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Il Mahabharata


Il Mahabharata è il poema nazionale indiano e rappresenta nel contempo, la più grande opera letteraria dell’antichità (composta da oltre 90.000 distici, ossia versi doppi); il suo autore, però è ignoto. La struttura del poema permette di aggiungere continuamente alla vicenda principale una serie di vicende secondarie: la figura è, infatti, quella di un narratore che recita i fatti e man mano introduce i discorsi di altri personaggi.

Il poema non è soltanto una serie di narrazioni e leggende, ma può essere considerato una vera e propria enciclopedia filosofica, religiosa e giuridica. Si tratta di un libro sacro che, pur senza sostituire del tutto le opere canoniche del brahamanesimo, costituisce il testo fondamentale dell’induismo. Nucleo del poema è la lotta combattuta fra due stirpi di cugini, i Pandava e i Kaurava, per il possesso della regione fra i due fiumi Yamuna e Gange.

I cento Kaurava si servirono di un stratagemma per privare i cugini della loro capitale, la città Indraprastha, che si trovava sul luogo dove ora sorge Nuova Delfi (attuale capitale dell’India): i Pandava furono invitati a un torneo di dadi ma, giocando, persero ogni proprietà, finirono esiliati nella foresta per dodici anni e furono costretti a passare un tredicesimo anno nella clandestinità. Tornati in patria, affrontarono i Kaurava nel “Campo dei Kuru”, in un’importante battaglia durata diciotto giorni, e ottennero la vittoria grazie all’auto aiuto del dio Krishna.

Le storie mitiche dei Pandava e dei Kaurava riflettono probabilmente una vicenda storica: alcuni studiosi, per esempio, hanno interpretato la sconfitta dell’antica cultura vedica di fronte a una popolazione straniera proveniente dalle regioni dell’Asia centrale.

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