloso, che del mare
intero conosce gli abissi e ha le grandi
colonne che tengono la terra e il cielo divisi.
La figlia di costui trattiene l'infelice, che piange,
e sempre l'incanta con tenere e maliose
parole, perché si dimentichi d'Itaca: ma Odisseo,
che brama vedere almeno il fumo levarsi
dalla sua terra, vorrebbe morire. E il tuo cuore,
Olimpio, non si commuove? Odisseo non t'era gradito
quando presso le navi argive sacrificava,
nella vasta terra di Troia? perché, Zeus, gli sei così ostile?"
E a sua volta Zeus che addensa le nubi le disse:
"Figlia mia, che parola ti sfuggì dal recinto dei denti.
E come potrei dimenticare il divino Odisseo,
che supera per senno i mortali e offrì più vittime
agli dèi immortali che hanno il vasto cielo?
Ma Posidone che percorre la terra è sempre ardentemente
adirato per il Ciclope che egli accecò del suo occhio,
per Polifemo pari a un dio, la cui forza è grandissima
fra tutti i Ciclopi: lo generò la ninfa Toòsa,
la figlia di Forco che si cura del mare infecondo,
congiuntasi con Posidone in grotte profonde.
Da allora Posidone che scuote la terra, odisseo, no,
non l'uccide, ma lo respinge dalla terra dei padri.
Ma orsù, pensiamo noi tutti al ritorno,
noi qui, come può ritornare. Posidone deporrà
la sua collera: contro il volere degli dèi
immortali non potrà lottare da solo."


Guida alla lettura
* o Musa: invocazione
* dell'eroe multiforme: Odisseo viene indicato come multiforme e gli vengono attribuiti tre azioni specifiche, "vagò, conobbe molte città, patì"
* Iperione: epiteto del Sole
* la moglie: Penelope
* neanche allora fu salvo da lotte: anticipa la conclusione
* Etiopi: popolazione che risiede ai confini del mondo; popolo mitico, amico degli dèi, la cui localizzazione precisa non esiste; saranno successivamente collocati nel cuore dell'Africa
* Egisto: amante di Clitemnestra, moglie di Agamennone; uccise Agamennone e fu ucciso da Oreste, figlio del sovrano
* Ah! quante colpe...oltre il segno: prima testimonianza della libertà degli uomini nei confronti degli dèi
* figlia di Atlante: perifrasi per Calipso
* Forco: divinità marina, custode degli abissi
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