Daniele di Daniele
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Traccia n.1

Il candidato esponga le sue riflessioni sul testo sopra riportato e si soffermi, in particolare, sulle
seguenti questioni:
- che cosa si intende per principio di tolleranza?
- qual è il ruolo del principio di tolleranza nello svolgimento dell’attività educativa?
- in che senso l’educazione è anche educazione alla tolleranza?

1) Per tolleranza si intende il rispetto, l'accettazione e l'apprezzamento delle ricchezze e della diversità delle culture del mondo, delle nostre modalità di espressione e dei nostri modi di esprimere la nostra qualità degli esseri umani.
La tolleranza è considerata una necessità sia politica che giuridica ed è enfatizzata in particolare dalla comunicazione, dall'apertura mentale e dall'opinione pubblica.
La tolleranza deve essere portata avanti dai singoli, dai gruppi e dagli stati e deve essere considerata come un atteggiamento attivo che prende vita grazie al riconoscimento dei diritti universali della persona umana. Questa fa si che esistano molte opinioni in tutti i campi dove essa è esercitata, ed è atta a ricercare la verità, alla quale si rapporta in modo dialettico.

Nella nascita del principio di tolleranza la questione inizia ad essere discussa in un periodo ricco di avvenimenti come la Riforma, la Controriforma, la costituzione degli stati assoluti e le guerre per il predominio europeo. L’omogeneità ideologica e culturale diminuisce a causa dell’indebolimento dell’Impero e con la nascita di confessioni diverse da quella cattolica. L’ambito religioso è stato da sempre legato al problema della tolleranza. La teoria della tolleranza religiosa stabilisce che è meglio astenersi dal perseguire posizioni morali o religiose giudicate riprovevoli. In questo caso la scelta di tollerare è vista come il minore dei mali, perché la repressione delle idee contrastanti provocherebbe problemi ancora peggiori. Un’altra tappa principale dello sviluppo del principio della tolleranza è l’Umanesimo che da sempre ha aiutato l'uomo a sviluppare il proprio io. Prende vita, nell'umanesimo, un significato ideologico-politico della religione come forma di controllo sulle masse.

2) L'uomo è un essere naturalmente tollerante. L'intolleranza è un fattore culturale che si acquisisce con l'educazione, si può dire che si viene educati ad essere intolleranti. I bambini tolleranti provengono, spesso, da famiglie che gli hanno dato un’educazione di tipo non punitivo. Ciò, comunque, non è sufficiente in quanto il soggetto deve essere ben voluto, amato a prescindere da ciò che fa. Il rapporto amichevole che sta alla base dell'educazione educativa esclude di arrivare a metodi punitivi troppo forti. L’intolleranza è causata spesso da quello che è il sentimento di paura che appare frequentemente nelle storie raccontate da bambini prevenuti, mentre non si ritrova in quelle favole raccontate da bambini educati in un clima di tolleranza. La dicotomia “sicurezza-minaccia”, in termini di vissuto personale, appare critica per la formazione di una personalità tollerante.

3) Bisogna attivare un'attività di educazione e di autoeducazione. Per dare vita ad una personalità tollerante che non sia violenta, c' è da fare un grande lavoro
per eliminare i pregiudizi che continuamente insorgono da tutto ciò che ci circonda. Bisogna educarsi alla tolleranza, o ancora meglio, educarsi alla solidarietà, attraverso un processo di valorizzazione, di identificazione e di condivisione con l'altro e dell'altro.
Cercare di conoscere meglio gli altri, significa informarsi sulla loro cultura, la loro religione e apprezzandone le qualità. È fondamentale comunicare con gli altri in modo da far loro riacquistare la completezza umana. Questo enorme sviluppo delle comunicazioni ha reso agevole il mettere in atto questi propositi. E' l'applicazione del principio dell'eliminazione dei pregiudizi, quindi educare ed educarsi alla tolleranza. Questo è un aspetto della più ampia educazione alla pace, che l'ONU ha proposto nel 1986 come una vera e propria materia di studio. Un modo per educarsi è ricercare occasioni di dialogo e luoghi di incontro in cui si possa venire a contatto con soggetti emarginati e con persone che hanno qualsiasi tipologia di disagio Almeno mantenere vivo il nostro interesse nei loro confronti mediante confronti in contesti interessati alla stessa problematica. Sviluppare in noi una superiore base etica. Una buona base etica ci può proteggere dal farci accettare passivamente quei pregiudizi che spesso altri uomini senza scrupoli cercano di inculcarci, facendo leva sulle peggiori tendenze dell'animo umano.

Traccia n.2
Il candidato illustri il passo sopra riportato soffermandosi in modo particolare sull’educazione
sentimentale del bambino, sull’acquisizione di comportamenti etico-morali e sui meccanismi di
proiezione della personalità.

