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Prometeo

1° VERSIONE
Attraverso i miti, fin dall’antichità, si è cercato di spiegare l’origine dell’uomo, della terra e degli elementi naturali.
Nel mito, quasi come nei sogni, le regole logiche della vita non sono sempre rispettate: ci sono trasformazioni, rinascite ecc.
Ogni civiltà ha i propri miti, quelle dei popoli del Mediterraneo hanno miti molto somiglianti tra loro.
Il mito di Prometeo è uno dei più ricchi e interessanti della civiltà greca.Spiega l’origine del fuoco, indispensabile per la lavorazione dei metalli, e presenta la figura eccezionale di un titano che si oppone a Zeus e resiste alle torture vincendo, alla fine, la sua lotta contro il re degli dei.
La prima età era stata quella dell’Oro, sotto il regno di Saturno.
Gli uomini, creati dagli dei, avevano goduto una perfetta felicità. La terra produceva ogni bene spontaneamente ed essi vivevano senza affanni, senza fatica e senza vecchiaia. Erano però soggetti alla morte e quando essa giungeva, si addormentavano come in un dolce sonno.
.Quando la famiglia di questi primi uomini si era estinta, i loro spiriti diventavano geni benefici, custodi dei mortali e dispensatori di ricchezze.

Seguì l’età dell’argento. I popoli, pur creati anch’essi dagli dei, erano esseri deboli e inetti la cui vita si svolgeva come una lunga infanzia. Quando raggiungevano l’adolescenza, molto spesso morivano vittime della loro stoltezza. Morti, diventavano geni buoni, ma sotterranei.

I popoli della terza età, detta del bronzo, possedevano cuori duri come il metallo e braccia di inesausto vigore; l’indomabile forza e l’ardore di guerra li avevano spinti a sgozzarsi vicendevolmente, sicché erano sprofondati nell’Ade senza gloria, anche se proprio a loro l’umanità doveva i primi tentativi di civiltà e la prima lavorazione dei metalli.
Spenti gli uomini dell’età del bronzo, Giove aveva creato gli eroi (quarta età) che avevano compiuto grandi gesta, avevano combattuto a Tebe e a Troia, avevano affrontato e ucciso mostri e briganti. Dopo la morte erano stati posti nell’Isola dei Beati, sulle rive del fiume Oceano (secondo gli antichi Greci era il fiume dal quale avevano origine tutti i mari e che circondava tutta la terra immaginata come un disco).

Seguì infine l’età del ferro, piena di sofferenze, miserie, delitti…

Durante la prima età, regnando Saturno, tra gli dei e gli uomini c’era stato completo accordo. Comuni erano i banchetti e comuni le assemblee. Con l’avvento di Giove tutto cambiò perché volle imporre anche agli uomini la propria divina supremazia.

Uomini e dei si riunirono in assemblea per stabilire la parte che ogni vittima sacrificata doveva toccare agli dei e la parte che sarebbe toccata ai mortali. Incaricato della spartizione fu Prometeo (il titano Giapeto, fratello di Saturno, aveva aiutato Giove a spodestare il padre Saturno con l’aiuto del figlio Prometeo che significa “colui che pensa prima”) che prese un grosso bue, lo uccise, lo ridusse in pezzi e ne fece due mucchi: in uno mise la pelle sotto cui aveva nascosto i bocconi migliori e nell’altro mise tutte le ossa avvolte di candido grasso. Invitato a scegliere, giove scelse il secondo perché più appariscente, ma, accortosi dell’inganno, si adirò e per fare un dispetto a Prometeo, protettore degli uomini, li privò del fuoco inestinguibile che con la propria folgore aveva acceso sulla terra. Prometeo, salì sull’Olimpo, rubò alcune scintille nascondendole nella cavità di un giunco e le portò ai suoi protetti.
Ancora più sdegnato, Giove pensò di punire Prometeo: ordinò a Vulcano, a Cratos (la Forza), e a Bia (la Violenza) di incatenare Prometeo sul monte Caucaso dove ogni giorno un’aquila si cibava del suo fegato che ogni notte ricresceva. Il sole, il vento, la pioggia sfinivano il prigioniero mentre l’aquila ogni mattino lo torturava con il suo pasto quotidiano. Più le sofferenze aumentavano e meno il Titano era disposto ad umiliarsi e chiedere perdono a Zeus. Trascorse trent’anni in questo atroce supplizio finché Giove si mosse a compassione e permise a Ercole di Uccidere l’aquila e spezzare le catene.

PANDORA
Anche gli uomini furono puniti perché colpevoli di godere del fuoco rubato; per essi Giove decretò un castigo senza fine: la donna. Ordinò al dio Vulcano che modellasse un simulacro di una fanciulla bellissima a cui tutti gli dei diedero un dono prezioso (di qui le venne il nome di Pandora che significa “tutti doni”); solo Mercurio le pose nel petto un cuore infido e sulle labbra parole ingannevoli. Portando con sé un vaso ben chiuso, la fanciulla fu mandata in dono ad Epimeteo, fratello di Prometeo. Quest’ultimo, conoscendo la stoltezza del fratello, il cui nome significa (colui che pensa dopo) lo aveva avvisato di non accettare nulla da Giove. Il dono era troppo bello per spedirlo al mittente per cui accolse Pandora, se ne innamorò e la sposò. Poiché la curiosità è una caratteristica di genere femminile, un giorno la sposina, rimasta sola, non resistette alla tentazione di guardare cosa contenesse il vaso: non appena sollevò il coperchio tutti i mali, le fatiche, la vecchiaia, le pene si sparsero per il mondo prolificando e diffondendosi a macchia d’olio. Solo una creatura non fuggì via, aggrappata all’orlo del vaso era rimasta la Speranza!

