Daniele di Daniele
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proemio dell'Iliade con parafrasi


Il proemio dell'Iliade dell'autore greco Omero inizia con un'invocazione alla dea da parte dell'antico autore greco in modo tale che egli possa la forza e il coraggio di raccontare i fatti e gli eventi che sono da fondamento del poema medesimo. Il poeta nell'opera invoca solo una musa, in quanto ancora nell'ambito dello scenario letterario greco le muse non erano ancora nove come ricorre nella letteraria greca successiva. Nella protasi iniziale viene riportata una breve sintesi degli eventi del poema omerico che successivamente verranno ampiamente spiegati. Vengono spiegati tutte le ragioni che condurranno agli eventi di guerra degli ultimi giorni: l'ira dell'eroe Achille causata dall'affronto da parte del re degli Atridi, Agamennone. Quest'ira provocherà anche molti lutti tra gli Achei.

Indice

Parafrasi Proemio La peste e l'ira

Parafrasi Iliade - Versione di Cicerone97
Parafrasi La rabbia di Achille - Versione di ...m@rtuz...
Il proemio la peste e l'ira parafrasi - Versione di celo8
L'ira di Achille, verso 330 a 355

Parafrasi Proemio La peste e l'ira

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l'ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco
generose travolse alme d'eroi,
e di cani e d'augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l'alto consiglio s'adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de' prodi Atride e il divo Achille.
E qual de' numi inimicolli? Il figlio
di Latona e di Giove. Irato al Sire
destò quel Dio nel campo un feral morbo,
e la gente perìa: colpa d'Atride
che fece a Crise sacerdote oltraggio.
Degli Achivi era Crise alle veloci
prore venuto a riscattar la figlia
con molto prezzo. In man le bende avea,
e l'aureo scettro dell'arciero Apollo:
e agli Achei tutti supplicando, e in prima
ai due supremi condottieri Atridi.

Cantami o dea l’ira fatale di Achille, figlio di Peleo, che inflisse inesauribili danni agli Achei; le gloriose vite di eroi gettò nel regno dei morti e ne fece pasto di cani e di tutti gli uccelli.

Così l’ avvertimento di Giove si stava realizzando da quando inizialmente il brusco contrasto divise il re dei coraggiosi Atride e il valoroso Achille.
Chi tra le divinità li fece scontrare? Apollo; egli, adirato con Agamennone, sparse una sciagura nel campo dei greci, la gente moriva perché Agamennone trattò molto male il sacerdote Cripso; costui andò alle veloci imbarcazioni dei Greci per liberare la figlia, con riscatto infinito, avendo le insegne sacre di Apollo, intorno allo scettro d'oro, e pregava tutti i Greci ma soprattutto Agamennone e Menelao, capi dell'esercito.

Parafrasi - Versione di Cicerone97

Ma quale dio li fece opporre? Apollo, in lite col monarca Agamennone, gettò una letale epidemia di peste sull'accampamento: i guerrieri perivano perché il re aveva trattato male il sacerdote di Apollo Crise; egli si giunse alle imbarcazioni achee per liberare la figlia, portando con sé un grandissimo riscatto, avendo in mano le bende di Febo Apollo che avvolgevano lo scettro d’oro, e pregava tutti gli Achei, ma soprattutto i due figli d’Atreo comandanti di armate: “Figli d’Atreo, e Achei dai forti schinieri, che gli dei, abitanti dell’Olimpo, vi permettano di distruggere la città di Troia, di tornare felici in patria; liberate mia figlia, prendete il riscatto, adorando il Febo Apollo, che scaglia frecce da lontano”. Dunque tutti gli Achei esaltarono fosse lodato quel sacerdote, prelevato il ricco omaggio. Ma all’Atride Agamennone non piaceva tutto ciò, difatti lo respinse in malo modo, riferendogli malvagiamente: “Che io non ti trovi mai mentre ti trattieni presso le navi ricurve o in futuro mentre torni qui, che ti possa essere inutile lo scettro, con la benda del dio! Non la libererò, invecchierà a casa mia, ad Argo, lontana da te, mentre dal telaio si affretta a venir nel mio letto. Adesso vai via, non mi innervosire, se vuoi tornare incolume nella tua casa. Avendo pronunciato queste parole, il sacerdote rabbrividì e eseguì quanto richiesto, incamminandosi verso le rive del mare mosso; tuttavia, nascondendosi, pregò infinitamente il divino Apollo, nato dalla bella Latona: “Prestami attenzione, arco argenteo, protettore di Criseide, e Cilla divina, se mai qualche volta t’ho fatto erigere un tempio a te gradito, se mai ti ho offerto cinque cosce di tori o capre, realizza ciò che ti chiedo: saldino i Greci le mie lacrime con le tue frecce”. Dopo aver detto ciò, fu udito da Apollo splendente, così scese dal monte Olimpo, molto adirato, portando con sé l’arco con le frecce; facevano rumore muovendosi le frecce dell’incollerito che scendeva come la notte. S’appostò lontano dalle navi, e scagliò una freccia, a cui seguì il ronzio temibile di questa, che colpì i muli e i cani; poi scelse gli uomini come bersagli, facendo ardere continue pire mortuarie.

