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Iliade: Il duello tra Ettore e Achille

Patroclo, l'amico più caro di Achille, è morto per mano di Ettore e Achille promette una terribile vendetta contro i Troiani. Con questo scopo il più valoroso e forte dei guerrieri Achei riprende a combattere e fa strage di nemici ricacciando i Troiani fin sotto le mura. Priamo dà ordine di aprire le porte della città per far rientrare i fuggitivi. Solo Ettore, per volere del Fato, resta fuori delle mura e aspetta l'arrivo di Achille, ma quando lo scorge, bellissimo e possente nelle sue armi divine, preso da sgomento, fugge. Per tre volte compie il giro delle mura inseguito dal nemico, poi si riprende, domina la paura e affronta il suo destino con coraggio e risolutezza.


" (...) Rispose morendo Ettore elmo lucente:
“Va’, ti conosco guardandoti! Io non potevo
persuaderti, no certo, ché in petto hai un cuore di ferro.
Bada però, ch’io non ti sia causa dell’ira dei numi,
quel giorno che Paride e Febo Apollo con lui

t’uccideranno, quantunque gagliardo, sopra le Scee”.
Mentre diceva così, l’avvolse la morte:
la vita volò via dalle membra e scese nell’Ade,
piangendo il suo destino, lasciando la giovinezza e il vigore. (...)"

L'uccisione di Ettore non placa la furia di Achille che medita un atto di crudele vendetta. Lega il cadavere nemico al carro da guerra e lo trascina attorno alle mura di Troia. Il libro XXII segna l'epilogo dell'Iliade e tocca uno dei temi caratteristici dei poemi epici: il duello, il confronto tra due grandi figure di eroi. Achille, greco, è il guerriero dalle passioni violente e istintive che esplodono in parole e gesti di estrema ferocia; il troiano Ettore in questi versi appare in tutta la sua grandezza, conosce la paura e sa respingerla, sente con fierezza il sentimento dell'onore, accetta coscientemente la morte, pur essendo profondamente attaccato alla vita e al suo mondo di affetti familiari.

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