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Gli eroi omerici

L'epica ha come protagonisti gli eroi.
Gli eroi omerici sono uomini con virtù quali il coraggio e il valore che li rendono simili agli dei.
Sono persone capaci di imprese straordinarie, impossibili per la gente comune; considerano il campo di battaglia il mezzo per dimostrare il loro valore e non hanno paura della morte, se non quella senza onore: il loro unico scopo è essere ricordati nel futuro. Inizialmente l'epica aveva lo scopo di intrattenere e divertire gli ascoltatori.
Successivamente i poemi acquisirono anche una funzione educativa: erano spesso incaricati di fornire alle persone comuni modelli di comportamento corretto (come Achille o Odisseo), da seguire per non incappare nell'ira degli dei e per non ricevere una punizione,ma anche modelli negativi da evitare (come Tersite).
Gli eroi sono quindi personaggi da cui prendere esempio nel comportamento e nel pensiero. Possiedono alcuni valori che chiunque dovrebbe avere: sono coraggiosi, impavidi, difensori del bene e della patria.

Uno dei principali valori degli eroi è l'aretè: il valore militare, la forza fisica e d'animo.
Possiamo trovare un esempio di aretè nell'episodio di Achille e Agamennone.
Achille, infatti, quando si scontra con l'Atride, gli dice che meriterebbe più doni di lui perchè in battaglia è molto più abile e fa la maggior parte dello sforzo. Secondo lui, dovrebbe ricevere un dono maggiore rispetto a quello di Agamennone perchè la sua aretè in battaglia è maggiore.
Per tutta risposta Agamennone risponde che quella di Achille non è vera aretè, perchè tutte le sue capacità e la sua forza vengono da una dea: la madre Teti, che da piccolo lo ha reso invulnerabile a qualsiasi tipo di attacco tranne che sul tallone, unico punto debole.
Un altro valore importante è la timè, l'onore.
Essa viene materialmente dimostrata mediante il dono: il dono è l'insieme delle ricchezze (terre, oggetti preziosi, donne,...) accumulate durante le varie battaglie da ogni eroe. Alla fine di ogni battaglia, ciò che si era riusciti a conquistare veniva spartito tra i partecipanti in base alla loro importanza sociale. Venire privati del proprio dono significava perciò perdere il proprio onore.
Continuando a riferirci all'episodio in cui Achille si scontra con Agamennone possiamo vederne due esempi.
Agamennone si rifiuta inizialmente di restituire la sua schiava Criseide al padre Crise, nonostante quest'ultimo abbia fatto tutto il necessario per rendere il gesto il più dignitoso possibile per il re acheo. Il rifiuto di restituire Criseide può sembrare irragionevole, infatti Crise si era presentato con ricchi doni da offrire in cambio e aveva augurato ai Greci addirittura di vincere la guerra; Agamennone però decide di rifiutare la richiesta perchè non vuole che il suo onore venga intaccato. Alla fine tuttavia decide di rendere la ragazza per evitare che il suo esercito venga distrutto dalla pestilenza inviata da Apollo accorso in aiuto di Crise, suo sacerdote. Agamennone tuttavia acconsentirà alla restituzione di Criseide solo se Achille gli darà la sua schiava in cambio.
Un altro esempio ci viene dato appunto da Achille, che di fronte a questo sopruso di Agamennone arriva a decidere di abbandonare la guerra. La sua scelta, che può sembrare avventata, è assolutamente legittima. Ritirandosi non dimostra infatti di essere vile, anzi la sua azione è completamente giustificata dall'oltraggio che ha subito vedendosi tolto il dono.
