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Canto le armi, canto l'uomo...

Il Fato aveva assegnato ad Enea una missione: fondare una nuova città e una nuova stirpe da cui discenderà il popolo romano. Ma Giunone, avversa ai Troiani, cerca in tutti i modi di ostacolarlo e di perseguitarlo. Virgilio non segue gli stessi aspetti dei proemi dell'Iliade e dell'Odissea, infatti, il proemio dell'Eneide è costituito da:
- la Protasi: ossia l'enunciazione dell'argomento.
- l'Invocazione alla Musa.
La prima parte sintetizza l'intera storia del poema. Infatti, vengono indicate le varie avventure e i naufragi che caratterizzano il viaggio di Enea, profugo per volere del Fato. La celebre apertura annuncia i temi del poema: i gesti guerreschi ispirati all'Iliade e le lunghe peregrinazioni del protagonista Enea, ispirate all'Odissea. Egli ha anche sofferto molto in guerra a causa dell'ira di Giunone, finchè fondò una città e stabilì i Penati di Troia, cioè le divinità domestiche, nel Lazio.

Il poeta,inoltre,annuncia una prolessi, ossia l'anticipazione del lieto fne con cui si chiude il poema e riguarda: la grandezza di Roma e l'origine della razza latina e albana (aggettivo che deriva da Albalonga, la città fondata dal figlio di Enea, Ascanio e da qui nasceranno Romolo e Remo.)
Nella seconda parte, invece, è presente l'invocazione alla Musa (Calliope). Narra dell'ira di Giunone. Quest'ira deriva dal mitico episodio del pomo della discordia che Paride aveva assegnato a Venere, giudicandola la più bella. Il poeta, infatti, si chiede e domanda alla fine del proemio come sia possibile che gli dei possono provare un'ira così tremenda.

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