Daniele di Daniele
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Eneide di Virgilio

L'Eneide è un poema latino scritto dall'autore latino Publio Virgilio Marone nel periodo compreso tra il 31 a.C e il 19 a.C. Il poema di Virgilio descrive la storia di Enea, figlio di Anchise, il quale abbandonò la città di Troia nel momento in cui venne conquistata dagli Achei dopo la guerra contro i troiani. Viene descritto il viaggio nell'area mediterranea che condusse Enea nel Lazio, diventando quindi il celebre progenitore degli antichi romani.
L'opera latina, scritta in esametri dattilici, è costuito da dodici libri e Virgilio chiese che venisse bruciato, qualora non fosse riuscito a completarlo. L'amico di Virgilio, Vario Rufo, però non rispettò questo dettame, conservò l'opera che poi successivamente fu pubblicata dall'imperatore romano Cesare Ottaviano Augusto. L'Eneide è una delle opere letterarie antiche più conosciute nel mondo ed è anche considerata un vero e proprio capolavoro di epoca latina.

Indice

Eneide, riassunto - Versione alternativa 1
Eneide, trama - Versione alternativa 2
Eneide, analisi - Versione alternativa 3
Eneide, descrizione - Versione alternativa 4
Eneide, spiegazione - Versione alternativa 5
Personaggi dell'Eneide - Versione alternativa 1
Analisi dei personaggi - Versione alternativa 2
Polidoro

Eneide, riassunto

L'intento e i contenuti dell'opera: Virgilio scrisse l'Eneideper esaltare la grandezza di Roma, evidenziare l'opera di pace svolta da Augusto e la missione romana di giustizia e di pace.

La 'Pietas Romana': Nell'Eneide di Virgilio troviamo alcuni riferimenti che ricordano la Pietas Romana. La Pietas di Virgilio si basava sul rispetto per gli altri, il rispetto per i defunti, l'amore per gli Dei. Ma è anche un senso di pietà per la sofferenza altrui.

Enea: Un personaggio diverso dagli altri: Enea è un personaggio nuovo: è la prova vivente della tristezza e della sofferenza. Infatti, tutti i personaggi di questo poema sono tristi e privi di gioia. Enea stesso, ad esempio quando è perseguitato dalla bufera marina, molte volte invoca la morte.
Virgilio infatti definisce gli uomini creature sofferenti, destinate a molte disgrazie, come la fame, le calamità naturali e soprattutto la violenza tragica della guerra. Infatti, l'intento di Virgilio non è esaltare la guerra e la potenza dell'esercito romano, bensì l'opera di pace dell'imperatore Augusto.

Il titolo e la struttura: Il titolo del poema epico Eneide deriva dal nome del suo protagonista, Enea.
La struttura dell'Eneide di Virgilio è simile a quella dell'Odissea: inizia infatti nel mezzo della storia (in medias res) per poi arrivare ad un flashback che presenta gli eventi accaduti precedentemente.
L'Eneide si può dividere in tre parti:
1) La prima parte parla di tutte le peripezie del viaggio di Enea da Troia a Cartagine.
2) La seconda parte parla delle vicende del viaggio da Cartagine sino all'arrivo sulle coste del Lazio.
3) La terza parte racconta la guerra tra Troiani e Latini, con la successiva vittoria di Enea.

La trama dell'Eneide:
Da Troia a Cartagine: Enea, fuggito da Troia con i suoi compagni, dopo anni di navigazione arriva in Sicilia, dove qui muore suo padre Anchise.

Da qui, riprende la navigazione, ma una tempesta si abbatte sulle sue navi. Enea con i suoi compagni si rifugia a Cartagine presso la regina Didone.
Qui Didone fa un banchetto in suo onore e Enea, con un flashback narra le sue vicende degli ultimi sei anni.
La regina Didone rimane commossa e si innamora di lui. Ma Mercurio ordina a Enea di ripartire verso il Lazio.
Didone lo prega di rimanere, ma egli rifiuta e perciò addolorata si uccide con la spada regalatagli da Enea, maledicendolo.

Da Cartagine alle coste Laziali: Enea mentre è in viaggio si imbatte in un'altra tempesta che lo fa approdare nuovamente in Sicilia dove qui in onore della morte di suo padre vengono fatti i giochi funebri.
Quindi, lascia la Sicilia e giunge a Cuma dove va a consultare l'oracolo della Sibilla.
Essa lo accompagna nel regno dei morti dove incontra numerose anime tra cui Didone e suo padre Anchise. Enea perciò riprende il viaggio e finalmente approda nel Lazio.
Nel Lazio: la guerra tra Troiani e Latini
Arrivato nel Lazio Enea chiede a Latino, il re del luogo, il permesso di fondare una città. Egli acconsente e promette sua figlia in sposa all'eroe.
Ma Giunone non si rassegna al volere del Fato e manda Aletto a creare litigi fra Latini e Troiani e suscita la gelosia di Turno - il re dei Rutuli - a cui era promessa in sposa la figlia di Latino.
Enea cerca aiuto ai popoli vicini e si allea con Pallante.
Durante la sua assenza, Turno attacca i Troiani. Ma al suo arrivo Turno uccide Pallante e Enea accecato dall'ira inizia a uccidere tutti, soldati e cittadini.
Cosi Turno capisce che per il bene del popolo era meglio affrontare Enea in duello.

