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Ade

Il signore degl’Inferi

Come Zeus e Poseidone, Ade era figlio di Cronos e Rea. Quando i tre fratelli si divisero il governo del mondo dopo averlo sottratto al dominio del padre, a lui toccò il regno dei morti, che finì per essere chiamato con il suo stesso nome. Per distinguere il dio dal suo regno, i greci preferirono dergli l’appellativo di Plutone (da plútos, che significa “ricchezza”), definizione che potrebbe forse riferirsi a tutte le ricchezze del sottosuolo, dai metalli alle radici delle piante, su cui il dio estendeva il proprio dominio. Ance i romani, quando adottarono il culto di questo dio, lo chiamarono Plutone.
Ade, dio triste e al contempo orgoglioso delle proprie doti, lascia di rado il suo mondo sotterraneo per venire sulla terra.
Ade è il più odiato degli dei perché non consente a nessuno dei suoi sudditi di fuggire e pochi tra coloro che hanno la fortuna di visitare il Tartaro da vivi riescono poi a tornare indietro per raccontarlo.
Tra le cose che gli sono più care vi è un elmo che rende invisibili, donatogli dai Ciclopi in segno di gratitudine per aver obbedito all’ordine di liberarli impartito da Zeus.
Ade e Persefone sedevano su un trono di bronzo, intorno al quale stavano accovacciati tutti i flagelli che affliggono l’umanità: Furore, Odio, Ipocrisia, Vendetta, Tradimento e, in mezzo, la Morte, che agita, in una mano scheletrica, una falce insanguinata.

Per i Romani...

I Romani identificarono il dio greco Ade con il loro Plutone; egli era infatti dio dei morti. Plutone aiutò i suoi due fratelli, Giove e Nettuno, a esautorare il padre, Saturno. Quando si divisero tra loro il mondo, Giove scelse la terra e i cieli come suo regno, Nettuno diventò il dio del mare e Plutone ebbe il mondo sotterraneo, in cui regnava sulle ombre dei morti. In origine era considerato un dio fiero e inflessibile, sordo alle preghiere e insensibile ai sacrifici. Fu ritenuto il dispensatore dei beni nascosti nella terra, come i minerali preziosi e le messi.

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