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Paride e Menelao


Duello tra Paride e Menelao, riassunto


Il Secondo Libro si chiude con l'immagine dei due eserciti, acheo e troiano, schierati nella pianura dello Scamandro. All'inizio del Terzo Libro i due eserciti marciano l’uno contro l’altro. Paride, avanzando in prima linea, sfida un nemico a misurarsi con lui. Menelao, accettata la sfida, balza dal carro con un tale impeto che Paride, spaventato, si rifugia tra i suoi. Ettore allora rimprovera il fratello dicendogli che gli Achei avrebbero dovuto lapidarlo come un criminale. Paride riconosce che quanto ha detto il fratello è corretto; così, gli chiede di concordare una tregua con gli Achei per stabilire lo svolgimento del duello: il vincitore avrà in palio Elena e tutte le sue ricchezze, la guerra avrà così fine. Ettore dichiara ai due eserciti la proposta fatta da Paride. Menelao accetta ma richiede, come garanzia del patto, la presenza di Priamo e l’offerta di riti sacrificali. Ettore accetta queste richieste. Nel frattempo Elena, invitata dalla messaggera Iris, si reca sulle mura per assistere da quel posto al duello. Sulla torre che si trova vicino alle porte Scee incontra Priamo insieme a tutti i nobili anziani di Troia. Il re, che la accoglie con gentilezza, la invita ad affacciarsi dalle mura per provare a riconoscere i suoi parenti e alcuni capi greci. Quindi, Elena gli parla del suo cognato Agamennone e Priamo esprime ammirazione sia per la potenza dimostrata da Agamennone che per l'elevato numero dei suoi soldati. Elena prosegue parlandogli di Odisseo e di Aiace. Antenore ricorda quando Odisseo venne in ambasciata insieme a Menelao, e ne loda l’abilità oratoria e l’intelligenza. Ma il re troiano non intende assistere allo scontro e perciò torna in città. Odisseo ed Ettore misurano il campo, delimitando la lizza e sorteggiano chi, tra i due contendenti, potrà scagliare per primo l’asta; Paride tace e Menelao si rivolge a Zeus chiedendogli di poter avere giustizia uccidendo Paride, cosicché la morte esemplare di quello, che aveva infranto la legge dell’ospitalità, possa servire da monito alle generazioni future. È invece Afrodite che interviene: attraverso l’espediente della nebbia nasconde Paride dalla vista degli altri, salvando il suo protetto e trasportandolo alla stanza nuziale. Dopo aver messo Paride in salvo, la dea Afrodite prende la forma di un’anziana filatrice ed invita Elena a raggiungerla. Questa, avendo riconosciuto la dea, prova a reagire, ma Afrodite la minaccia di toglierle tutto il suo fascino e di lasciarla morire in scontri suscitati da intrighi amorosi. Presa dalla paura, Elena riesce a scivolare via inosservata. Giunta a casa, dapprima disprezza Paride e stima Menelao, invitando ironicamente l’amante a riprendere il duello, ma allo stesso tempo gli consiglia di non combattere, per non rischiare di perdere la vita. Paride, che cerca di minimizzare la sua sconfitta, sostiene che Menelao abbia ricevuto un aiuto divino e ritiene di potersi prendere una rivincita. Quindi, la invita a letto e a fare l'amore, Elena accetta. Ma, così facendo, Paride conquista la donna che avrebbe dovuto essere il premio per il vincitore del duello. Intanto, sul campo di battaglia, Agamennone proclama vittorioso Menelao e pretende fin da subito il pagamento di ingenti ricchezze in risarcimento alle spese della guerra. I Troiani, delusi e sconcertati per l'esito del duello, cercano Paride ma nessuno riesce a trovarlo.
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