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Innanzi tutto il proemio dell’Odissea è più lungo di quello dell’Iliade, ma in entrambi il poeta si rivolge alla Musa (Calliope, Musa dell’elegia) affinché lo ispiri con i suoi racconti. Altra cosa che accomuna i due proemi è che entrambi appartengono al genere letterario dell'epica, un genere che esalta le vicende di un eroe o di un popolo, prevedendo anche interventi di natura divina. Nel proemio dell’Iliade l’argomento è l’ira rovinosa di Achille, mentre in quello dell’Odissea l’argomento è il vero e proprio protagonista, Ulisse, per lo più soggetto di sventure. Non a caso il titolo “Iliade” si riferisce ad Ilio, la città di Troia, quindi un insieme di personaggi e vicende, mentre il titolo dell’Odissea è riferito ad Ulisse (Odisseo).

Nell'Iliade l'eroe che viene nominato per primo è il Pelìde Achille, cioè Achille figlio di Peleo.

Il proemio anticipa fatti che verranno ripresi nel poema:
Dopo un furioso litigio fra Achille ed Agamennone, comandante in capo della spedizione degli Achei per partecipare all'assedio della città di Troia, Achille si ritira nella sua tenda e né lui né i suoi soldati parteciperanno più alle battaglie contro i Troiani e questo causerà ai Greci un sacco di morti perché Achille era il loro guerriero più forte.

Nell'Odissea l'eroe nominato per primo è il protagonista, cioè Odisseo.
Il proemio si apre con l’invocazione alla musa, affinché ella narri le avventure di Odisseo, re di Itaca.
L’eroe dal "multiforme ingegno" (accorto, prudente), affronta in dieci anni di peregrinazioni per terra e per mare (soprattutto per mare) numerosi pericoli, pur di far ritorno in patria insieme ai suoi compagni.
Dopo aver a lungo sofferto, riesce a salvare se stesso, ma non i compagni che, per essersi cibati dei buoi sacri al dio Sole, vengono puniti con la morte.

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