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Artemide

La dea della caccia

Artemide, è la sorella gemella di Apollo, ed essendo anch’ella una divinità di luce, rappresenta la Luna. È per eccellenza la dea che incarna la natura. Proprio perché vibrante di luce, ella non rappresenta gli aspetti ostili e temibili dei fenomeni naturali: per questo si credeva che, al sopraggiungere della cattiva stagione emigrasse, insieme con Apollo, verso il paese del popolo leggendario che abitava al di là del fiume Oceano, per fare ritorno soltanto l’estate successiva.
Artemide è lontananza e purezza; come dea della natura, ella è particolarmente vicina agli animali: si preoccupa anche di curarli, ma la sua attività preferita è la caccia; il suo simbolo è perciò l’arco, che ella usa non solo di giorno ma anche di notte, al lume delle torce.
Come il fratello, ha il potere di provocare epidemie o morti improvvise, ma anche di porvi rimedio; come lui procura la morte lanciando saette da lontano, ma colpisce in genere solo persone del suo stesso sesso. Ama le ninfe e, inoltre, assiste le donne durante il parto, pur essendo lei stessa a procurare loro le doglie e le febbri puerperali; è ancora lei ad assistere i piccoli appena nati e a occuparsi della loro educazione, e per questo viene detta anche “nutritrice dei fanciulli”.

Per i Romani...

Artemide fu adorata a Roma e in tutta l’Italia col nome di Diana, appellativo derivante da dies (“giorno” in latino, o forse, più anticamente, “luce”): un nome adatto, dunque a questa divinità della luce, che rappresenta la Luna.
Nella tradizione latina era la dea della caccia, della nascita (con l’attributo di “Lucina”) e della Luna.
Il culto di Diana venne introdotto a Roma dai plebei latini, ed ella fu pertanto considerata una divinità propria delle classi inferiori.

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