DECAULIONE E PIRRA
L’ira di Giove non era ancora placata, egli meditò addirittura di
sterminare il genere umano sommergendolo nelle acque di un diluvio. Prometeo, protettore degli uomini, era sempre vigile
e, non appena seppe del progetto insano del dio, avvertì il proprio figlio Deucalione del flagello imminente.Questi, re di Ftia in Tessaglia, costruì un’arca di legno e con la moglie Pirra, figlia di Epimeteo e Pandora, vi si rinchiuse non appena le acque cominciarono a coprire la terra distruggendo ogni essere animato. Nove giorni e nove notti l’arca errò sui flutti; il decimo giorno la furia delle acque cessò e l’arca si arenò sulla cima del monte Parnaso.

2° VERSIONE
Vi fu un tempo in cui gli dei non esistevano. C’erano solo il Cielo e la Terra. Furono questi i nostri primi genitori e da questi nacquero i Titani. I Titani regnarono sul mondo per secoli e secoli. A un certo punto però gli dei, i quali erano i figli dei Titani, si ribellarono e li rovesciarono. Fu allora che Zeus diventò capo supremo dell’Universo ed Era, sua moglie, divenne la regina del cielo.
Sulla terra non era ancora apparso alcun uomo, e nessun animale sembrava degno di comandare sugli altri. Fu così che gli dei decisero di dare vita ad un’altra creatura. Uno dei Titani, Prometeo, il cui nome significa l’Accorto, fu incaricato di questo.
Il Titano scese dal cielo, prese l’argilla, la stemperò nell’acqua, e foggiò una creatura a immagine degli dei. Egli creò l’uomo ritto sulle gambe, poiché voleva che guardasse il cielo e non la terra come fanno gli animali. Poi pensò: ”Quale dono potrò io fare a questa mia creatura, perché sia superiore ad ogni altro essere creato?”
Sfortunatamente il fratello Epimeteo, che significa il Malaccorto, aveva ormai donato agli animali tutte le qualità migliori: la forza, il coraggio, l’astuzia, la velocità. Aveva inoltre distribuito le ali, gli artigli, le corna, le squame e altri mezzi di difesa.
L’intelligente Prometeo pensò al fuoco. Che dono meraviglioso sarebbe stato quello! Egli disse: “Con l’aiuto del fuoco egli potrà fabbricarsi le armi, vincere le fiere, forgiare gli utensili, lavorare la terra e diventare maestro di ogni arte. Che cosa importa se la mia creatura non possiede pelliccia, né piume, né squame, né guscio? Il fuoco riscalderà la sua casa ed essa non avrà timore né della pioggia, né della neve e neppure del vento del nord”.

Prometeo risalì al cielo, accese una torcia al carro del Sole, portò il fuoco all’uomo e se ne andò colmo di gioia.
Zeus, seduto sulla sommità dell’Olimpo, cominciò ad essere geloso della potenza dell’uomo.”Questa creatura che guarda il cielo è veramente superiore ad ogni animale” disse. “Essa è quasi uguale agli dei. Ma io riuscirò a mettere un freno alla sua potenza male acquistata!” Subito creò la donna, e la fece bella come una dea. Tutti gli immortali la colmarono di doni per renderla ancora più seducente. Fu chiamata Pandora che significa “Dono di tutti”.
Quando fu pronta, Zeus presentò la meravigliosa creatura ai Titani. Prometeo, scaltro, mise in guardia i suoi fratelli:”Attenzione, io temo i regali di Zeus, egli mi odia perché ho rubato il fuoco e l’ho donato agli uomini!” Epimeteo, ormai incantato dalla bellezza della fanciulla, non gli diede ascolto e se la portò in casa. Epimeteo possedeva un’anfora nella quale aveva chiuso alcuni doni che non aveva distribuito agli animali al momento della loro creazione. Pur essendo sciocco, si era preoccupato di dire a Pandora che non aprisse per nessuna ragione quell’anfora. Pandora che aveva ricevuto in dono dagli dei anche la curiosità, appena fu sola, diede una sbirciatina al vaso. Appena sollevò il coperchio, uscirono flagelli e malattie di ogni genere: l’invidia, la perversità, la vendetta, la guerra, le malattie…Pandora cercò subito di mettere il coperchio a posto, ma ormai era troppo tardi. L’anfora era quasi vuota: vi era rimasta solo la speranza che non abbandona mai l’uomo.
Non c’era più pericolo che l’uomo diventasse il rivale degli dei, egli aveva dei nemici ben più temibili delle fiere. Zeus ancora non era soddisfatto e non riusciva a perdonare Prometeo.” Il ladro che ha rubato il fuoco del cielo per amore degli uomini, sarà punito come merita!” sentenziò “Egli sarà incatenato sulla più alta vetta del Caucaso, dove l’uomo mai potrà giungere. Là egli resterà gemente, bruciato dai raggi del sole ed io manderò un avvoltoio a divorargli il fegato che si riformerà in continuazione.!” Prometeo non emise gemiti,né invocò pietà; non rimpianse ciò che aveva fatto, né piegò le ginocchia davanti al tiranno.

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