Enea ne esce vittorioso, cosi sposando Lavinia e successivamente dando vita a un nuovo popolo.

Eneide, trama

Quadro storico: L'Eneide è un manifesto della politica di Augusto, nipote di Giulio Cesare e suo figlio adottivo, che porta quindi il nome di Caio Giulio Cesare (famiglia di adozione), Ottaviano (nome del padre), Augusto (nome proprio).
Nel 31 a.c. ci fu la battaglia di Azio, in cui si scontrarono la flotta romana di Ottaviano e quella egizia di Cleopatra alleatasi con Antonio. Vicitore della battaglia risultò Ottaviano. L'Egitto diventò l'ultima provincia Romana con un assetto particolare: era territorio privato del principe e i tributi andavano al fiscus (cassa privata del principe). Augusto riuscì a trasformare Roma in principato senza modificarne le magistrature, ma privandole di fatto del loro potere.
Il principe aveva una serie di uomini al suo fianco che amministravano la vita a Roma, tra questi c'era anche Cinio Mecenate, che si occupava della cultura e della propaganda Augustea. Mecenate si circondava di uomini noti per spessore culturale i quali diedero vita al cosiddetto Circolo di Mecenate del quale fecero parte Virgilio, Orazio, Tibullo e le più alte figure culturali del tempo.

Autore: Virgilio nasce nel 70 a.C Mandes, vicino Mantova, e morì il 21 Settembre del 19 a.C. a Brindisi. Le sue opere riscossero un immediato successo divenendo un modello per molti.
Le notizie su di lui ci vengono in maggir parte tramandate da Elio Donato (maestro di San Gerolamo) che era un grammatico e da Servio, un commentatore.Virgilio nasce da una famiglia di propetari terrieri, studiò prima a Cremona e poi a Napoli (importante centro culturale) in cui vi erano concentrate sedi di correnti filosofiche,tra queste si avvicinò all'EPICUREISMO presso il maestro Sirone.In questo clima scrisse tre opere:

Le Bucoliche, raccolta di racconti sulla vita nei campi e sulla natura
Le Georgiche, 4 volumi sull'allevamento e l'agricoltura
L'Eneide, scritto a partire dal 29 al 19 a.C e non concluso, Virgilio ne aveva chiesto la distruzione ma non avvenne.

LA STRUTTURA: Sono 12 libri scritto in esametro, i primi sei raccontano il viaggio di Enea da Troia alle rive del Lazio e gli ultimi sei l'arrivo in una nuova terra (l'Italia) e le guerre di conquista.
Il tutto è diviso nel mezzo, sesto libro, dalla discesa agli inferi di Enea, dove rincontra il padre Anchise e da dove, mostrandoli il futuro, lo esorterà a fondare Roma.

