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Iliade - Proemio, Parafrasi (2)

Parafrasi del proemio dell'Iliade di Omero fino al verso sedicesimo. L'appunto contiene sia il brano originale che il testo "tradotto" in italiano corrente

E io lo dico a Skuola.net
Originale
Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l'ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco
generose travolse alme d'eroi,
e di cani e d'augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l'alto consiglio s'adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de' prodi Atride e il divo Achille.
E qual de' numi inimicolli? Il figlio
di Latona e di Giove. Irato al Sire
destò quel Dio nel campo un feral morbo,
e la gente perìa: colpa d'Atride
che fece a Crise sacerdote oltraggio.
Degli Achivi era Crise alle veloci
prore venuto a riscattar la figlia
con molto prezzo. In man le bende avea,
e l'aureo scettro dell'arciero Apollo:
e agli Achei tutti supplicando, e in prima
ai due supremi condottieri Atridi:

Parafrasi
O musa canta l'ira del pelide Achille,
rovinosa, che inflisse ai Greci dolori infiniti,
portò alla morte molti coraggiosi, li fece mangiare dai cani,
da tutti gli uccelli- il volere di zeus si compiva-
da quando erano venuti in disaccordo
Agamennone e il glorioso Achille.
Chi tra gli dei li fece lottare?
Apollo; egli, arrabbiato con Agamennone,
diffuse una pestilenza nel campo dei greci, la gente moriva,
perchè Agamennone l'atride trattò molto male,
il sacerdote; costui andò alle veloci navi dei Greci
per liberare la figlia, con riscatto infinito,
avendo le insegne sacre di Apollo, intorno allo scettro d'oro, e pregava tutti i Greci ma soprattutto
Agamennone e Menelao, capi dell'esercito:
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