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Virgilio, il poeta dell’innovazione

Publio Virgilio Marone nasce nel 70 a.C. a Mantova da una famiglia agiata, che gli permise di poter studiare per intraprendere la carriera di oratore.
A Roma, Virgilio iniziò con la stesura delle Bucoliche (dieci canti sotto forma di dialoghi tra pastori e Mantovani), poi nel 37 a.C. si dedicò alle Geoliche, opera suggerita da Mecenate, uomo molto vicino ad Augusto e proprio grazie a lui Virgilio entrò a far parte del circolo di mecenate e quindi iniziò con la stesura dell’ ”Eneide” volendo anche esaltare la figura di Augusto.
L'Eneide è un poema epico in 12 libri, la cui composizione fu iniziata dopo il 30 a.C e ultimata poco prima della morte del poeta.
Egli non ebbe però il tempo di attuare una revisione finale dell'opera infatti aveva lasciato alcuni versi incompiuti o soltanto abbozzati.
Siccome Virgilio era un perfezionista l’idea di presentare un omera a suo dire incompiuta era inaccettabile per questo il suo ultimo desiderio fu che il poema venisse dato alle fiamme, desiderio non esaudito per volontà di Ottaviano Augusto, che ne ordinò la pubblicazione.

Il verso adottato è l'esametro.

Eneide: la trama

La trama dell’Eneide è divisa in tre importanti fasi, le prime due sono incentrate sul viaggio svolto dall’eroe mentre l’ultima sulla fondazione della città:
Da Troia a Cartagine
Enea, fuggito da Troia con i suoi compagni e il padre Anchise, dopo anni di navigazione arriva in Sicilia, dove qui muore suo il suo affezionato genitore.
Da qui, riprende la navigazione, ma una tempesta si abbatte sulle sue navi. Enea con i suoi compagni si rifugia a Cartagine presso la regina Didone.
Qui Didone fa un banchetto in suo onore e Enea, con un flashback, narra le vicende che ha sopportato negli ultimi sei anni.
La regina Didone rimane commossa e si innamora di lui. Ma Mercurio ordina a Enea di ripartire verso il Lazio per adempiere al volere degli dei.
Didone lo prega di rimanere, ma egli rifiuta e perciò addolorata si uccide con la spada regalatagli da Enea, maledicendo lui e la sua futura stirpe.
Da Cartagine alle coste Laziali
Enea mentre è in viaggio si imbatte in un'altra tempesta che lo fa approdare nuovamente in Sicilia dove qui in onore della morte di suo padre vengono fatti i giochi funebri.
Quindi, lascia la Sicilia e giunge a Cuma dove va a consultare l'oracolo della Sibilla.
Essa lo accompagna nel regno dei morti dove incontra numerose anime tra cui Didone e suo padre Anchise.
Enea perciò riprende il viaggio e finalmente approda nel Lazio.
Nel Lazio: la guerra tra Troiani e Latini

Arrivato nel Lazio Enea chiede a Latino, il re del luogo, il permesso di fondare una città. Egli acconsente e promette sua figlia in sposa all'eroe.
Ma Giunone non si rassegna al volere del Fato e manda Aletto a creare litigi fra Latini e Troiani e suscita la gelosia di Turno - il re dei Rutuli - a cui era promessa in sposa la figlia di Latino.
Enea cerca aiuto ai popoli vicini e si allea con Pallante.
Durante la sua assenza, Turno attacca i Troiani. Ma all’arrivo di Pallante Turno lo uccide e Enea, accecato dall'ira, inizia a uccidere tutti, sia soldati che cittadini.
Cosi Turno capisce che per il bene del popolo era meglio affrontare Enea in duello.
Enea ne esce vittorioso, cosi sposando Lavinia e successivamente dando vita a un nuovo popolo.

Enea, protagonista assoluto del poema, è l'incarnazione dei valori civili e morali che sono fondamentali per la costruzione di un mondo giusto e pacifico.
Enea non è più l'eroe baldanzoso e sanguigno dei poemi omerici che si esprime nell'azione ma mostra una psicologia e una sensibilità più complesse e sofferte che lo portano ad atteggiamenti di attenzione e di commozione per i sentimenti dei suoi compagni e dei suoi stessi nemici.
L'opera consta di due parti: nella prima sono narrate le difficoltà sostenute da Enea nel suo viaggio da Troia fino all' Italia, nella seconda si racconta la lotta sostenuta dell'eroe con il suo popolo per la conquista della nuova patria promessagli dal fato
Un poema, mille aspetti
I temi affrontati dal poema sono vari e innovativi per epoca della sua stesura e lasciano intendere la forte differenza con quelli omerici:
- il ruolo determinante degli dei nelle vicende umane, che spesso ispirano le azioni degli uomini e ostacolano i loro progetti.

Rispetto ai poemi omerici, nell'Eneide gli dei appaiono meno capricciosi e volubili e più disposti a collaborare con l'autorità di Giove;
- il predominio del fato sulla volontà degli uomini: il fato rappresenta una divinità misteriosae incontrollabile ai cui decreti devono piegarsi anche gli dei.
Nel suo inesorabile procedere, il fato travolge tutti coloro,anche se consapevoli e innocenti, che tentino di ostacolare i suoi disegni;
- la pietas, ovvero la fondamentale virtù morale e consiste nel rispetto per gli altri, per i defunti, l'amore per gli Dei ma è anche un senso di pietà per la sofferenza altrui;
- l'assurdità della guerra,che falcia tante giovani vite a causa infiniti dolori e ingiustizie.
Il valore guerriero resta una virtù;

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