Eneide, analisi

Il fine dell'opera era chiaramente encomiastico, voleva esaltare le gloriose origini della gens Iulia e legare l’origine della stirpe romana alla tradizione. Virgilio decise quindi di non comporre un poema epico legato alla storia contemporanea, scegliendo una strada differente rispetto ad altri scrittori latini come per esempio Nevio. Per quanto riguarda la tecnica di composizione ci sono giunte delle notizie: Virgilio scrisse prima in prosa e poi la tradusse e la portò nei versi. Già nella stesura in prosa dell’Eneide il testo era ben diviso in dodici sezioni. A quanto pare, dopo questa prima stesura in prosa, Virgilio si dedicò alle singole parti senza un ordine precostituito. Gli studiosi si sono anche spesi nel tentativo di dare un ordine cronologico alla produzione dell’Eneide e a quanto pare i canti che sono stati composti per primi sono stati il II, il IV, il VI e l’VIII. I dodici libri che compongono l’Eneide sono tradizionalmente divisi in due parti, di cui il VI libro costituisce lo spartiacque tra queste due divisioni e costituisce anche il cuore dell’opera. Nella concezione classica del testo letterario, la parte fisicamente centrale dell’opera era la parte più nobile ed era anche letterariamente il cuore del testo dove il poeta affidava il messaggio più importante. Infatti, il sesto libro narra della discesa agli inferi di Enea e l’incontro con l’anima del padre Anchise che predice la straordinaria fortuna della Gens Iulia e quindi il fulgido futuro del popolo romano. La distinzione in due esadi prevede: dal I libro al VI, i così detti libri “odissiaci” che narrano le peregrinazioni e sono costruiti sulla falsa riga del modello dell’Odissea, invece dal VI libro alla fine dell’opera ci sono i libri “iliadici”, che sono sei libri che si ispirano all’Iliade; il tema dominante della seconda esade è la guerra.
Virgilio inizia la narrazione dal VII anno delle peregrinazioni di Enea, quando la flotta si dirige verso l’Italia, ma è colpita da una terribile tempesta voluta da Eolo, ma scatenata da Giunone che era la divinità nemica di Enea. Quindi le navi di Enea finiscono in un porto dell’Africa. Venere invece, che è la madre di Enea, è furibonda perché si lamenta delle sciagure che sono toccate al figlio e quindi di adopera perché il fato sia amico di Enea. In Africa Enea, a Cartagine, ritrova dei compagni che aveva ritenuto ormai persi in occasione di quel naufragio e viene accolto come un grande personaggio dalla regina Didone. Venere fa si che Cupido possa scoccare le sue frecce, così che l’amore possa scoccare tra l’eroe e la regina. Nel II libro, così come voleva la tradizione epica e così come voleva il modello costituito dall’Odissea, comincia una narrazione in retrospettiva dove Enea narra tutte le sue peregrinazioni e tutti i trascorsi dei troiani con la caduta della città di Troia e l’inganno terribile del cavallo di legno. Enea racconta del suo sogno in cui gli appare Ettore che gli dice di salvare sé stesso e la propria famiglia e da lì ha cominciato la propria peregrinazione. Nel III libro si parla di Enea che parte con una flotta di venti navi. Adelo consulta l’oracolo e gli viene detto che deve cercare l’antica madre e lui crede che questa sia Creta. Dopo lunghe tempeste e lunghe pestilenze che costringono i profughi ad allontanarsi, Enea si dirige verso l’Italia. La pia Celeno predige funesti avvenimenti prima che possano raggiungere le coste italiane. Il viaggio procede ed Enea sbarca sulle coste della Sicilia, con un'altra tempesta le navi dei troiani vengono sbattute sulle coste della Libia. Nel IV libro si parla dell’amore per Enea di Didone, che confida i suoi sentimenti alla sorella Anna, che la esorta ad aprire il suo cuore ad un personaggio così grandioso e così nobile. Per volontà della madre Venere, Enea e Diodone vengono colti in una tempesta in una grotta e possono confessare il loro reciproco amore. C’era però un pretendente di Diodone, si chiamava Iarba ed era il re di una popolazione che era quella dei Getuli. Egli si infuria nei confronti di Enea e rivolge il suo appello al sommo Giove, che invia Mercurio ad Enea intimandogli la partenza. Enea deve lasciare Cartagine perché il suo destino non sarà fermarsi in quel luogo coronando il suo sogno d’amore, bensì raggiungere l’Italia. Enea è profondamente addolorato e sconvolto da questa triste scoperta, ma obbedisce, compie tutti i preparativi per la sua partenza segreta e salpa con la sua flotta. A Didone, profondamente innamorata, non erano sfuggiti i segreti della partenza di Enea, e fa erigere una pira e su quel rogo si uccide con la stessa spada che il suo amato Enea gli aveva donato. Sconvolto e turbato, Enea parte dalle coste dell’Africa settentrionale per la volta dell’Italia. Sulla terra siciliana era morto tempo prima suo padre Anchise e quindi mosso dal sentimento di pietas, Virgilio fa si che in questo libro una parte consistente sia dedicata ai rituali che Enea va a svolgere in ricordo di suo padre. Giunone, nemica dell’eroe, ne approfitta per far appiccare il fuoco alle navi dalle donne troiane che sono stufe delle peregrinazioni e vogliono mettere fine a tutto questo. Nel VI libro Enea è sbarcato a Cuma, si reca al tempio di Apollo per ricevere l’oracolo della sibilla cumana e per conoscere il proprio