Le prime esperienze emotive sono vissute nella vita intrauterina e la sua qualità contribuisce a determinare la fiducia che il bambino manifesterà verso il mondo esterno dato che l’amore materno innesca un dialogo emotivo, che è trasmesso al feto attraverso i legami neuro-ormonali. Le emozioni materne, per esempio di gioia, serenità e la paura, infatti, contribuiscono allo sviluppo emotivo del futuro bambino.
Queste emozioni costituiscono le primarie predisposizioni della personalità che contribuiscono a determinare il temperamento del soggetto.
Quando si educa un figlio si nota che l' imitazione indica che il genitore ha capito cosa stia facendo il bambino, ma non vuol dire che abbia capito cosa egli provi mentre lo fa.
L'empatia implica una parafrasi mediante le parole, l'espressione del viso e il tono della voce.
Le emozioni che non ricevono conferma rischiano di essere cancellate dal bagaglio emotivo. Anche se le successive relazioni extrafamiliari possono supplire alla carenza empatica, è nel rapporto con le figure di accudimento che si gettano le basi del comportamento. Lo sviluppo include vari cambiamenti delle attività psicologiche e di struttura che avvengono nell’organismo umano durante il corso della vita, e sono provocati da variabili biologiche e ambientali.

All’interno di questo percorso troviamo il discorso dell’educazione ai valori, alla vita del bambino e attraverso quali mezzi l’adulto può far crescere il bambino facendogli costruire la propria identità personale e culturale. Il bambino deve imparare il significato della realtà che gli sta attorno e deve instaurare delle relazioni con gli altri e capire quindi se stesso. Per realizzare tutto questo deve sentirsi soddisfatto e arricchire la sua l’immaginazione il suo intelletto e le sue emozioni.
Nel contesto del progetto educativo, ad esempio si può collocare il tema della fiaba che è considerata ed utilizzata come momento pedagogico fondamentale perché educa ai valori.
Essendo familiare e rassicurante, la fiaba da sicurezza e stabilità. Quindi aiuta il bambino ad affrontare le difficoltà della sua vita e gli offre una modalità di controllo sulle proprie pulsioni ed eventi esterni. Fondamentali sono i primi studi di Piaget che indagano sia il pensiero che il giudizio morale del bambino. Questi pone ai bambini domande su a questioni morali e cercare di ricostruire i processi mentali che hanno portato alle risposte date. Ci sono fasi di acquisizione delle norme: anomia morale dagli 0 ai 3 anni, l'assenza di regole perché il soggetto non ne è ancora consapevole, l'eteronomia morale che va dai 4 agli 8 anni prime regole rispettate non per il loro significato, ma perché dettate dall'adulto e x questo considerate fisse. Poi abbiamo un'autonomia morale che si risolve in una progressiva consapevolezza che le regole non sono immutabili ma sono dovute al consenso reciproco e che possono, quindi, essere cambiate.
La personalità è la totalità dei tratti emozionali e comportamentali di una persona che la caratterizzano nella vita in condizioni ordinarie. Questa è solitamente stabile e prevedibile.
Nell’infanzia la proiezione della personalità si ha in un’assimilazione dei modelli culturali e delle aspettative a quelli degli adulti e sospinge il bambino verso una non autenticità che toglie al bambino la possibilità di vivere la sua infanzia. Questa dinamica proiettiva mette in atto due dinamiche che sono quindi disfunzionali a quello che è il processo di maturazione del soggetto in evoluzione: l’adultomorfismo e l’idealizzazione.
L’adultomorfismo è mascherato dal mondo dei giocattoli e dei media, coi quali il bimbo si esercita a fare ciò che solitamente fanno gli adulti. il bambino è alla continua ricerca di consenso e di conferme da parte degli adulti. La seconda dinamica, quella dell’idealizzazione e considera il bambino come essere fragile che è proiezione di moti inconsci dalle caratteristiche narcisistiche, impulsive e irrazionali. Questo cela delle insicurezze adulte irrisolte e componenti regressive, e dà vita a una relazione in cui l’adulto dubita della sua capacità di essere sufficientemente “buono” e i bambini soffrono di un eccesso di cure e di protezione.

Traccia 3
Il candidato rifletta sul tema proposto ponendo soprattutto l’attenzione sui seguenti punti:
- convergenza fra istruzione ed educazione;
- valore formativo dello studio della Costituzione;
- esercizio della cittadinanza attiva.

