celo8 di celo8
Genius 9827 punti

Parafrasi Iliade

Libro I, vv. 22/53
Allora tutti i greci urlarono che quel sacerdote fosse onorato e accolto quel grande riscatto.
Ma dentro di lui non era convinto Agamennone, figlio di Atreo, che lo cacciò malamente aggiungendo il brusco ordine: “ Fa’ che non ti trovi mai, vecchio, vicino alle concave navi, non aspettare adesso e non tornare in futuro, che non ti debbano più servire a niente lo scettro e la benda del dio. Io non libererò tua figlia: prima la raggiungerà la vecchiaia, nella mia casa ad Argo, lontano dalla sua patria, mentre va e viene dal telaio e accorre al mio letto. Ma desso vattene, non irritarmi, se vuoi partire sano e salvo”.
Disse così, e il vecchi tremò, obbedì al comando e si avviò lungo la riva del mare rumoroso.
Ma giunto lontano, il vecchio pregò molto il dio Apollo, che fu partorito da Latona dai bei capelli:

“Ascoltami Apollo dall’arco d’argento, che proteggi Crisa e la divina Cilla, e regni come sovrano su Tenedo, se ti ho mai eretto un bel tempio, se ti ho mai bruciato buone cosce di tori o capre, esaudiscimi questo voto: che i Greci paghino la mia tristezza con le tue frecce”.
Lo udì il luminoso Apollo, e scese dall’Olimpo con la rabbia in cuore, con l’arco in spalla e la faretra chiusa sopra e sotto: le freccie suonavano sulle spalle del dio infuriato mentre si muoveva; scendeva nero come la notte.
Si appostò allora lontano dal campo, lanciò una freccia e il rumore dell'arco d'argento fu pauroso. All'inizio colpiva i muli e i veloci cani, ma poi cominciò a lanciare le sue freccie acute mirando sugli uomini; e le pire funebri ardevano di continuo fitte.

Registrati via email