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Virgilio
Eneide, Libro IX, vv 176-223
Parafrasi

Niso montava la guardia a una porta, fortissimo con le armi,
figlio di Irtaco, l'aveva mandato compagno ad Enea
l'Ida ricco di caccia svelto d'arco e di giavellotto.
E accanto a lui Eurialo, il suo amico, era il più bello fra tutti gli Eneadi
non c'era nessuno più bello vestiva armi Troiane
fanciullo, che aveva le guance intosa dalla prima peluria.
Li univa uno stesso amore e insieme correvano alla guerra:
anche quel giorno insieme presidiavano la porta.
Niso disse:”sono gli dei a infonderci questo ardore o ognuno,
o Eurialo, si fa un dio della sua folle passione?
Da un pezzo il cuore medita o su una battaglia,
o di tentar qualcosa di grande, non è contento di placida pace.
Vedi bene di quanta fiducia hanno i Rutuli sul loro vantaggio.
I lumi ombreggiano ormai radi, si lasciano andare
in preda al sonno e al vino e tutto intorno cala il silenzio.E tu senti
che idea mi sta passando per la mente, che idea mi è venuta.
Il popolo e anche gli anziani chiedono sia richiamato Enea
gli si spedisca chi sappia informarlo a dovere.
Se mi promettono quello che chiedo per te a me basta la gloria,
penso di poter rintracciare sotto quel colle
la via per le mura e per la città di Pallante”.
Senza fiato, sconvolto da un così rande amore di gloria
Eurialo risponde subito all'amico tutto eccitato:
“Vuoi proprio associarmi alle tue imprese più belle,
o Niso? E dovrei mandarti allo sbaraglio da solo?
Non mi ha educato così mio padre Ofelte avvezzo di guerre
poiché sono nato fra in mezzo al terrore dei Greci e allo strazio
di Troia, con te non mi sono mai comportato così
da quando seguiamo i fati benevoli del magnanimo Enea:
c'è qui, c'è un cuore che disprezza la luce convinto che l'onore
cui aspiri tu valga bene la vita.
E Niso:”Di te non ho mai pensato il contrario, troppo ingiusto sarei.
Così come sono mi renda a te in trionfo
il gran Giove, o chiunque veda di buon occhio l'impresa.
Ma se qualcuno (sai che rischi si corronno in queste occorrenze)
dovesse sopraffarmi un dio vorrei che tu mi sopravvivessi
la tua età ha diritto alla vita.
E, recuperato il mio corpo con la forza o con il riscatto,
io avrei chi mi affidi alla terra o se l'ostinata fortuna si oppone,
che renda esequie all'assente e lo onori con una tomba.
Non vorrei esser causa di un troppo dolore alla tua povera madre
l'unica che fra tante abbia avuto l'animo di seguire suo figlio
senza curarsi della città di Aceste”.
Ma quello:” Perchè narri scuse inutili, senza senso,
ma la mia decisione non cambia non cede comunque.
Facciam presto”dice.E subito sveglia le scolte, e ,
ordinato a quelli il cambio di guardia:lascia la postazione
e si incammina con Niso in cerca del comandante.

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