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Ares

Il dio della guerra

Accanto alla vergine guerriera Atena, si pone il dio della guerra: Ares, figlio di Zeus e di Era, è poco simpatico a tutti, persino al suo stesso genitore Zeus.
Non solo gli dei, ma anche il popolo greco, ebbe poca simpatia per questo dio: solo Sparta, infatti, città militaresca e guerriera, invocava e celebrava Ares.
Una lugubre compagnia scorta il dio della guerra in battaglia: i figli simbolo di terrore e di spavento e la sorella simbolo di discordia.
Una delle caratteristiche del dio era il gusto per le zuffe: avvenne un giorno che due temibili giganti, riuscirono ad aver ragione di Ares e lo tennero incatenato per più di un anno in un grosso vaso di bronzo, finché non giunse Ermes che, riuscì a liberarlo. Solo in un caso Ares si prese la rivincita sui suoi fratelli: nonostante l’aspetto selvaggio ed infuriato il dio riuscì a conquistare Afrodite, la dea della bellezza.

Per i Romani...

Il Marte romano era in origine dio dell’agricoltura, della pastorizia e della fecondazione. La sua “promozione” a signore della guerra avvenne grazie all’evoluzione di una delle sue peculiarità, quella di protettore del bestiame e delle campagne.
Diventando dunque il dio delle imprese guerresche, Marte finì coll’assumere anche gli attributi del greco Ares. Roma dedicò a Marte molti onori perché era il padre di Romolo.

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