Inga di Inga
Ominide 51 punti

Mito di Dioniso

Coesistono ancora oggi differenti versioni del mito di Dioniso. Nel racconto più diffuso si narra di un amore segreto tra Zeus, re degli dèi dell’Olimpo, e Semele, figlia dei tebani Cadmo e Armonia. Era, legittima sposa di Zeus, ne è gelosa, e tenta di opporsi all’amore del marito con la principessa tebana; le appare in sogno nelle vesti della sua nutrice e la induce perfidamente a chiedere a Zeus di mostrarsi in tutta il suo splendore. Zeus, avendo promesso all’amata di esaudire ogni suo desiderio, si reca a farle visita avvolto dalle sue folgori, ma Semele ne rimane mortalmente rifulsa; ai mortali, infatti, non era concessa tale visione. Zeus riesce a trarre in salvo il feto del piccolo Dioniso e, per evitare la furia della moglie, lo cuce nella coscia fino al compimento della gestazione. Venuto alla luce, con sembianze non interamente umane, il piccolo Dioniso viene rapito dai Titani, per ordine di Era, fatto a pezzi e gettato in un calderone bollente; ma Zeus ricompone il suo corpo, donandogli la forma animale di una capretta. Dioniso viene poi affidato a Persefone, ed in seguito ad Atamante re di Orcomeno; ma Era, collerica, rende pazzo il re. Zeus tramuta il piccolo in un capretto e lo conduce a Nisa, dove le Ninfe lo nutrono con il miele. Il Dio scopre il vino attraverso la spremitura di piccole bacche rotonde, raccolte in grappoli: l’ uva. Una volta cresciuto, il Dio erra per vaste terre, reso pazzo dalla gelosia di Era, accompagnato nel suo peregrinare da Sileno, dai Satiri, dalle Ninfe e dalle Menadi (dette anche baccanti), trasportato da un carro trainato da pantere. Giunto nelle isole dell’Egeo, Dioniso viene catturato dai pirati, ma riesce a fuggire facendo crescere la vite sul ponte, trasformando i remi in serpi ed infestando la nave con fantasmi di animali; i pirati si gettano in mare e divengono delfini. Nella fuga per sottrarsi al re Licurgo, che cerca di imprigionarlo a causa di una precedente battaglia, Dioniso si rifugia in Tracia presso la nereide Teti, che lo conduce sull’isola di Nasso. Qui incontra Arianna, abbandonata da Teseo dopo la loro fuga da Creta, dove insieme erano riusciti ad annientare il Minotauro rinchiuso nel labirinto, se ne innamora, la sposa, e la porta con sé. Infine Dioniso scende nell’Ade e persuade Persefone con del mirto, in cambio della restituzione della madre, Semele, morta folgorata da Zeus.

Il culto di questa divinità era allora molto diffuso; era conosciuta in molte zone dell’Oriente e dell’Occidente, assumendo in ogni luogo un nome differente: a Roma era noto come Bacco o Libero, in Oriente come Zagreo , Bassareo o Leneo, ed era sempre rappresentato come un bel giovane con i capelli riccioluti, decorati da una coroncina di pampini viticci.

Il rito era celebrato per mezzo di libagioni di vino e sacrifici di caproni, il tutto accostato a riti notturni a cui prendevano parte le donne ebbre.
Vennero inoltre attribuiti a Dioniso diversi epiteti riferiti a particolari ed importanti episodi del suo mito; epiteti come Oinos, “vino”; Eriphos, “capretto”; Eiraphiòtes, “cucito nella coscia”.

Registrati via email