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Iliade - Proemio, Parafrasi

Parafrasi dei primi versi del proemio, in cui Omero invoca la dea per farsi raccontare l'ira "fatale di Achille" che inflisse gravi danni agli Achei e farsi dare la forza per narrare i fatti raccontati nel poema.

E io lo dico a Skuola.net

Parafrasi inizio dell’Iliade


Cantami o dea l’ira fatale di Achille, figlio di Peleo, che inflisse inesauribili danni agli Achei; le gloriose vite di eroi gettò nel regno dei morti e ne fece pasto di cani e di tutti gli uccelli.
Così l’ avvertimento di Giove si stava realizzando da quando inizialmente il brusco contrasto divise il re dei coraggiosi Atride e il valoroso Achille.
Chi tra le divinità li fece scontrare? Apollo; egli, adirato con Agamennone, sparse una sciagura nel campo dei greci, la gente moriva perché Agamennone trattò molto male il sacerdote Cripso; costui andò alle veloci imbarcazioni dei Greci per liberare la figlia, con riscatto infinito, avendo le insegne sacre di Apollo, intorno allo scettro d'oro, e pregava tutti i Greci ma soprattutto Agamennone e Menelao, capi dell'esercito.

Testo originale


Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l'ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco
generose travolse alme d'eroi,
e di cani e d'augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l'alto consiglio s'adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de' prodi Atride e il divo Achille.
E qual de' numi inimicolli? Il figlio
di Latona e di Giove. Irato al Sire
destò quel Dio nel campo un feral morbo,
e la gente perìa: colpa d'Atride
che fece a Crise sacerdote oltraggio.
Degli Achivi era Crise alle veloci
prore venuto a riscattar la figlia
con molto prezzo. In man le bende avea,
e l'aureo scettro dell'arciero Apollo:
e agli Achei tutti supplicando, e in prima
ai due supremi condottieri Atridi.
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