Il termine istruzione indica l’acquisizione di conoscenze di informazioni e di nozioni. Mentre il termine educazione è utilizzato per indicare l’acquisizione degli atteggiamenti e delle capacità che attengono al comportamento morale, ma anche alle altre dimensioni della personalità come l'educazione sociale, l'educazione affettiva e l'educazione linguistica.
Il termine istruzione è utilizzato per indicare l’acquisizione delle conoscenze e come sinonimo di educazione e di formazione, ovvero di acquisizione di atteggiamenti e di capacità.
L’istruzione è diversa dalla formazione e dall’educazione come diverso è assegnare alla scuola compiti di istruzione o di educazione. E'a tutti noto che da trent’anni la scuola vive in una situazione di estrema equivocità ai suoi compiti infatti non si sa con certezza se essa debba limitarsi ad istruire o anche promuovere l’educazione e la formazione dei giovani o, più esplicitamente, se debba impegnarsi nell’educazione/formazione morale dei giovani.
Studiare la costituzione è un elemento fondamentale in quanto è l'unico strumento che ci rende dei cittadini consapevoli e ci fa capire come l'io individuale sia racchiuso in un contesto più generale a cui è opportuno rendere conto, ciò permette infatti di identificarci in quanto cittadini.
Grazie a tale conoscenza si combattono tutti quei reati dovuti all'ignoranza e tutti quegli atti quotidiani che tendono a minare lo scopo per cui la nostra costituzione è nata.
Questa infatti non è un elenco di leggi che devono solo essere rispettate, ma una guida morale con dei principi che caratterizzano l 'essere stesso di un popolo.
L'essere cittadino in una democrazia non solo formale è di esercitare diritti e doveri all'interno dello Stato, a tutti i livelli, dal vertice alla base e viceversa. La cittadinanza si esprime nell'esercizio pieno della funzione politica e nella quotidianità delle azioni individuali e collettive Il tema della cittadinanza è connesso all'azione volontaria, infatti qui vi opera colui che si fa carico gratuitamente dei diritti di cittadinanza "altrui", esprimendo
solidarietà a vantaggio di fasce marginali e di tutta la popolazione al fine del raggiungimento del bene comune.
C'è bisogno di educare alla cittadinanza e al ispetto formale delle regole del gioco politico o economico. Ed in questo caso l'educazione alla legalità potrebbe limitarsi a far conoscere e praticare tali regole funzionali.

Traccia 4
Il candidato esprima le sue riflessioni sul testo proposto soffermandosi in particolare sui seguenti
punti:
- l’educazione interculturale;
- l’accoglienza degli alunni stranieri;
- la funzione del mediatore linguistico-culturale.

L'educazione interculturale nasce dalla necessità di inserire gli studenti stranieri nella scuola oltre che da un ripensamento critico dei saperi fondamentali attuali.
Questa è rivolta in primo luogo agli italiani e è volta a modificare abiti cognitivi e comportamenti degli autoctoni e degli stranieri.
Per avere la possibilità di una convivenza nella nostra società l'educazione interculturale propone di impegnarsi nell'acquisizione dei valori, delle conoscenze e delle competenze che possono contribuire a rimettere in discussione una tradizione quasi solamente fondata sul primato dell'Europa.
L'educazione interculturale vorrebbe creare una nuova cultura delle interdipendenze. Anche la legge sull'immigrazione 6/3/98, n.40 sottolinea l'importanza dell'educazione interculturale nella prospettiva della costruzione di una cultura dell'accoglienza.
Per accogliere gli alunni stranieri è necessario preparare l'ambiente con manifesti e cartelloni in più lingue. Ciò favorisce un messaggio che ha una valenza positiva per gli studenti stranieri che arrivano nelle scuole.
È sempre opportuno favorire una relazione e creare un clima d'apertura mediante l'ascolto attivo e il rispetto verso ogni forma di diversità culturale e porre molta attenzione al linguaggio. Solitamente è richiesto un primo colloquio con la famiglia e con lo studente, è importante reperire tutte le informazioni necessarie sul ragazzo e sul suo percorso scolastico.
Un docente può offrire una copia del materiale illustrativo della scuola scritto in varie lingue.
È opportuno insegnare la lingua della comunicazione che userà con gli insegnanti e con il docente. Si può anche chiedere l'aiuto ad un mediatore culturale. Questo si inserisce in Italia dall’inizio degli anni ’90 con uno scopo sociale, ovvero aiutare a risolvere il problema dell’integrazione dei “nuovi italiani”, problema che è relativamente recente per un paese come l’Italia dove le prime ondate migratorie cominciarono ad essere registrate solo a partire dagli anni’70. Può ricoprire il ruolo di operatore sociale, con competenze burocratiche e giuridiche, che possa aiutare ed agevolare gli immigrati nella loro opera di integrazione nella società italiana. Il mediatore spesso è stato relegato ad una semplice opera di tramite linguistico tra l’individuo straniero e l’istituzione italiana, tralasciando la sua importante opera sociale di avvicinatore tra le due parti, spesso separate da veri e propri abissi di incomprensione. In realtà questa è una figura rivestita di una forte responsabilità e che ha un ruolo centrale in un paese nel quale ormai si hanno più di un milione di ingressi di stranieri intenzionati a risiedere stabilmente. Questi ha un ruolo fondamentale per una società multiculturale dove la presenza di varie culture e varie voci che formino un’unica anima statale non sia un’utopia ma una concreta realtà.

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