futuro. La profetessa, che ospita nel suo corpo lo spirito del dio, compie la profezia e gli dice che lui dovrà compiere una discesa nel mondo degli inferi. Deve andare negli inferi per incontrare l’anima di suo padre Anchise, perché soltanto la sua anima gli potrà profetizzare il destino suo e del proprio popolo, ma prima di compiere questa discesa deve trovare un ramoscello dalle foglie d’oro da offrire a Proserpina, regina del mondo degli inferi. Prima ancora Enea deve andare degna sepoltura a Miseno, un suo compagno. Nell’antro dove si accede al regno dei morti, si incontrano mostri di ogni tipo, c’è un fiume infernale che si chiama Acheronte e qui Enea può riconoscere Palinuro, il suo timoniere e può consolarlo. Entrano poi in una regione degli inferi, che si chiama I campi del pianto e in questo luogo Enea vede l’anima di Didone, che se ne va via offesa. Enea giunge da Proserpina offrendogli il ramoscello d’oro e poi può accedere ad un'altra regione dell’oltretomba pagano che è l’Eliso, una zona felice e beata. Nell’Eliso tutto è felice, tutto è sereno e qui incontra illustri personaggi del passato e suo padre Anchise, che gli fa vedere tutti quegli illustri personaggi che daranno gloria e lustro all’impero romano, conclusa questa rassegna suo padre ha assolto al suo compito che era quello di spiegare ad Enea quello che era il senso ultimo della sua esperienza terrena e qui può congedarsi. Enea può quindi uscire dagli inferi e riprende il viaggio. Parte da Cuma e si dirige verso il Tevere, inizia qui la parte guerresca dell’opera. Il re del Lazio, Latino, in un primo momento accoglie con grande benevolenza gli eroi e giunge a questo rapporto di amicizia ad offrire in sposa sua figlia Lavigna, che a sua volta era stata promessa dalla regina Amata, al re dei Rùtuli che si chiamava Turno. Giunone coglie l’occasione per scompigliare questo lieto fine e prima provoca la follia della regina Amata e poi scatena la guerra e il conflitto contro i troiani. Lo stesso Latino vede ora nei troiani dei pericolosi invasori che avevano rotto l’equilibrio anche politico di quell’area. Anche la guerra è ormai alle porte, da un lato Enea e dall’altro Latino e i Rùtuli di Turno.
L’Eneide passa alla storia come grande canto di Roma e della grandezza di Roma. Divenne ben presto un poema fortunato ed un poema che si potrebbe definire nazionale. Celebrazione della grandezza eroica di quel popolo e celebrazione di una cultura raffinata e superiore. Da questo punto di vista non è solo il poema nazionale della grandezza di Roma, ma è anche il poema nazionale della cultura che si è imposta su tutto il mondo e quindi simbolo di un ideale di civiltà alto incarnato dallo stesso protagonista. Già nell’Eneide si pongono le basi di quella concezione che è tipica di Dante, nel sistema storico-politico del poeta fiorentino Dio ha assegnato un ruolo di prestigio e di rilievo a Roma e all’Impero romano. Nell’Eneide, grande fonte di Dante si trova già questo tipo di concezione nella sua versione pagana, che viene ripresa da Dante: il fulgido destino di Roma, l’ideale superiore di civiltà che con Roma si realizza è un disegno voluto dal Fato. Questa pensosa religiosità è un elemento molto importante in Virgilio ed è un elemento di continuità tra il Virgilio epico e il Virgilio bucolico. C’è in Virgilio sicuramente un sincero sentire, questo sentimento religioso fa sicuramente parte della mente di Virgilio ed è vissuto in un totale conformismo dei principi della religiosità romana.
Benedetto Riposati dice che nessuno tra gli antichi si è sentito più pio, si è sentito più religioso dinnanzi al mistero della vita e del mondo e ha chinato con maggiore reverenza la fronte alla suprema volontà del fato. È il primo eroe antico in cui noi sentiamo il tormento di una vita interiore. Rispetto agli altri eroi dell’epica, Enea è più fine, è più raffinato, non condivide con gli altri eroi la ferocia. Uno studioso disse che la sua grandezza non sta tanto nelle gesta che compì o non compì, non sta nel senso dell’eroico quanto nel possesso di pietà e di umanità che ne sensibilizza l’eroismo e lo rendo rassegnato all’aspro destino fino al sacrificio e all’oblio di sé. Ci sono molti personaggi all’interno dell’Eneide, personaggi che non hanno la complessità psicologica di Enea ed incarnano alcune virtù, anche se alcuni raggiungono anche un’indipendenza poetica. Per quanto riguarda gli aspetti formali, l’Eneide è in continuità con l’altra grande opera di Virgilio, le Bucoliche. La tendenza all’elemento lirico e alla bellezza della descrizione e certe immagine sono strumenti di grande poesia.
Virgilio ebbe molta fortuna, il Medio Evo lo ama profondamente, lo cristianizza e ne da una lettura tutta particolare rendendolo un mago, rendendolo una persona capace di compiere delle profezie in seguito alla lettura che il Medio Evo dà in termini storici e allegorici della IV egloga. Virgilio, nella mentalità medioevale, viene visto come un uno dei profeti di Cristo. Successivamente il Rinascimento non lo dimentica e non può non amare la misura, l’equilibrio e l’armonia che ne fanno uno dei signori della poesia. Il romanticismo non riprenderà Virgilio perché troppo classico per essere apprezzato. La letteratura moderna riscopre Virgilio come uno dei padri della poesia occidentale.