Parafrasi La rabbia di Achille

Ispirami o Dea, la rabbia di Achille figlio di Peleo, rovinosa, che molti dolori portò agli Achei, buttò in preda al regno dei morti molte giovani vite di eroi, le diede in pasto ai cani, a tutti gli uccelli, da quando si divisero Agamennone figlio d'Atreo signore d'eroi, e Achille glorioso; la decisione di Zeus si realizzava.

Ma chi fra gli dèi li fece litgare?
Il figlio di Zeus e Latona ; egli arrabbiato col re, fece nascere cattiva peste nel campo, la gente moriva, perchè Agamennone Crise il sacerdote trattò male, costui venne alle veloci navi degli Achei per liberare la figlia riscattandola con infiniti soldi, avendo fra le mani i segni di Apollo e pregando tutti gli Achei, ma soprattutto Agamennone e Menelao, capi d'esercito: <<Atridi e voi tutti Achei protetti da scudi robusti, a voi dicon gli dèi di abbattere le città di Priamo e di tornare in patria, e voi liberate mia figlia, accettate i soldi, venerado il figlio di Zeus, Apollo.>>
Allora tutti gli Achei furono d'accordo che fosse onorato Crise e accolti i soldi. Ma al figlio Atreo non piaceva e lo cacciò in malo modo.

Proemio La peste e l'ira parafrasi

O dea, racconta l’ira rovinosa di Achille figlio di Peleo, che diede ai Greci grandissimi dolori, gettò negli inferi molte vite di eroi coraggiosi, ne fece il cibo dei cani e di tutti gli uccelli. Si realizzava la decisione di Zeus, da quando in precedenza si erano divisi litigando Agamennone, figlio di Atreo, comandante dell’esercito, e il glorioso Achille.
Ma quale fra gli dei li fece litigare? Apollo, figlio di Zeus e Latone. Egli era arrabbiato con il re e fece nascere nel campo la peste, e la gente moriva perché il figlio di Atre trattò il sacerdote Crise in malo modo; lui venne alle veloci navi greche per liberare la figlia con un grandissimo riscatto, infatti aveva tra le mani le bende di Apollo che tira le frecce lontano e lo scettro d’oro, e pregava tutti i Greci, ma in particolare i figli di Atreo , comandanti dell’esercito:” Figli di Atreo, e voi tutti Greci dagli schineri robusti, che gli dei vi concedano di conquistare la sacra rocca di Troia, di tornare salvi in patria. Ma voi, liberate mia figlia e accettate il riscatto in modo da venerare il dio Apollo che tira le frecce lontano, figlio di Zeus”.

L'ira di Achille, verso 330 a 355

Di novello furor, quando nel mezzo
Surse de’ Pilii l’orator, Nestorre
Facondo sì, che di sua bocca usciéno
Più che mel dolci d’eloquenza i rivi.
Di parlanti con lui nati e cresciuti
Nell’alma Pilo ei già trascorse avea
Due vite, e nella terza allor regnava.
Con prudenti parole il santo veglio
Così loro a dir prese: Eterni Dei!
Quanto lutto alla Grecia, e quanta a Príamo
Gioia s’appresta ed a’ suoi figli e a tutta
La dardania città, quando fra loro
Di voi s’intenda la fatal contesa,
Di voi che tutti di valor vincete
E di senno gli Achei! Deh m’ascoltate,
Chè minor d’anni di me siete entrambi
Ed io pur con eroi son visso un tempo
Di voi più prodi, e non fui loro a vile:
Ned altri tali io vidi unqua, né spero
Di riveder più mai, quale un Drïante
Moderator di genti, e Piritóo
Céneo ed Essadio e Polifemo uom divo,
E l’Egíde Teseo pari ad un nume.
Alme più forti non nudría la terra,
E forti essendo combattean co’ forti,
Co’ montani Centauri, e strage orrenda.

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