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Iliade - Parafrasi vv.8-56, Libro I

Appunto di Epica contenente la parafrasi dei versi 8-56 del libro primo dell'Iliade, con analisi della parte relativa all'offesa di Apollo e l'ira del Dio.

E io lo dico a Skuola.net
Iliade - Parafrasi vv.8-56, Libro I

"Ma chi fra gli dei li fece lottare in contesa?
Il figlio di Zeus e Latona,egli,irato col re,
mala peste fe' nascer nel campo,la gente moriva,
perchè Crise l'Atride trattò malamente,
il sacerdote;costui venne alle navi rapide degli Achei
per liberare la figlia,con riscatto infinito,
avendo tra mano le bende d'Apollo che lungi saetta,
intorno allo scettro d'oro e pregava tutti gli Achei
ma sopra tutto i due Atridi,ordinatori d'eserciti:
"Atridi e voi tutti Achei schinieri robusti,
a voi diano gli dei,che hanno le case d'Olimpo,
d'abbattere la citta' di Priamo,di ben tornare in patria;
e voi liberate la mia creatura,accettate che lungi saetta...

...chè glielo mise in cuore la dea Era braccio bianco:
si doleva dei Danai, perchè li vedeva perire."

Ma quale dio/quale fra gli dei fece entrare in contrasto Agamennone e Achille? Apollo che, furioso con il re, mandò una pestilenza nel campo degli Achei, la gente periva perché Agamennone aveva offeso Crise (sacerdote di Apollo);questo era andato alle navi degli Achei per salvare-riscattare la figlia, portando con sè lo scettro e le bende di Apollo e pregava i Greci, ma in particolare Agamennone e Menelao: "Atridi e voi tutti Achei dai gambali robusti, che gli dei che abitano il monte Olimpo vi facciano abbattere la città di Troia e tornare in patria sani e salvi. Accettate il mio riscatto e liberate mia figlia, rispettando il figlio di Zeus, Apollo che scaglia le frecce."
Così i Greci chiesero che quel generoso riscatto venisse accettato e che fosse eseguito quanto richiesto dal sacerdote. Il figlio di Atreo (Agamennone), però, non voleva accettare a richiesta e mandò via il sacerdote in malomodo/scortesemente dicendo: " Vecchio, non voglio vederti presso le nostre navi nè adesso nè in futuro, perchè allora non servirebbero più a nulla nè lo scettro nè le bende di Apollo! Io non libererò tua figlia/Criseide: trascorrerà la vecchiaia nella mia casa ad Argo, lontana dalla patria, lavorando al telaio e accorrendo al mio letto. Ma tu vattene, non mi infastidire se vuoi tornare a casa sano e salvo."
Crise impaurito obbedì al comando e silenziosamente si incamminò lungo la riva del mare in tempesta; ma poi, allontanatosi, pregò insistentemente il dio Apollo, figlio di latona dalla bella chioma:" Prestami attenzione, Apollo, che proteggi le città di Crisa e di Cilla e regni sovrano sull'isola di Tenedo, se mai hai apprezzato il tempio che ti ho eretto o le grosse cosce di tori e capre che ho bruciato in tuo onore, esaudisci questo mio desiderio: che gli Achei paghino le mie sofferenze con le tue frecce/con la tua ira".
pregando chiede questo e il dio lo sentì e venne giù dall'Olimpo, furioso, con l'arco e la faretra in spalla: i dardi risuonavano al suo muoversi; Scendeva come la notte. Quindi si appostò lontano dalle navi greche, scoccò una freccia, causando un suono pauroso. Colpì i muli e i cani veloci ma poi mirò agli uomini; continuamente ardevano i molti roghi dei cadaveri. Le sue frecce uccidevano persone da nove giorni quando Achille, al decimo giorno, richiamò l'esercito su suggerimento della dea Era, che soffriva per i numerosi morti dei Greci.
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