Eneide, descrizione

Libro I: L'eroe troiano Enea, sopravvissuto dall’incendio della città di Troia insieme al padre e al figlio, tenta di raggiungere il Lazio con una flotta di venti navi, per fondarvi una nuova città e portare in Italia i Penati, una stirpe nobile e coraggiosa e una razza che sarà conosciuta e rispettata da tutti i popoli, come stabilito da una profezia, nonostante l'opposizione di Giunone. La dea infatti è adirata per 2 motivi:
1) perché ha perso la gara di bellezza contro la madre di Enea, Venere (vedi mito della mela d’oro.) , 2) perché la sua città preferita Cartagine è destinata ad essere distrutta dalla stirpe troiana nata da una relazione tra Zeus ed Elettra,. Per sette anni i profughi veleggiarono nel Tirreno, al largo della Sicilia, quando Giunone li vede. La dea, al colmo dell'ira, si reca da Eolo(dio e custode dei venti ,che tiene rinchiusi in un otre all'interno di un massiccio montuoso) per chiedergli di scatenare una tempesta. Il dio accetta in cambio di Deiopea, la ninfa più bella di Giunone, e il maltempo danneggia pesantemente la flotta.
Nettuno se ne accorge e, nonostante non sia neppure lui amico dei Troiani, si infuria per l'intrusione di altri nei suoi domini; spinto anche dal rispetto per il valore di Enea, interviene placando i venti e calmando le acque. La flotta riesce così ad ancorare sulla costa d'Africa, in Libia, in una città, Cartago. Preoccupata per la sorte del figlio, Venere intercede a suo favore presso Giove. Questo la rassicura dicendole che, ottenuta la benevolenza di Giunone, l'eroe compierà il suo destino, con la prima profezia dell'Eneide (Enea governerà tre anni, il figlio Ascanio Julio trenta e i suoi discendenti, fino a Romolo e Remo, per trecento).Quindi il re degli dei invia Mercurio a Cartagine, con il compito di predisporre i Cartaginesi ad una favorevole accoglienza di Enea e i compagni superstiti. Nel frattempo Venere, assunte le sembianze di una giovane cacciatrice, molto somigliante alla dea Diana, si manifesta al figlio per spiegargli la vicenda della città, fondata dai Fenici emigrati dalla propria terra al seguito della regina di Tiro, Didone, fuggita dopo che il fratello Pigmalione le aveva ucciso il marito Sicheo per impadronirsi del regno. Enea si reca dunque fiducioso in quella città, ricevendo ottima accoglienza dalla regina. Inoltre Venere, temendo le insidie di Giunone, ordina a Cupido, dio dell'amore, di prendere il posto di Ascanio figlio di Enea, assumendone le sembianze, affinché, toccando il cuore della regina, si innamori dell'eroe. Didone così offre un importante banchetto ai Troiani e invita Enea a narrare in quella sede le sue traversie.
Libro II: Durante il banchetto che viene dato in onore dei Troiani, Enea racconta la sua storia e le sue vicende e i fatti che hanno provocato il fortuito arrivo della sua gente da quelle parti. Comincia la sua narrazione da poco dopo gli eventi descritti dall'Iliade. L'astuto Ulisse aveva trovato il modo di riuscire ad entrare a Troia: aveva fatto costruire un enorme cavallo di legno, che avrebbe racchiuso nascosti al suo interno lui e alcuni dei migliori guerrieri greci. I Troiani, all'oscuro di tutto, spinti dall'acheo Sinone che li aveva informati della partenza dai Greci, poi rivelatasi falsa, e incuriositi dal cavallo, avevano deciso di trasportarlo dentro le mura della città, incuranti degli avvertimenti di Cassandra e dall'orribile fine di Laocoonte che a sua volta aveva cercato di avvertirli del pericolo.
Usciti nottetempo dal cavallo, i guerrieri greci avevano cominciato a mettere Troia a ferro e fuoco. Enea, svegliato all'improvviso dal fantasma di Ettore aveva visto con orrore che cosa stesse succedendo alla sua amata città natale. Radunati alcuni guerrieri, organizzò la fuga dalla città: il principe frigio Corebo si unì al gruppo, ma cadde ucciso dal greco Peneleo nel tentativo di salvare Cassandra, la figlia di Priamo di cui era innamorato, dalle grinfie dei greci. Il capo troiano assistette anche alla barbara uccisione del re Priamo. Allontanatisi dai luoghi più pericolosi, Enea si imbatté nella bella Elena, causa prima di tutta quella rovina e fu preso dal desiderio di ucciderla, ma venne fermato dalla madre Venere, che gli aveva detto invece di fuggire e di uscire dalla città insieme alla sua famiglia. Enea aveva quindi capito che la sua famiglia stava correndo un grave pericolo ed era corso da loro. Enea racconta quindi la sua fuga con il figlio Julo e portando sulle sue spalle il vecchio padre Anchise, mentre sua moglie Creusa non era riuscita a rimanere con loro ed era perita nella catastrofe generale, venendo poi trasformata in una semidea.
