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Libro XXII

Priamo ed Ecuba, nel XXII libro, vengono messi in risalto e coprono la scena precedente la morte di Ettore. E' un passo che mette in risalto la forza letteraria dello stile epico. Sia per lo stile che il presunto autore Omero usa, sia per gli argomenti che tocca; la morte di un figlio, sangue del proprio sangue, la massima realizzazione di un genitore, la speranza di lasciare qualcosa nel mondo al momento della propria morte.
Una vita di sofferenza quella di Priamo, nella quale la morte e il dolore hanno predominato. In dieci anni di guerra la perdita di molte dei figli per causa di un altro figlio, Paride, che l'ha fatta scoppiare, le figlie condotte schiave e i bimbi sbattuti a terra, quelli dei Troiani, perchè ormai la guerra sta per finire e la vittoria da parte dei Greci è preannunciata.Una altro dolore lo attende e lui, con tutta la sua pietà, non riesce a fermare il figlio e a convincerlo a tornare in città. Temi importanti, certamente, ma Ettore è un guerriero, un campione, non può più tirarsi indietro. Finalmente ha l'occasione d'affrontare Achille, che gli serba profondo odio, poiché ha ucciso il suo fidato amico Patroclo. Ma Priamo ,nel suo discorso, non tocca argomenti così pungenti come quelli di Ecuba. Lei la madre di Ettore, sollevando la poppa, trasmette un richiamo naturale alla maternità. L'espressione "abbi pietà di queste", riferita al seno, è qualcosa di più di una semplice supplica, lei si affida al seno, per mezzo del quale lo ha cresciuto e, nei momenti dell'allattamento, fatto scordar le pene. Gli chiede d'affrontare il nemico dalle mura e di salvarsi poiché sennò non l'avrebbe potuto piangere né lei né la moglie Andromaca.Ma nessuno dei due genitori persuase "l'animo d'Ettore". Perchè? Ai nostri occhi di uomini del ventunesimo secolo non è facile recepire il perchè di ciò. Ettore è guerriero, padre e figlio ma la virtù e il valore (in greco aretè), cioè l'essere guerriero, va al di sopra di tutto il resto.Sicuramente le suppliche dei genitori e della moglie lo provano molto ma, come lui stesso dice nel sesto libro (vv 441-442), ha troppo rispetto dei Troinai e delle Troinai (in greco usa verbo dideomai).

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