Sempre per tutelare la propria reputazione, nell'episodio di Ettore e Andromaca, Ettore spiega alla moglie che non può seguire il consiglio di ritirarsi dalla battaglia, datogli da lei in precedenza, e rimanere a proteggere lei e il loro figlio, perchè ha “rossore” del suo popolo. Con questa espressione, Ettore intendeva dire che se si fosse ritirato, i Troiani avrebbero avuto un'opinione negativa di lui. Ha paura che il suo onore venga rovinato e che lui venga ricordato come un vigliacco. Questo fenomeno viene chiamato “cultura della vergogna”. Chi non si adeguava alle norme che indicavano come ci si doveva comportare veniva considerato deviante e veniva isolato.
Il kléos è il fine a cui ogni eroe cerca di arrivare: è la fama, la gloria. Essa si può raggiungere solo in un modo: combattendo in modo coraggioso, senza mai tirarsi indietro.
Anche se non è narrata direttamente nell'Iliade, un esempio è la scelta a cui viene sottoposto Achille: una vita lunga e tranquilla o una vita breve e gloriosa. Achille sceglie di venire ricordato negli anni a venire, perchè, secondo la mentalità di quel tempo, essere ricordati significava raggiungere l'immortalità e di conseguenza eguagliare gli dei.
Al contrario, il modello dell'antieroe viene perfettamente impersonato da Tersite. Nonostante egli sia soltanto un soldato semplice, di nessuna importanza particolare, osa insultare a gran voce Agamennone, pur non avendone il diritto. Infatti all'epoca era considerato impensabile che una persona si rivolgesse ad un superiore con un tono tanto arrogante. Inoltre Tersite non aveva nemmeno il diritto di parlare, non esisteva ancora infatti la parresia, tipica della società democratica. L'antieroe è l'esatto contrario dell'eroe vero e proprio che è uno dei kaloì kaì agathoì, ovvero “ i belli e buoni”: splendido fisicamente, coraggioso e generoso. Invece Tersite, oltre ad essere un uomo scorretto, è anche brutto fisicamente: è deforme e senza capelli. Secondo la cultura greca infatti chi era brutto di corpo era brutto anche nell'animo.
I valori militari dunque erano considerati i più importanti. Prevalevano su qualsiasi altro tipo di valore, anche su quelli affettivi. Ettore ne è un esempio: nonostante ami la moglie Andromaca e il figlio Astianatte, deve rinunciare a stare con loro per andare a combattere. È preoccupato per la fine che faranno i suoi cari, soprattutto per Andromaca, che finirà di sicuro schiava nella casa di qualche greco a svolgere le faccende domestiche. Tuttavia non può sottrarsi al suo dovere di difendere la sua patria e il suo buon nome.
Questi valori sono perciò i valori tipici di una società aristocratica, come quella della Grecia del medioevo ellenico. In quell'epoca infatti la Grecia era divisa in oikos, comandati da un basileus che deteneva il potere politico e quello militare. C'era anche l'assemblea degli anziani o gherusia. C'era un'assemblea popolare, ma non aveva quasi nessun valore. Il potere era quindi nelle mani di pochi.
Sono anche i valori di una società guerriera, infatti a quel tempo si facevano guerre per qualsiasi ragione, si combatteva tra oikos per portare a casa il bottino di guerra e quindi avere una buona aretè significava essere più ricchi e potenti.
Secondo l'omerista Moses I. Finley, i poemi omerici erano molto importanti per il popolo greco per diversi motivi: oltre ad offrire modelli da seguire o da non seguire, l'Iliade e l'Odissea contribuirono a costruire l'identità culturale della Grecia, infatti, nonostante la divisione geografica e politica delle diverse polis, i Greci si sentivano parte di un unico popolo con molte tradizioni in comune e con una cultura che li univa tra loro; essi credevano che gli episodi raccontati da Omero fossero realtà storiche e in questo senso l'epica omerica aveva valore educativo; inoltre (poiché non avevano un libro sacro) grazie all'epica, venivano a conoscenza del loro pantheon, dei gradi di parentela che legavano le diverse divinità ed i diversi eroi tra loro e delle varie caratteristiche specifiche di ogni dio. Dunque, a tutti i livelli, davvero uno specchio del mondo di quel tempo.

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