Libro III: Enea racconta come , dopo aver radunato gli altri sopravvissuti, aveva costruito una flotta di navi e con queste era approdato in varie parti del Mediterraneo, tra le quali la Tracia e l'isola di Delo. Durante la prima tappa è significativo l'incontro con "l'anima sepolta" di Polidoro, figlio di Priamo, fatto uccidere dall'avido Polinestore, il quale voleva impossessarsi delle sue ricchezze. Quella che Virgilio narra è la versione euripidea della morte del troiano; alla quale aggiunge l'episodio della trasformazione delle frecce in rami di mirto. Nella seconda, invece, Enea chiese all'oracolo di Apollo quale fosse la nuova terra dove avrebbe dovuto portare i superstiti Troiani. Apollo risponde: "Cercate l'antica madre; qui la stirpe d'Enea dominerà su tutte le terre e su tutti i discendenti". Anchise, il padre di Enea, crede che la terra d'origine dei Troiani sia stata l'isola di Creta donde sarebbe partito il capostipite Teucro. Perciò Enea coi Troiani si reca a Creta; ma qui gli dèi Penati di Troia vanno in sogno all'eroe e gli spiegano che l'"antica madre" non è Creta, ma la (misteriosa) città di Corythus in Italia (variamente identificata con diverse città etrusche): "lì nacque Dardano da cui deriva la nostra stirpe" .Un altro luogo dove poi s'era recato Enea era stato Butroto nell'Epiro (nell'odierna Albania), una città costruita a somiglianza di Troia. Qui aveva incontrato Andromaca, moglie di Ettore, che aveva ancora una volta pianto con lui per aver perduto il suo eroico marito e il suo figlio adorato. Enea ne incontrò anche il marito, il fondatore della città Eleno figlio di Priamo, dotato del dono della profezia. Per suo tramite, Enea ha conferma che egli deve recarsi in Italia. Eleno lo consiglia anche di recarsi a Cuma dalla famosa Sibilla. Enea aveva così lasciato Butroto rimettendosi in mare. Superate le insidiose Scilla e Cariddi e sbarcato con la flotta in Sicilia, scampa con i suoi uomini ad un attacco del ciclope Polifemo, salvando anche un superstite compagno di Odisseo. Ripreso il mare, nel corso della navigazione, suo padre Anchise era morto serenamente. Stavano dirigendosi verso la terraferma quando Giunone aveva fatto scatenare la tempesta che li aveva fatti attraversare il mare portandoli a Cartagine.
Libro IV: Didone si rivolge alla sorella Anna, ammettendo i sentimenti per Enea, che ha riacceso l'antica fiamma d'amore, il solo per cui violerebbe la promessa di fedeltà eterna fatta sulla tomba del marito Sicheo. Anna riesce a persuaderla: la sorella è infatti sola e giovane, non ha prole ed ha troppi nemici intorno. Didone, così, felice, immola una giovenca al tempio e riconduce Enea nelle mura. È notte. Giunone allora propone a Venere di combinare tra i due giovani il matrimonio. La dea, che capisce il fine di Giunone di sviare il figlio dall'Italia, accetta, pur chiarendole la probabile avversità del DESTINO. L'indomani stesso, Didone ed Enea partono a caccia ma una tempesta li sconvolge: si rifugiano così in una spelonca, consacrando il rito imeneo. Ma Fama, un mostro alato, avverte del connubio Iarba, che invoca Giove. Il padre degli dei invia il suo messaggero Mercurio a ricordare al figlio del compito di fama e gloria per grande discendenza latina che lo attende. Spaventato, chiama i suoi compagni, arma la flotta e si appresta a partire, pensando al modo più agevole di comunicare la decisione a Didone. Ma la regina, già informata da Fama, corre infuriata e angosciosa da Enea, biasimandolo di aver cercato di ingannarla e ricordandogli del loro amore e della benevolenza con cui l'aveva accolto, rinfacciandogli di non avere neppure coronato il loro sentimento con un figlio. Enea, pur riconoscendole i meriti, spiega che non può rimanere, perché è obbligato e continuamente sollecitato dagli dei e dall'ombra del defunto padre Anchise a cercare l'Italia. Ritornato alla flotta, rimane impassibile alla rinnovata richiesta di trattenersi mossa da Anna e alle maledizioni di Didone, che è perseguitata dal dolore con continue visioni maligne. Riferita la decisione di dedicarsi alle arti magiche per alleviare tante pene, la regina ordina quindi alla sorella di mettere al rogo tutti i ricordi e le armi del naufrago nella sua casa e invoca gli dei. Così, nella notte, mentre la regina escogita il modo e il momento del suicidio per porre fine a tanti affanni, Enea, avvertito in sonno, fugge immediatamente da quella terra pericolosa. All'aurora, con la vista del porto vuoto, Didone invoca gli dei, maledicendolo con odio, sventure, persecuzioni e guerra eterna tra i loro popoli. Giunta sulla pira funeraria, si trafigge con la spada di Enea, mentre le ancelle e la sorella invocano disperate il suo nome. Giunone poi invia Iride a sciogliere la regina dal suo corpo e a recidere il capello biondo della sua vita. Prima di morire, predice che tra il popolo di Enea e il suo ci sarà eterna guerra. Voltandosi indietro dal ponte della sua nave, Enea vede il fumo della pira di Didone e ne comprende chiaramente il significato: tuttavia il richiamo del destino è più forte e la flotta Troiana fa vela verso l'Italia.

