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Zeus

Il signore dell’Olimpo

Zeus fu il supremo dio dei greci. Il suo nome significa “cielo, giorno” e, fin dall’inizio, il dio venne considerato proprio la personificazione del cielo luminoso, la più alta espressione di divinità per gli antichi.
La sua potenza si manifestava nella possibilità di comandare a proprio piacimento i fenomeni atmosferici: radunava le nubi, scatenava i temporali, lanciava i fulmini, mandava sulla terra la pioggia, la neve e la grandine e faceva tornare il sereno. Come il cielo dominava ogni cosa, così Zeus, “padre degli dei e degli uomini”, era onnipotente. Egli però non abusava di questo immenso potere, anzi, con grande senso di giustizia, era solito soppesare ogni decisione con una bilancia d’oro sui cui piatti poneva tutte le circostanze favorevoli o contrarie. Soltanto la Moira (il Fato), misteriosa divinità senza forma, stava al di sopra di lui: alle sue dure e incomprensibili leggi, nemmeno il padre degli dei si poteva sottrarre.
Le armi di Zeus erano i fulmini che il figlio Efesto forgiava per lui nelle caverne dell’Etna e dello Stromboli.

Per i Romani...

Il Giove dei Romani aveva le stesse caratteristiche di Zeus, per cui le due divinità, fin dai tempi più remoti, si confusero, e molti miti vennero attribuiti indistintamente ora all’una ora all’altra. Nel periodo dell’Impero, nel culto di Giove vennero a confluire anche parecchie divinità di origine orientale.
Anche per i romani, dunque, Giove era il padre degli dei e degli uomini, il dio del sereno e delle tempeste, dei lampi e dei tuoni, signore del giorno e della luce.
A partire da Enea, lo si andò progressivamente considerando soprattutto il protettore del popolo e dello Stato. Gli si attribuirono i soprannomi di Giove Ottimo Massimo e di Giove Statore, cioè capace di arrestare i nemici.
Sembra inoltre che fin dai tempi di Tarquinio Prisco (quinto re di Roma) sorgesse in Campidoglio un tempio sacro a Giove.

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