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Il mito greco

Fin dalla notte dei tempi, l'uomo amava raccontare ai proprio compagni le esperienze, i fatti quotidiani e anche racconti scaturiti dalla fantasia.
Ma perché si racconta? Perché è bello raccontare e ascoltare le varie storie da gente diversa.
Questo è uno dei motivi principali per cui nacque il mito greco. Esso era usato per fini didascalici (dal greco "didasko", ovvero "insegnare"), educativi, ludici ed edonistici.
Mito deriva dalla parola greca "omythos" che significa letteralmente "racconto, narrazione, storia".
I protagonisti di questi racconti surreali sono dei, semidei, eroi e uomini comuni, anche se la maggior parte delle volte quest'ultimi sono screditati e fustigati a causa del loro comportamento (ad esempio: [url=http://http://www.elicriso.it/it/mitologia_ambiente/aracne/]Aracne[/url] trasformata in ragno perché aveva osato sfidare la dea Atena ad una gara di tessitura).
Questi personaggi vivono vicende meravigliose, paradossali, eccezionali con tratti evidenti di irrealtà.
Il mito è un piacevole racconto piuttosto strampalato e fantasioso, però bisogna considerare che per i greci antichi erano verità sacre, ma non reali.
Chiariamo la differenza tra realtà e verità: la realtà è qualcosa che puoi toccare con mano, che esiste, che è percepibile e sperimentabile; mentre una verità (la maggior parte delle volte religiosa) si occupa di tutto ciò a cui la scienza non sa dare risposta: domande di senso e astratte.
Ricapitolando: per il popolo greco il mito era un racconto sacro al quale bisognava credere ciecamente.
Il mito era il predecessore della filosofia: rispondeva alle domande che gli uomini si ponevano attraverso queste storie strampalate e inventate, fino a quando nel VII secolo a.C. nacque appunto "l'amore per il sapere" (filosofia) che diede risposte più razionali e logiche alle questioni che stavano a cuore agli umani.
Questi racconti meravigliosi vivevano di oralità, ovvero non venivano scritti, ma venivano tramandati oralmente di generazione in generazione e questo è uno dei motivi per cui ci sono più versioni degli stessi miti: ognuno aggiungeva un tocco personale durante il racconto e le versioni meno accreditate venivano lentamente abbandonate fino ad essere dimenticate.
Tutto questo durò fino all'VIII - VII secolo a.C., quando vennero messi per iscritto, determinando la fine di questo modo di spiegare la realtà.
Per concludere, il mito non ha un'unica "testa" che ha creato e firmato il proprio capolavoro, ma è tutto frutto di un popolo e delle sue tradizione.
Ecco infine cosa prevede una cultura orale come quella del mito:
•la composizione orale;
•la pubblicazione orale, ovvero la ricezione della storia;
•la trasmissione (o tradizione) orale, ovvero la diffusione del racconto.

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