Eneide, spiegazione

L'Eneide è un poema epico in 12 libri,la cui composizione fu iniziata a Virgilio dopo il 30 a.C e ultimata poco prima della morte.
Il poeta non ebbe però il tempo di attuare,una revisione finale dell'opera:aveva lasciato alcuni versi incompiuti o soltanto abbozzati.
Il suo ultimo desiderio fu che il poeta venisse dato alle fiamme,desiderio non esaudito per volontà di Ottaviano Augusto,che ne ordinò la pubblicazione.
Il verso adottato è l'esametro.
Enea,protagonista assoluto del poeta,è l'incarnazione dei valori civili e morali che sono fondamentali,per la costruzione di un mondo giusto e pacifico.
Enea non è più l'eroe baldanzoso e sanguigno dei poemi omerici che si esprime nell'azione,ma mostra una psicologia e una sensibilità più complesse e sofferte che lo portano ad atteggiamenti di attenzione e di commozione per i sentimenti dei suoi compagni e dei suoi stessi nemici.
L'opera consta di due parti: nella prima sono narrate le peregrinazioni di Enea da Troia fino all'arrivo in Italia,nella seconda si racconta la lotta sostenuta dell'eroe con il suo popolo per la conquista della nuova patria promessagli dal fato.
Il motivo centrale dell'opera è duplice:il lungo e difficile viaggio di Enea da Troia fino al Lazio e la guerra che i troiani devono combattere contro i latini prima di potersi fondere con essi e dare inizio a una nuova stirpe,quella romana.
Tra gli altri principali temi,ci sono:
-il ruolo determinante dell'intervento degli dei nelle vicende umane,che spesso ispirano le azioni degli uomini e ostacolano i loro progetti.
Rispetto ai poemi omerici,nell'Eneide gli dei appaiono meno capricciosi e volubili e più disposti a collaborare con l'autorità di Giove;
-il predominio del fato sulla volontà degli uomini: il fato rappresenta una divinità misteriosa ai cui decreti,dovono piegarsi anche gli dei.
Nel suo inesorabile procedere,il fato travolge tutti coloro,anche se consapevoli e innocenti,che tentino di ostacolare i suoi disegni;
-le pietas,che rappresenta la fondamentale virtù morale e consiste nella totale
adesione al dovere verso gli dei,verso la patria e la famiglia;
-l'assurdità della guerra,che falcia tante giovani vite a causa infiniti dolori e ingiustizie.
Il valore guerriero resta una virtù;
-il senso del fantastico,del magico e del soprannaturale,che si trova nell'episodio dell'uccisione di Laocoonte e dei suoi figli da parte di due enormi idre;
-le concezione dell'oltretomba, che emerge nell'episodio della discesa di Enea agli inferi.

Virgilio,il nuovo Omero,ma non solamente: Virgilio si è ispirato ai poemi di Omero:i primi sei libri,dedicati ai viaggi di Enea,hanno come modello l'Odissea,gli ultimi sei,in cui si racconta la guerra contro i latini,hanno come modello l'Iliade.
Il viaggio di Enea ha un fine politico,in quanto egli è investito dal fato dell'altissimo compito di fondare una nuova civiltà che dominerà il mondo e gli darà la pace con le sue giuste leggi,inoltre,la guerra narrata nell'Iliade è una guerra di distruzione,mentre quella condotta da Enea nel Lazio è una guerra di fondazione.
Virgilio adotta il verso esametro,ce era stato introdotto nell'epica latina da Ennio nel poema,dove narrava l'intera storia di Roma;poema del quale ci sono rimasti circa seicento versi e che con l'epopea Guerra Punica,contenente una lunga digressione sul viaggio di Enea in Italia.
Virgilio raccoglie anche la tradizione,già sviluppata da alcuni autori greci posteriori a Omero,che attribuiva ai romani un'ascendenza troiana.
Dai suoi predecessori latini Virgilio eredita l'intento di celebre la gloriosa storia di Roma,riuscendo in ciò a superare la loro prospettiva ancora municipalistica e a conferire un respiro universale all'esaltazione dei valori di giustizia.

L'antefatto:un eroe scampato alla tragedia: Enea,figlio del principe troiano Anchise e della dea Afodite era,dopo Ettore,il più forte difensore di Troia.
Nell'Iliade è protagonista di vari episodi in cui mette in luce tutto il suo valore.
Una volta venne ferito dall'eroe greco Diomede e salvato da Apollo.
Un'altra volta si scontrò con Achille,,il solo tra gli achei che avrebbe potuto sconfiggerlo,ma fu sottratto in tempo al nemico da Poseidone.
Enea è un eroe protetto dagli dei,ai quali è devoto e obbediente,e destinato a un grande compito.
Enea riuscì a fuggire da Troia mentre la città era in preda agli incendi appiccati dai greci e la sua caduta appariva ormai inevitabile,portando con il sé il padre e il figlio.

Personaggi dell'Eneide

I Protagonisti dell'Eneide sono:


    - Enea: figlio di Venere e di Anchise, è il protagonista del poema. "vive la sua imprese come una missione, si affida agli dei più che alla forza e alla sua caratteristica più tipica la pietas ossia il rispetto pietoso.
    - Anchise: Vecchio saggio e padre di Enea, segue il figlio nelle sue peregrinazioni da Troia fino al Drepano, dove muore.
    - Iulo: figlio di Enea e Creusa, giungerà con il padre in Italia e fonderà la stirpe da cui discenderanno Romolo e Remo.
    - Didone: regina di Cartagine, ospita Enea e se ne innamora. Quando poi l'eroe parte, si uccide per il dolore invocando maledizioni sui troiani.
    - Lavinia: E' la figlia del re Latino e promessa sposa di Turno, re dei Rutuli. Diventerà la sposa di Enea dopo la vittoria di quest'ultimo su Turno.
    - Turno: Re dei Rutuli, popolazione del Lazio, si scontra con Enea e da lui è vinto e ucciso.
    - Latino: Re del Lzio, concede in sposa a Enea la propria figlia Lavinia, già promessa sposa di Turno, re dei Rutuli: Di qui la guerra fra Troiani e Latini.
    - Eurialo, Niso, Pallante, Camilla: Sono giovani combattenti che muoiono valorosamente sul campo di battaglia.

Analisi dei personaggi

I personaggi dell'Eneide sono i seguenti:
Enea:il grande eroe troiano figlio di Anchise e di Venere,fuggito dalla città in fiamme con il padre e il figlio e seguito da un gruppo di contadini,è il protagonista del poema.
E' molto religioso,dotato di grande forza morale e di eccezionale capacità di sacrificio,vince ogni avversità portando a compimento la gloriosa missione affidatagli.
Anchise: saggio principe troiano e padre di Enea muore durante il viaggio verso l'Italia.
Quando Enea discenderà negli inferi,gli rivelerà il suo futuro e il valore del compito assegnatogli dal fato.
Iulio o Ascaniio: figlio di Enea e d Creusa,scomparsa durante la fuga da Troia,è indicato da Virgilio come l'intenzione della gens Iulia,la stirpe cui appartenevano Giulio Cesare e Ottaviano Augusto,fondatore dell'impero romano.
Didone: fondatrice e saggia regina di Cartagine,accoglie ospitalmente Enea e si innamora perdutamente di lui. Quando l'eroe decide di ripartire per l'Italia,in preda alla disperazione si toglie la vita.
Laocoonte: sacerdote troiano,tenta invano di impedire l'inganno del cavallo e per questa sua opposizione a un destino ormai stabilito sarà ucciso con i suoi giovani figli due mostri marini.
Polidoro: il giovane dei figli del re Priamo,era stato da lui affidato dal re di Tracia Polimestore per preservarlo dai pericoli della guerra;ma Polimestore uccise il ragazzo per appropriarsi del suo ricco tesoro.
Palinuro: fidato timoniere di Enea,cade in mare vittima del dio Sonno durante il viaggio verso il Lazio.
Eurialo e Niso: due giovani troiani,legati da una profonda amicizia,muoiono insieme durante una sortita nel campo dei nemici rutuli.
Pallante: giovane figlio di Evandro re di Pallanteo e alleato di Enea,è ucciso in combattimento da Turno.
Turno: re dei rutuli e fiero nemico di Enea,è un guerriero forte e valoroso ,che ha la colpa di opporsi al destino che vuole Enea vincitore.
Morirà nel duello con Enea,duello che costituisce l'episodio finale del poema.

Polidoro

Prosegue il racconto di Enea alla corte di Didone. Abbandonata Troia e costruita una flotta con il legname del monte Ida, rifugio degli esuli per circa un anno, l’eroe approda con i compagni in Tracia, al di là dell’Ellesponto, dove inizia la fondazione della città di Eneadi, confidando nell’antico vincolo d’amicizia tra Troiani e Traci, rafforzato dal matrimonio di una figlia di Priamo re con un re locale. Mentre si svolge un rito favorevole in onore di Venere, Enea si avvicina a un cespuglio per procurarsi dei rami che fungano da ornamento all’altare. Lì, improvvisamente, assiste a un inquietante prodigio che lo induce a riprendere subito il mare: i rami spezzati grondano sangue e la voce di Polidoro, figlio di Priamo, inviato in Tracia per salvarsi dalla distruzione della città, narra il tradimento di cui è stato vittima e la sua triste fine.
Il brano è focalizzato sulla figura del giovane Polidoro che, assumendo il ruolo di voce narrante all’interno del racconto di Ulisse, diventa narratore di III grado. Il suo intervento diretto conferisce maggior pateticità all’episodio e accresce il clima di funesto spavento che prelude al suo apparire.
L’episodio di Polidoro ispirò il XIII canto dell’inferno, in cui Dante riprende l’immagine del ramo spezzato da cui sgorgano il sangue e la voce del nobile Pier della Vigna, morto suicida.

Autori che hanno contribuito al presente documento:
Mayc1989, Alef93, AlbyTKD, orrfeos, CappieEng, RosarioElettronico, Rosanna A.

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